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Don Jon, recensione

scritto il 04 Dic 2013 da in Cinemaarticolo letto 1.357volte

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“Don Jon”

di Joseph Gordon-Levitt

con Joseph Gordon-Levitt, Scarlett Johannson, Julianne Moore, Tony Danza

 

La vita di un giovane barista del New Jersey ridotta al ciclo casa-amici-ragazze veloci-visione compulsiva di porno viene stravolta dall’incontro con una ragazza bellissima e amante dei film romantici. Dopo averla conquistata, stravolge la propria esistenza e nasconde la propria dipendenza. Ne varrà davvero la pena? Forse la petulante compagna al corso serale sa la risposta..

L’esordio dell’ormai affermato Joseph Gordon-Levitt alla regia è fra i più promettenti e confeziona un lungometraggio brillante e ritmato, esplorando una tematica stra-conosciuta come la dipendenza dal porno con un guizzo a tratti esilarante. Il “Don Jon” (ad interpretarlo è Gordon-Levitt stesso) della discoteca arraffa, seduce e colpisce sempre ma pur avendo una donna diversa per ogni notte sente il bisogno di raggomitolarsi su Pornhub e fare da sé. Un orgasmo con l’amante, trenta per conto proprio e poi via a scontare la penitenza del parroco in palestra, a recitare l’Ave Maria durante le flessioni. La prime scene spiazzano per l’epicità del trash più americano che ci sia, con musiche martellanti, un montaggio cattivo ed emblematico la voce narrante del protagonista che spiega cosa gli piace vedere perché “gli diventi di sasso”.

La sua vita scorre mediocre e durante l’ennesima serata in disco a dare voti alle possibili “prede” con gli amici, scorge Barbara Sugarman (una Scarlett Johannson lucida come una mela ma simpatica come una piovra iperglicemica), il “10 su 10”. Viene respinto ma la trova su FB e inizia così un caldo, melenso ed estenuante corteggiamento. La ragazza ama i film d’amore (esilarante il finto film nella scena al cinema con Anne Hathaway e Channing Tatum) e aborra il porno, costringendo l’eroe apparentemente cambiato a vederseli sul telefonino, di nascosto. E’ nell’avventura amorosa con la ragazza che il film abbandona un po’ del proprio ritmo frenetico e per una buona mezz’ora si fa sentire una certa ripetitività. Non mancano le battute o le situazioni surreali (le scene in famiglia ricordano un po’ “Il lato positivo”: tutti pazzi!) ma siamo ancora distanti dall’immediatezza della comicità. Sappiate però che ciò che impara alla fine il Don Giovanni moderno è tutt’altro che scontato e lo farà anche attraverso la sua compagna di corso (“suggerito” dalla stessa Barbara), una persino enigmatica Julianne Moore.

Quest’opera di un autore ancora acerbo ma decisamente accattivante non parla di porno ma ne accenna solo ossessivamente. Il bisogno di perdersi in qualcosa, in qualcuno, il dramma delle aspettative, la rabbia che non si sa dove mettere… Don Jon rispecchia appieno il vuoto di una generazione e lo fa scherzando, evitandoci lo strazio di pietre miliari come “Shame”, una vera negazione al movimento e manifesto alla noia. Funziona e diverte, per il momento va bene così.

Perché vederlo: è una novità, è divertente e (solo per i maschietti) dice cose sul sesso e sulla masturbazione che vi faranno ridacchiare per un po’… La regia è provocatoria e coraggiosa e segue la storia di un uomo che non riconosce a se stesso di essere in una trappola di rabbia e diniego, in modo convincente.

Perché evitarlo: se siete troppo sensibili a immagini o allusioni scabrose, beh.. sappiate che qui ci sono riferimenti espliciti e tanti, tanti video…! Inoltre una certa ripetitività dell’azione potrebbe annoiare.

 

 

 

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Matvey Schmidt

Matvey Schmidt

Giovane regista e scrittore di origini russe. Rispetto i giusti, adoro gli eccentrici e impazzisco per gli intelligenti.

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