Fondi neri dall’Azerbaijan fino all’Europa e all’Italia: The Azerbaijani Laundromat

L’Azerbaijan in questi ultimi giorni si trova al centro di una complessa rete di interessi corruttivi che arrivano sino all’Europa centrale e occidentale, inclusa l’Italia.

L’allarme è stato lanciato recentemente dai risultati di una corposa indagine giornalistica, denominata “The Azerbaijani Laundromat“, a cui hanno preso parte numerose testate di mezza Europea, tra le quali spiccano i prestigiosi quotidiani inglese The Guardian e francese Le Monde, ma anche altri giornali danesi, cechi, tedeschi, sloveni, russi, belgi, rumeni, bulgari, estoni, austriaci, svizzeri e americani, coordinate dal rinomato OCCRP – Organized Crime and Corruption Reporting Project.

Secondo quanto è emerso sinora, dal 2012 al 2014, nonostante gli arresti di numerosi arrivisti e giornalisti da parte del governo azero, alcuni appartenenti alla élite dominante del Paese caucasico, quella che noi in maniera più semplicistica potremmo definire casta, hanno utilizzato fondi neri per i fini più loschi.

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Si parla di corruzione di politici europei, riciclaggio di denaro, persino acquisto di beni di lusso o altre spese a proprio vantaggio. Il tutto ovviamente a spese dei poveri cittadini azeri, che già vivono una situazione economica e sociale non invidiabile.

La piccola ex-repubblica sovietica, situata nella parte sud orientale della regione caucasica, in una delle regioni geopolitiche più delicate degli ultimi decenni, tra Iran, Russia, Georgia e Armenia. La sua economia è fortemente dipendente dai ricavi del petrolio, di cui è ricchissima, e per questo fino al 2015 ha goduto di grandi introiti che, sfortunatamente, non hanno corrisposto ad un equivalente incremento dei livelli di vita e dell’innalzamento degli strati sociali più disagiati. Di converso, a quanto pare, sono stati invece sufficienti all’élite locale per corrompere e spendere inutilmente a proprio uso e consumo, anche al di là dei confini nazionali.

Questi soldi sarebbero stati impiegati, tra l’altro, anche per comprare il silenzio dell’occidente nei confronti delle nefandezze che il governo stava operando a partire dalla violazione dei diritti umani. Un capitolo di questa Spy Story che l’OCCRP ha definito “The influence Machine” ci tocca molto da vicino. Si tratta della c.d. Italian Connection che vede come protagonista Luca Volontè, lombardo, deputato della Repubblica ininterrottamente dal 1996 al 2013 sempre in quota UDC.

Volontè, durante la carriera parlamentare, è stato anche presidente del partito popolare europeo all’interno del PACE, Parliamentary Assembly of the Council of Europe – Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa. Si tratta di un organismo non elettivo costituito da rappresentanze dei parlamenti nazionali degli Stati membri di questa organizzazione internazionale che nulla ha a che fare con l’Unione Europea. Proprio per la carica che ricopriva ha ricevuto quasi 2 milioni di euro dal governo Azero, tramite una triangolazione si fondazioni e società, allo scopo di minare un rapporto che condannava l’Azerbaijan per violazione dei diritti umani e detenzione di prigionieri politici, rapporto che poi effettivamente è stato respinto dal PACE nel gennaio 2013.

Non solo. Volontè è coinvolto anche nella produzione di “Azerbaijan 2020: Smile Future”, un progetto voluto dal presidente azero per rilanciare, in maniera manipolativa, l’immagine del proprio Paese. Per questo, Volontè è attualmente indagato dalla procura italiana.

Il caso di Volontè è solo una piccola parte di un dossier molto più grande che coinvolge altri politici occidentali, ma anche importanti società multinazionali con sede in Europa. Un piccolo terremoto giudiziario che si sta abbattendo, per ora silenziosamente, su alcuni rappresentanti dell’élite dell’Azerbaijan e dell’Europea occidentale.

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