Dal Meeting del mare … incontro con Jake Moody Quartet.

Un’edizione interessante quest’anno, perché gli artisti meno noti hanno la possibilità di esibirsi sull’importante palco del “Meeting del mare”, manifestazione curata, coccolata e protetta da don Gianni Citro. Il Jam Camp, che si è tenuto tra il 29 e il 30 maggio, ha portato in scena nuove realtà musicali, diverse tra loro per formazione e “generi”, ma uniti dal bisogno di comunicare, attraverso la musica, la loro interiorità e lo sguardo sulla realtà.

meeting del mareJake Moody Quartet è senza dubbio uno dei cantautori che più impressiona, e lo fa perché riesce a mescolare diversi elementi che creano una sintesi tanto familiare quanto originale. Ancorato alla tradizione cantautoriale italiana (Bennato, De Andrè, Gaber) e alle sue origini (Castelluccio, vicino Potenza), Diego Capece accompagnato da diversi musicisti, formando un quartetto, crea un dialogo diretto con il suo pubblico.

Il cantautore infatti, ha il desiderio e il “dovere” di ripescare quegli animi troppo assuefatti e distratti, per riportarli alla luce. Jake Moody può farlo, perché le sue intenzioni più intime si manifestano in parole che sviscerano le verità nascoste. Il suo linguaggio semplice è importante per creare quell’empatia con il pubblico, di cui il cantautore ha bisogno per continuare a trovare ispirazione. Al Meeting sceglie dunque di presentarsi con due inni che, in realtà, caratterizzano le principali anime del suo album dal nome “Libertà di espressione”: l’amore per la terra d’origine, la fede nella musica come nobile strumento di espressione, che si avvicina alla poesia (Il terronista, Nient’altro che la musica).

Da un passato fatto di suonate tra amici, riproponendo rock anni ’70, Diego Capece decide di intraprendere la strada del cantautore nel momento in cui capisce che questo primo approccio con la musica sta per scemare. Comincia a studiare chitarra da autodidatta, lavorando su alcuni testi personali. Prova a seguire la sua ispirazione, che lo portano a registrare i suoi primi pezzi, come Monte-citorio la fine del mondo.  Si aggiungono a lui, man mano, musicisti della zona che lo accompagnano nell’esecuzione musicale, dato che Diego è il vero autore dei suoi testi. I due brani proposti al Meeting sono stati scelti appositamente dall’autore, che dichiara:”La prima scelta dei testi è stata Il terronista, perché mi sento terrone dentro, ma cerco di esserlo anche fuori. Nient’altro che la musica è stata una scelta più ragionata, ma mi è sembrata la migliore in un’occasione come al Meeting, in cui si parla di musica a tutto tondo“. Il quartetto che arriva alla manifestazione è composto da Massimo Catalano, autodidatta e appassionato di chitarra, alla continua ricerca di un suo metodo. Ivan Leone alle percussioni, che invece arriva da un percorso di studio, come al CPM di Milano, facendo esperienza di musica anche a Londra con band originali. Infine Domenico Carabotti per le tastiere, che dallo studio di diversi strumenti passa alle tastiere, perché lo rappresenta maggiormente.

meeting del mare“Libertà di espressione” presenta diverse influenze musicali e culturali. Oltre al chiaro e voluto rapporto con i grandi autori italiani, Diego si avvicina, almeno nell’ultimo periodo, alla Taranta e al Flamengo. Un’evoluzione per Jake Moody quartet, un nuovo progetto che intendono portare avanti, perché li porta a ricercare motivi musicali che raccontano e descrivono tradizioni popolari, l’anima del sud Italia, a cui si sentono di appartenere. La musica dunque, come presa di coscienza prima interiore, poi esteriore. Quando un autore riesce ad aprirsi, a raccontarsi all’altro senza freni, ritrova improvvisamente il suo legame inconscio con ciò che lo ispira continuamente, spesso fuori da se stesso, ma intorno a lui.

Infatti ultimamente il cantautore Diego Capece è incuriosito dal fenomeno del brigantaggio, associando il suo terronista al brigante dei giorni nostri. L’intenzione futura, ma non troppo, è quella di proporre un nuovo arrangiamento della canzone popolare dedicata al brigante Antonio Franco. I testi dunque sono il fulcro della sua ricerca, mentre la musica diventa il quadro, importante, ma non deve offuscare la bellezza e la forza della parola. Sono due elementi essenziali, che devono comunicare bene tra di loro, ma non prevaricare l’uno sull’altro. Questo equilibrio è importante per Capece, infatti dedicata spesso pochi ma intensi minuti prettamente strumentali, in cui la parola è assente. Anche la voce del cantautore ha un suo ruolo. Vibrante, flessibile, calda … arriva al pubblico perché ricorda voci che hanno raccontato l’Italia fino a ieri. Il suo legame con Edoardo Bennato è chiaro, per le sfumature musicali e il tono della voce, rievoca invece Fabrizio De Andrè nella sua predisposizione a raccontare l’elemento popolare, infine Giorgio Gaber quando denuncia realtà politiche e lo fa con ironia. L’immedesimazione nella realtà, nei racconti e nelle esperienze sono le ispirazioni di Diego Capece. La consapevolezza della potenza della musica e la sua ostinata necessità di avere un dialogo con il pubblico, lo porta ad esprimersi in prima persona, fino a interrogarsi più volte su cosa sia la musica e quale sia la sua natura, la sua missione. Si chiama metalinguaggio, quando un artista fa entrare il fruitore dentro la sua Opera, intesa come costruzione, ma la smaschera; come in Una sera qualunque, in cui canta:”I versi di questa canzone stanno per finire …”. E’ chiaro che rompe il patto tra artista e pubblico, mettendosi al livello di chi ascolta e dichiarandone le logiche interne.

La musica rappresenta per ognuno dei componenti del quartetto un’espressione di vitale importanza, “è testimonianza di vita“, come recita Diego in Nient’altro che la musica. Il cantautore è colui che comprende la gente, che scrive pensando all’altro, parla della vita. Come afferma il batterista Ivan Leone, la musica è “Un linguaggio per esternare sentimenti ed emozioni. Soddisfatti i bisogni primari, l’uomo ha bisogno di emozionarsi ed esprimersi, provare piacere nel godimento dell’arte“.

Il “Meeting del mare” dunque come tappa importante. Superano la selezione del Jam Camp, rientrando tra le 10 band scelte da una giuria di esperti come Dario Cantelmo e il critico Guido Maria Grillo. Saluta questa bella esperienza augurandosi di essere richiamati alla prossima edizione.

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Laureata in DAMS nel 2013, con una tesi sul rapporto cinema e musica nella filmografia di due giovani autori romani, ha lavorato come tirocinante presso "La camera ottica/Crea" di Gorizia, specializzandosi in restauro dei formati amatoriali. Ha collaborato come redattrice per un sito e una rivista cartacea di critica cinematografica dal 2008 al 2009. Precedentemente è stata direttrice di scena per compagnie teatrali a livello amatoriale. Scrive per la testata www.zerottonove.it, si occupa del Cilento, cercando di far emergere la sua ricchezza artistica e storica, rivelando quelle che sono le sue contraddizioni interne, procedendo, dove è possibile, per inchieste. Attualmente vive a Camerota.