Bhavia (28 anni, India): “Uomini e Donne, prendiamoci per mano e lottiamo per un mondo migliore”.

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L’India è un Paese magico, in grado di affascinare ognuno di noi. Chiunque torna da un viaggio in India ha molte cose da raccontare, dai paesaggi mozzafiato alla cordialità delle persone, dalle sari delle donne ai sapori che si perdono nell’aria.

Una verità poco conosciuta dell’India, però, è la condizione in cui sono costrette a vivere le donne.
L’India ha una cultura e una mentalità molto complessa, ed è stata definita dalle Nazioni Unite il Paese peggiore in cui nascere donna, in cui i casi di violenza sono in costante crescita e la persecuzione per una bambina comincia ancora prima della sua nascita. In nazioni come l’India parliamo anche d’infanticidio, aborti selettivi, feticidio femminile, omicidi per dote e mortalità materna.
Cambiare le leggi non significherebbe migliorare definitivamente le condizioni di vita delle donne dell’India. Affinché ci possa essere un vero e proprio passo avanti, è essenziale che ogni singolo cittadino cambi mentalità.
In quest’intervista Bhavia, ragazza indiana di 28 anni, che si è ritrovata al centro di vicende violente, ci parla delle condizioni delle donne in India, dei suoi sogni, incoraggia le vittime di violenza a non smettere di sperare e ci ricorda che è importante lottare tutti insieme, per un mondo migliore.

BHAVIA

Ciao Bhavia e grazie per la tua disponibilità. Come sai il 19 maggio ho pubblicato “Come lacrime nella pioggia”, un romanzo che accende i riflettori sulle condizioni di vita delle donne in India, ed è un vero piacere intervistarti. Adesso, passiamo a noi!
Raccontaci qualcosa di te…
Ciao Sofia, e grazie per avermi dato l’opportunità di parlare delle donne dell’India. Ho letto la trama del tuo libro e l’ho trovata molto interessante! Parlando di me, vivo nello stato del Kerala e mi occupo d’informatica.

Che cosa significa essere una donna in India?
È incredibile come noi donne indiane, a prescindere dalla nostra educazione, formazione e status sociale, viviamo comunque in un Paese patriarcale. Sono sicura che, se gli uomini e le donne lavorassero insieme, mano nella mano, allora il mondo potrebbe diventare un posto sicuro per tutti.

”Ci sono delle donne che, nonostante le varie pressioni, sono riuscite a diventare qualcuno, a farsi un nome, ma quello che mi rattrista è la mentalità della società, che cerca sempre di trovare un difetto in quelle donne, o di esagerare un errore, proprio per farle crollare”.

Sfortunatamente in India se una persona subisce un torto la società tende a incolpare la vittima e, alla fine del caso, metà della popolazione sarà contro la persona che ha sporto denuncia.
Due anni fa, in Kerala, una ragazza di nome Sowmya è stata spinta fuori da un treno in corsa, brutalmente violentata e poi uccisa sulle rotaie. Anche se quel giorno lei ha chiesto aiuto piangendo e gridando, alla fine del caso il popolo ha accusato quella ragazza di essere stata aggredita, violentata e uccisa, incolpandola di aver viaggiato di notte e di essersi seduta in un vagone del treno per sole donne dove non c’erano altre passeggere.
Un’altra verità straziante è che una donna, nonostante la sua educazione e le sue qualità, spesso non può scegliere chi sposare.
Per leggere l’intervista completa: http://sofiadominolibri.blogspot.it/p/estratto.html

 

Articolo e intervista a cura di Sofia Domino

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