Essere in tredici a tavola porta sfortuna: una superstizione nata in età precristiana

tavola imbandita

Essere in tredici a tavola porta male. Per alcuni a tutti i commensali, per altri solo al tredicesimo ospite. C’è poi chi sostiene che l’essere in tredici a tavola sia talmente di cattivo auspicio da attirare la morte: uno dei convitati morirà entro l’anno se non si apparecchia per quattordici per poi dividere le pietanze servite nel quattordicesimo piatto tra i tredici “malcapitati”.

C’è anche chi, come gli inglesi, per combattere gli influssi negativi dovuti al “numero sfortunato” di commensali, pone sulla tavola un gatto di porcellana per rappresentare il quattordicesimo ospite.

Questa superstizione può essere illustrata con una spiegazione di matrice religiosa: dato che durante l’Ultima cena i commensali erano tredici, essere in tredici a tavola non è di buon auspicio.

Per trovare la reale origine di questa superstizione si deve però tornare indietro nel tempo, in epoca precristiana, prima cioè dell’Ultima cena di Gesù con i suoi dodici apostoli, prima del tradimento di Giuda Iscariota, prima della crocifissione. La reale origine di questa superstizione si può infatti rintracciare in uno dei miti su cui si basava la religione tradizionale dei popoli scandinavi in epoca precristiana.

«Il mito narra – scrive Alessandro Petrazzi – di un banchetto nel Valhalla al quale parteciparono 12 dei. Loki, la divinità del conflitto e del male, si presentò non invitata al banchetto portando il numero complessivo a 13; seguì uno scontro per espellere Loki nel quale Balder, il favorito degli dei, venne ucciso. Dalla Scandinavia questo mitico racconto si diffuse in Europa fino alle coste del Mediterraneo ed entrò in contatto con i primi cristiani: Loki fu sostituito con Giuda e Balder con Cristo.»

Se essere tredici a tavola portava già sfortuna in epoca precristiana, con la diffusione del cristianesimo questa credenza trovò dunque nuova linfa vitale per giungere fino ai nostri giorni.

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Nata a Pescara nel 1983, Chiara si laurea in “Letteratura, Musica e Spettacolo” a Roma nel 2007. La laurea magistrale in “Letteratura e lingua. Studi italiani ed europei” arriva nel 2009, anno in cui ha le prime esperienze come educatrice. Attualmente è impegnata, tra le altre cose, nell'ambito dell'insegnamento dell'italiano a studenti stranieri.