Divampano gli scontri nell’Ucraina dell’Est

VOA-Crimea-unmarked-soldiers

Le forze militari di Kiev caricano Lugansk, emblematica piazzaforte separatista.

Continuano le lotte fra le truppe di Kiev e le milizie separatiste filo-russe, spostatesi nei sobborghi fra  Lugansk e Donetsk ( la città che lo scorso aprile si autoproclamò capitale della non riconosciuta “Repubblica Popolare di Donetsk). L’esercito, stando a quanto riportato dai ribelli , ha sferrato l’attacco munitosi di mezzi blindati – circa 70 , dalle affermazioni del capo dei riottosi separatisti, Igor Strelkov – e due caccia.

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Inoltre,  in seguito al lancio di una granata da territorio ucraino, la quale si è scagliata su di una cittadina russa di confine – omonima dell’ucraina Donetsk – in cui un uomo ha perso la vita; l’incrinatura preesistente nei rapporti fra Mosca e Kiev ha subito una lacerazione ancor più profonda. Dal canto suo, la Russia, ha interpretato questo gesto d’offensiva come un affronto dalle ” conseguenze irreversibili”.

Un portavoce del governo ucraino, Andrei Lysenko, ha tuttavia  negato che le forze armate abbiano  qualcosa a che vedere con l’incidente avvenuto nella regione russa di Rostov.

Ieri, poi, si è tenuto l’incontro a Rio de Janeiro, fra il capo di Stato russo, Vladimir Putin e la Cancelliera  Angela Merkel, ritrovandosi in comune accordo riguardo il deterioramento della situazione. Per questo, entrambe le autorità, credono sia necessario premere sulla tratta dei negoziati di pace in Ucraina. Proponendo, di fatto, uno scambio di prigionieri fra le due parti, con l’intento di siglare la pacificazione. In aggiunta, il portavoce del presidente Putin, Dmitry  Peskov, ha dichiarato ai giornalisti dopo la riunione : “ Sia Putin che Merkel, hanno sottolineato la necessita di riprendere con urgenza il gruppo di lavoro in Ucraina, possibilmente attraverso una videoconferenza “.

Nel frattempo sale il numero delle vittime, 12 persone sono state uccise negli scontri di venerdì a Donetsk e Meriinka e ad oggi  giunge la notizia della morte di 30 militanti deceduti sotto il fuoco dell’artiglieria ucraina nella città di Alexandrovka, situata al confine fra Ucraina e Russia. A riferirlo è stato il capo del centro stampa del ” Fronte Sudorientale”, Konstantin Knirik.

L’esacerbarsi delle proteste nella regione orientale, ha avuto luogo essenzialmente a causa della crisi economica dilagante, la quale ha accresciuto i malumori fra i tanti che, trovandosi di fronte al demone dello squilibrio economico e in seguito al colpo di Stato del 22 febbraio (ad opera dei partiti filo-europei e di estrema destra), spodestarono il governo di Kiev. Gli scontri ebbero origine nella regione di Donbas – considerata fra le più popolose del Paese – quando i ribelli occuparono svariati edifici militari e governativi.

Da allora le rivolte continuano inesorabili, mentre l’Europa assiste trepida, domandandosi dove  la congiuntura ucraina la condurrà.

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