Anche Irene Pivetti tra i candidati del centrodestra.

 

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Anche Irene Pivetti, è nella lista dei i nomi ipotizzati dal centrodestra nelle ultime settimane, nelle «primarie» per Roma. La candidata già presidente della Camera per la prima Lega, quella di ” Roma ladrona “, fu espulsa perché nel ’96 perché Bossi si inventò la secessione, una deriva estremista alla quale lei si oppose, ha preso molto seriamente la candidatura.  Alla domanda del giornalista, se si sente pronta per il Campidoglio risponde : ” Solo se ci sono le condizioni politiche, se si corre per vincere. Voglio aggiungere che queste “primarie” forse andavano fatte prima, perché il consenso popolare è il fondamento della democrazia. Il centrodestra si sta rinnovando e cerca un nuovo modo per esprimersi, nuovi punti di riferimento. È inevitabile che quando cambiano gli equilibri ci siano degli scontri. Peraltro non è un problema di contenuti, non ci sono divisioni ideologiche: manca solo il giusto equilibrio della convivenza.  Trovo interessante che la Lega oggi sia diventata un partito di destra moderno, che dialoga con altre forze europee, e sono contenta che, insieme ad altri partiti, proponga il mio nome. Faccio notare, infatti, che la mia candidatura non arriva dalla Lega, ma da alcune forze della città di Roma che mi hanno conosciuto e mi hanno proposto a tutto il centrodestra.  Roma è una grossa sfida ma sono convinta che la città abbia delle risorse positive, anche dentro la sua pubblica amministrazione oltre che nel sociale. Non credo alla narrazione di Roma come città terremotata. Secondo me con una buona squadra trasversale – nell’ambito del centrodestra, certo – si può dare una risposta ai problemi. Nessuno risolve nulla da solo, mi sento piuttosto come l’ingranaggio di una macchina”.  Si ritiene una buona candidata e alla domanda sui campi nomadi risponde: ” Quei campi vanno chiusi, va trovata una collocazione compatibile con la vita ordinata e normale delle nostre città. Quando lavoravo a Domenica In tornavo a casa col 69, l’autobus che fa due fermate davanti a campi rom. Questa situazione non è normale, è una patologia che ci siano zone della città strutturalmente insicure anche alle cinque del pomeriggio. Ho 53 anni, due figli, viaggio sui mezzi pubblici per lavorare e capisco le persone nelle mie condizioni, che si sentono in pericolo nella loro vita quotidiana”.

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