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Il Festival dell’Oriente presenta: il “Mandala”

La bellezza ancora una volta, resta riservata solo a quegli occhi che la sanno osservare.

scritto il 13 Dic 2015 da in Società e culturaarticolo letto 312volte

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In diversi luoghi d’Italia annualmente approda il “Festival dell’Oriente”, expo delle bellezze culturali e religiose del lontano Oriente. Fiera che rappresenta paesi di una potenza storica e spirituale senza eguali come il Bangladesh, la Birmania, Cambogia, Cina, Corea del Sud, Giappone, India, Indonesia, Malesia, Marocco, Mongolia, Nepal, Tibet e la Thailandia. Ci si accorge di essere in un altro territorio, ben al di fuori dei propri confini, già dall’entrata dove si viene avvolti da profumi e musiche che come una sinfonia trasportano fino all’ultima nota. Note che sono rappresentante da magnifiche “Campane Tibetane” capaci di far sorridere solo ascoltando il suono dolce e profondo che emettono. Saltano all’occhio, anzi al naso, decine e decine di incensi, candele e spezie capaci di inebriare qualsiasi olfatto. Per i più piccoli, ma anche per i più grandi, sono preparati spettacoli di tradizione orientale che mostrano scene quotidiane di molti paesi asiatici, sconosciuti per molti di noi. Niente però colpisce e affascina come il cosiddetto “Mandala”, opera che lascia senza parole già a partire dalla sua creazione, dalla sua “nascita”.

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Cos’è il Mandala?

In sanscritto significa Cerchio o centro. Cerchio dove ruota la vita e la sua contraddizione più grande: La Morte. In questa contraddizione si sviluppa il mondo, si succedono una a una gli altri infiniti contrasti: bene e male, felicità e dolore, gioia e tristezza, amore e odio. Sono i contrasti, sono le contraddizioni a dare vita all’esistenza, come se la vita non esistesse senza la morte, senza il suo contrario. Da questo primo contrasto prende vita tutto il resto, nascono le vicissitudini della vita con le sue più svariate e curiose forme. Un intreccio di colori chiari e scuri che rappresentano l’esistenza, quella esistenza che non potrà mai essere soltanto di un colore, perchè si scontrerebbe con la sua origine: quella immensa e primordiale contraddizione che ha permesso la sua nascita.

Il Mandala non appartiene solo alla religione Buddista, ma anzi è stato utilizzato in diverse religioni e culture. Un mandala di una bellezza unica nella religione Cristiana lo troviamo nella Cattedrale di Chartres in Francia rappresentato dal “Rosone Nord” 

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Il Mandala è molto utilizzato anche nella meditazione, porta prosperità e buon auspicio ed è utile alla concentrazione della propria mente, che con un’attenta concentrazione ci si può liberare dalle proprie ossessioni e paure.

Nella Tradizione Tibetana il Mandala è costruito con sabbie colorate poste su base orizzontale e rappresenta il carattere transitorio di tutte le cose. Perchè dopo l’interminabile lavoro, con un gesto veloce e di forza il Mandala viene lanciato in aria disperdendo tutti suoi i granelli di sabbia, mostrando perfettamente che non esisterebbe neanche un solo inizio senza la sua fine e che nulla è destinato a durare per sempre.

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Colui che osserva il Mandala compie un viaggio introspettivo nella propria mente, nella propria anima, l’inizio di un viaggio che però non conosce fine. Nel Interpretare i suoi significati più intrinsechi, spesso ci si scontra con la propria razionalità, con il proprio limite di comprensione di ciò che non si vede subito a prima vista.

La bellezza ancora una volta, resta riservata solo a quegli occhi che la sanno osservare, solo a quegli occhi e quelle menti che sanno andare oltre a ciò che li circonda.

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Gianluigi Bonfardino

Gianluigi Bonfardino

Sono uno studente di Giurisprudenza, appassionato di politica e affascinato dalla Bellezza e di tutto ciò che trasmette un’emozione a partire dagli immortali tesori d’Italia portatori di una cultura intramontabile. “La bellezza salverà il mondo” –

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