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Il futuro: dimensione sacra o profana?

L'espressione “se Dio vuole” e il futuro nelle mani di Dio

scritto il 12 Feb 2016 da in Il sacro e il profanoarticolo letto 82volte

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Ciò che ci sembra naturale spesso è solo frutto delle “lenti culturali” che indossiamo. Un italiano può esprimere sia un evento futuro che ritiene certo, sia un evento futuro che ritiene probabile. Ma non è così per tutti.

Per i nativi del nord America parlare del futuro è da arroganti e può anche essere di cattivo auspicio. Nelle culture di origine nomade invece il futuro, come anche il passato, è difficilmente concettualizzabile: «nella cultura nomade la vita si snoda essenzialmente nel presente, quindi le due dimensioni del passato e del futuro vengono in qualche modo a mancare» si legge nel libro di Balboni e Caon “La comunicazione interculturale”.

Le espressioni “se Dio vuole”, “a Dio piacendo” e “se Dio lo vorrà”, usate per accompagnare la descrizione di azioni future, nell’italiano corrente sono ormai poco presenti. Non è così nella lingua spagnola dove è largamente diffusa l’espressione “si Dios quiere” e dove «le azioni future sono sempre potenziali, incerte, anche quando sono narrate attraverso il tempo futuro».

L’espressione spagnola “si Dios quiere”, con la quale si riconosce che il futuro è nelle mani di Dio, è da molti ritenuta un segno lasciato nella lingua spagnola dagli otto secoli di presenza araba nella Penisola Iberica. “Si Dios quiere” deriverebbe dunque dall’omologa espressione araba “inshallah” usata spessissimo nel mondo islamico per esprimere la sottomissione alla volontà di Dio. “Inshallah” non è un’espressione fatalista, sottolineano Balboni e Caon, si tratta di «una radicata necessità religiosa, esplicitamente richiesta dal Corano, di riconoscere che il futuro è nelle mani di Dio e che quindi anche l’uso del tempo futuro dei verbi può risultare blasfemo: una sfida a Dio ». In Arabo infatti non esiste il tempo futuro perché il futuro, come del resto il tempo, appartiene alla dimensione divina.

Quando noi italiani dunque parliamo del futuro come se fosse una cosa certa, una cosa in nostro possesso, sembriamo quasi blasfemi agli occhi di altre culture. Incuranti della “matematica” incertezza del domani parliamo del futuro come se fosse una dimensione tutta profana. E se qualcuno ci dice “se Dio vuole”, ci sembra quasi che lo abbia detto per pura scaramanzia.

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Chiara Innocenti

Chiara Innocenti

Nata a Pescara nel 1983, Chiara si laurea in “Letteratura, Musica e Spettacolo” a Roma nel 2007. La laurea magistrale in “Letteratura e lingua. Studi italiani ed europei” arriva nel 2009, anno in cui ha le prime esperienze come educatrice. Attualmente è impegnata, tra le altre cose, nell'ambito dell'insegnamento dell'italiano a studenti stranieri.

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