Brazuca: vita e retroscena del pallone dei mondiali di calcio 2014

brazuka

E’ Brazuca, presentato a Rio de Janeiro il 3 dicembre del 2013, con tanto di cerimonia, l’assoluto protagonista dei mondiali calcio 2014 in Brasile.

Non se ne potrà proprio fare a meno per ogni singola partita. Ma chi è Brazuca? Ovvio, il pallone dei mondiali di calcio 2014, lui che rimbalzerà di porta in porta, sarà maltrattato, amato e odiato da tutti, rotolerà sull’erba fresca e sarà più guardato perfino del fondoschiena delle brasiliane, finalmente qualcuno in grado di distogliere gli ometti anche dal turismo sessuale, ma cosa lo contraddistingue?
Frutto degli studi di ingegneri automobilistici tedeschi (chi meglio di loro ne sa di aerodinamica?) è stato testato da 600 calciatori tra cui Lionel Messi.
Sembra, da analisi tecniche svolte dai ricercatori di New York che lo hanno analizzato al microscopio, che Brazuca, grazie al poliuretano che compone la superficie, sia in grado di assorbire pochissima umidità quindi resta leggero nonostante il bizarro clima brasiliano. Esso è formato da sei pannelli privi di cuciture in rilievo per un’aerodinamica perfetta (il classico è con 32 pezze cucite, mentre lo Jabulani incubo del mondiale in Sudafrica 8 pezze). Vi sono poi due strati di schiuma espansa, uno ha la funzione di coccolare la testa dei calciatori, rendendo morbido il pallone (attutisce gli effetti in caso di colpi di testa), tanto qualche calciatore ci pensa da solo ad andare fuori di testa, l’altro, invece, serve ad evitare che la poca umidità assorbita dalla superficie, possa arrivare all’interno del pallone. A testarlo, e promuoverlo, anche la NASA che lo ha provato in speciali camere del vento stabilendo che, in effetti, Brazuca ha una traiettoria stabile.

Brazuca: marketing e diritti umani

Andiamo ora al marketing vero e proprio…il pallone dei mondiali 2014, il mitico Brazuca, è prodotto da Adidas ed è frutto, come si può immaginare, di studi approfonditi, test fatti dai calciatori per anni…Sì, ma chi lo produce? Ecco che arriva la nota dolente perché in questo mondiale, la nota dolente proprio non può mancare e la stessa va sempre ad incidere sulla spinosa questione dei diritti umani…Brazuca è prodotto in Pakistan e, come riporta Bloomberg, asso nel giornalismo economico finanziario, ad ottenere la commissione da parte di Adidas per realizzare questo concentrato di tecnica e ricerca, è stata Forward Sports una società con sede a Sialkot in Pakistan, ma anche in altri Paesi orientali. Qui sono operative 1800 donne che realizzeranno Brazuka a 74 euro al mese, lavorando 8 ore al giorno. E’ da dire però che le fabbriche in cui è prodotto sono state attenzionate dalle ONG, le stesse hanno dichiarato che Brazuca, in relazione alle condizioni dei lavoratori, è un pallone etico…per l’Italia, previo appuntamento, si è recata in Pakistan una delegazione Altroconsumo e anche loro hanno rilevato che nonostante lo stipendio e nonostante l’elevata tossicità del reparto stampaggio, Brazuka è promosso.

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Quello che chiaramente emerge da questo mondiale è la situazione di debolezza di donne e bambini che stanno subendo profonde violazioni  a causa della realizzazione di un evento mediatico mondiale che dovrebbe essere portatore di importanti messaggi e non di violenze e soprusi…distanti dal valore dello sport nell’antica Grecia dove, in occasione delle olimpiadi, le guerre erano messe a tacere.
Ammettetelo: avete proprio voglia di comprarlo, in fondo in Italia potrete trovarlo al modico prezzo di 130 euro…un pallone equivale a due mesi di stipendio, devono costare davvero tanto i materiali. Se vi accontentate della replica, bastano 25- 30 euro, sempre originale Adidas, ma non ufficiale, 13 per il mini Brazuca.

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