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Arrivano le pagelle dalla commissione europea, Renzi tira un sospiro di sollievo

scritto il 03 Giu 2014 da in Prima paginaarticolo letto 821volte

Olli Rehn

Non è andata male come si temeva. Come prospettavano i cosiddetti “gufi”. Merito forse delle telefonate del ministro dell’economia al commissario economico dell’UE, Olli Rehn, o forse delle pressioni dello staff di Antonio Tajani, responsabile UE per l’industria. Oggi sono arrivate le “raccomandazioni specifiche per i singoli paesi UE“. La commissione europea non ha bocciato l’Italia: l’ha rimandata a settembre, mantenendo un silenzio strategico su punti fondamentali come il rinvio del pareggio di bilancio. Su quest’ultimo, infatti, non c’è stata né conferma né smentita alla richiesta del governo italiano per faro slittare dal 2015 al 2016.

Il documento originale è consultabile al seguente indirizzo: http://big.assets.huffingtonpost.com/commissione.pdf

I rimproveri ci sono, eccome, ma i toni sono pacati, i suggerimenti distribuiti su otto punti, molti dei quali già sentiti e risentiti in questi anni. Ma la commissione di Olli Rehn sta per cedere il passo a una nuova commissione, che emergerà grazie al voto del 25 maggio. Un voto che ha dimostrato la volontà dei cittadini europei di chiudere con le politiche di austerità del passato, e di inaugurare una stagione di crescita e di investimenti. Senza però trascurare i bilanci nazionali, aggiungerei.

Dunque il governo di Matteo Renzi incassa una fiducia risicata ma comunque preziosa. Secondo Padoan le riforme in cantiere dovrebbero portare alla tanto auspicata crescita, che ci permetterebbero di centrare l’aggiustamento strutturale dello 0,7% richiesto quest’anno. Nelle raccomandazioni invece fanno previsioni più pessimiste e ci danno circa lo 0,1%. Staremo a vedere. Intanto Renzi sembra sicuro di sé, anche quando afferma che, in caso di bocciatura, “non avrebbe seguito la direttiva“.

Però la faccenda sarebbe precipitata nel caso in cui i commissari avessero deciso di aprire una procedura d’infrazione per il mancato raggiungimento dei vincoli del fiscal compact. Ancora più grave sarebbe stata un’ennesima manovra correttiva nel 2014, fatta di ulteriori tagli e tasse. Tanto vociferata questa opzione, sembra ormai scongiurata. Inoltre traspare un certo apprezzamento delle politiche del nuovo governo.

Promossa la riforma del fisco, ancora da delineare con precisione, soprattutto la revisione del catasto, che permetterebbe una riscossione più corretta delle imposte sugli immobili (IMU / TASI). Un altro snodo cruciale del documento della commissione è l’invito a trovare le coperture per il bonus di 80 euro nel 2015, insieme all’incentivo a continuare con la detassazione del lavoro.

Torna ad essere contestata all’Italia la sua corruzione, l’economia sommersa e l’evasione fiscale le quali “continuano a gravare sia sulle finanze pubbliche che sugli oneri fiscali a carico dei contribuenti diligenti“. Anche in questo caso una riforma della giustizia, finora solo evocata, si profila all’orizzonte. Più potere ai procuratori capi dell’anticorruzione e più trasparenza nelle gare di appalto per lavori pubblici; e una semplificazione burocratica che porterebbe vantaggi su tutti i fronti.

Due sono le carte politiche in mano a Matteo Renzi, che, se giocate bene, faranno pesare la voce dell’Italia in Europa come non mai: il grande successo alle europee del Pd, il 40,8%, e la presidenza del semestre europeo, a partire dal 1° luglio 2014. Ora tutto è riposto nella capacità di trattativa del governo e dei nostri deputati nel parlamento europeo. Il clima è totalmente cambiato, in ogni caso, e l’Italia non è sola nella sua battaglia per una maggiore flessibilità, la ridiscussione del fiscal compact, e il cambiamento generale delle politiche economiche europee.

Se le previsioni di Padoan, giudicate troppo “ottimistiche” dalla commissione, si riveleranno esatte, lo sapremo solo quest’autunno. Nel frattempo la prospettiva di questi dati non dovrà bloccare la spinta riformatrice dell’UE. L’euroscetticismo, i nazionalismi e gli estremismi non ce l’hanno fatta, per poco. E’ forse l’ultima possibilità che i cittadini concedono alle formazioni politiche europeiste. Non la sprechino.

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stefano di bartolomeo

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