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Il Pulitzer premia Washington Post e Guardian

scritto il 17 Apr 2014 da in Prima paginaarticolo letto 767volte

pulitzer giuria

La giuria del Pulitzer quest’anno ha deciso di premiare l’impegno di due giornali, il Washington Post e il Guardian, i cui meriti sono stati a lungo contestati da una parte dell’opinione pubblica. Nella giornata di lunedì 14 aprile le due testate hanno ricevuto il premio nella categoria più prestigiosa, quella del “servizio pubblico”. A partire da 10 mesi fa hanno cominciato a diffondere le notizie, basate sulle rivelazioni di Edward Snowden, riguardo alla capillare rete di spionaggio della National Security Agency (NSA) statunitense; l’agenzia aveva posto sotto sorveglianza milioni di telefonini americani, si era appropriata di dati personali sui social network, oltre ad aver messo sotto controllo le conversazioni di 35 leader internazionali. Ne è scaturito un dibattito infuocato, con conseguenze tangibili: gli Stati Uniti sono stati costretti a ricalibrare l’equilibrio tra sicurezza e privacy del cittadino; Obama ha dovuto emanare riforme per limitare i poteri dell’NSA.

Rivelazioni così consistenti non si avevano dalla comparsa delle cosiddette  “Carte del Pentagono” sulla guerra in Vietnam, nel 1971. Negli scorsi mesi il governo americano e quello inglese hanno esercitato forti pressioni sui due giornali, afferma Snowden dalla Russia, che gli ha offerto temporaneamente asilo. Le autorità hanno sequestrato e distrutto molti materiali, si è addirittura fatto ricorso a leggi anti-terrorismo.

« E’ la conferma che non abbiamo sbagliato a pubblicare quelle rivelazioni» sostiene Alan Rusbridger, direttore del Guardian. Sicuramente la figura di Edward Snowden è stata parzialmente riabilitata; in molti sperano che nei prossimi anni gli sia concessa la grazia, a fronte dei 3 capi di imputazione che pendono su di lui in USA.

I giornalisti che hanno lavorato sul caso datagate sono Glenn Greenwald ed Ewen Macskill per il Guardian, Barton Gellman per il Washington Post; tutti e tre si sono avvalsi della collaborazione della documentarista Laura Poitras. Gli stessi 4 avevano già ricevuto un premio importante negli Stati Uniti, il Polk Award.

Ma il Pulitzer ha sicuramente più risalto internazionale; alcuni lo definiscono il nobel del giornalismo. Fondato nel 1917 da Joseph Pulitzer, è attualmente gestito dalla Columbia University di New York; conta attualmente 22 categorie, 14 di giornalismo, 7 di arte e 1 premio speciale. Ogni vincitore riceve un targa e 10000 dollari in contanti, poco in confronto alla popolarità che guadagna il giornale, capace di rilanciarlo notevolmente nelle vendite e nella diffusione online.

Tyler HicksAltri premiati sono Jason Szep e Andrew R.C Marshall, di Reuters, nella categoria “international reporting”, grazie all’indagine sullo sfruttamento di una minoranza musulmana in Myanmar.

I due riconoscimenti riservati al fotogiornalismo se li aggiudica  entrambi il New York Times: Tyler Hicks per il servizio sull’attacco terroristico al Westgate Mall a Nairobi, in Kenya; Josh Haner invece per un fotoreportage su una delle vittime dell’attentato alla maratona di Boston il 15 aprile 2013. Con la copertura di articoli sullo stesso argomento il Boston Globe si è aggiudicato il pulitzer nella categoria “Breaking news reporting”.

Il premio per la fiction va al bestseller di Donna Tartt “The Goldfinch”, non ancora tradotto in Italia.

La lista di tutti i premi è visibile su sito ufficiale del Pulitzer: QUI

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