“Le pietre sopra le ali. Vent’anni senza Antonio Verri” (Progedit, Bari 2013)

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Esce in questi giorni  “Marsia. Variazioni poetiche” rivista di poesia, pubblicata da Progedit, dedicata ad Antonio Verri nel ventennale della sua scomparsa. Il numero appena editato è curato dal giornalista e critico letterario Salvatore Francesco Lattarulo. Un personaggio senza dubbio complesso Antonio Verri modello per molti giovani poeti salentini di oggi, e che la rivista “Marsia” contribuisce a far conoscere in maniera esaustiva. Si tratta fondamentalmente di un ‘omaggio’ allo scrittore di Caprarica di Lecce, scomparso vent’anni fa in un incidente stradale, e ai frutti creativi che ha lasciato in eredità alla sua terra e al mondo intero. Hanno collaborato alla compilazione del volume: Carlo Alberto Augieri, Fernando Bevilacqua, Rino Bizzarro, Nadia Cavalera, Cosimo Colazzo, Salvatore Colazzo, Antonio Errico, Eugenio Imbriani, Mauro Marino, Maurizio Nocera , Fabio Tolledi, Sergio Torsello, Luigi Verri. Riedito anche un contributo di Vittore Fiore. Ma entriamo nel centro della storia, forse … delle storie!

Antonio Leonardo Verri. Classe 1949. Muore in un tragico incidente il 9 maggio del 1993.  Romanziere, poeta, pubblicista, editore post/moderno, sognatore, inventore, forse è stato questo, o forse molto, molto di più. Con certezza si può asserire che il Salento, la Puglia, forse il Sud stesso deve assumersi l’onere e l’onore di farlo conoscere degnamente a livello nazionale e internazionale. Perché ci sono ancora molte cosa da dire su Verri, molte cose da scrivere sulla sua poiesi letteraria, e tanto ancora da pubblicare.

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Antonio Leonardo Verri ha attraversato la storia della letteratura italiana ibridando segni e linguaggi in una maniera tale che a tutt’oggi risulta difficile poterne stabilire la stazza poetica, e quasi improbabile delimitarlo in una categoria, in un’analisi serrata della sua baldanza creativa, tanto che ci si muove ermeneuticamente sempre sul confine della possibilità e plausibilità. Ma prima di abbandonarsi alla storia o alla mitologia di tutti i pluriversi semantici o alle sotterranee leggende che hanno la consistenza di un battito d’ali di una civetta cornuta e che hanno creato una vera  e propria “epica” attorno a quest’arsapo dai mille colori fuori e oltre il Salento, fuori e oltre la Puglia, occorrerà imparare a memoria questo suo slancio, che sia un monito al recupero dello stupore forse, dell’onestà intellettuale meglio: “Cominciate, poeti, a spedire fogli di poesia// ai politici, gabellieri d’allegria,// //a chi ha perso l’aria di studente spaesato //a chi ha svenduto lo stupore di un tempo //le ribalte del non previsto, //ai sindacalisti, ai capitani d’industria//ai capitani di qualcosa, //usate la loro stessa lingua//non pensate, promettete//…”disarmateli” se potete!//(al diavolo le eccedenze, poeti//le care eccedenze, le assenze anche,//i passeri di tristezza, i rapimenti//i pendoli fermi, i voli mozzi, i sigilli //le care figure accostate al silenzio//gli addentellati, i germogli, gli abbagli …//al diavolo, al diavolo …// Disprezzate i nuovi eroi, poeti//cacciateli nelle secche del mio gazebo oblungo//(ricco di umori malandrini, così ben fatto!) //fatevi anche voi un gazebo oblungo //chiudeteci le loro parole di merda //i loro umori, i loro figli, il denaro //il broncio delle loro donne, le loro albe livide.//Spedite fogli di poesia, poeti //dateli in cambio di poche lire //insultate il damerino, l’accademico borioso //la distinzione delle sue idee //la sua lunga morte, //fatevi poi dare un teatro, un qualcosa //raccontateci le cose più idiote //svestitevi, ubriacatevi, pisciate all’angolo del locale //combinate poi anche voi un manifesto //cannibale nell’oscurità //riparlate di morte, dite delle baracche //schiacciate dal cielo torvo, delle parole di Picabia //delle rose del Sud, della Lucerna di Jacca //della marza per l’innesto //della tramontana greca che viene dalla Russia //del gallipolino piovoso (angolo di Sternatia) //dell’osteria di De Candia (consacratela a qualcosa!). //Osteggiate i Capitoli Metropolitani, poeti //i vizi del culto, le dame in veletta, “i venditori di tappeti” //i direttori che si stupiscono, i direttori di qualcosa, //i burocrati, i falsi meridionalisti //(e un po’ anche i veri) i surrogati //le menzogne vendute in codici, l’urgenza dei giorni sfatti, //non alzatevi in piedi per nessuno, poeti //…se mai adorate la madre e il miglio stompato //le rabbie solitarie, le pratiche di rivolta, il pane. //Ecco. Fate solo quel che v’incanta! //Fate fogli di poesia, poeti //vendeteli e poi ricominciate. //Fatevi disprezzare, dissentite quanto potete //fatevi un gazebo oblungo, amate //gli sciocchi artisti beoni, i buffoni //le loro rivolte senza senso //le tenerezze di morte, i cieli di prugna //le assolutezze, i desideri da violare, le risorse del corpo //i misteri di donna Catena. //Fate fogli di poesia, poeti //vendeteli per poche lire!”. La storia della letteratura salentina e dunque italiana di fine ‘900 unisce in percorsi creativi poetica e narrativa, dermografie e vite per versi ricchissime di intensità e lirismo, pregne di grande valore e struggente umanità: accanto all’opera di Vittorio Bodini (oggi pubblicata per intero da Besa editrice), di Girolamo Comi, Vittorio Pagano, di Salvatore Toma e di Claudia Ruggeri, nel fare e poetare di Antonio Leonardo Verri si percepisce qualcosa che non si era mai visto sino a quel momento sia sul fare letteratura che organizzarla, pubblicarla, pubblicizzarla, renderla fruibile in maniera autentica (ovvero subito dopo la cortina di ferro tra il passato e il futuro del Salento letterario sorta sulle ceneri di Vittorio Bodini morto nel 1970).

“Le pietre sopra le ali. Vent’anni senza Antonio Verri”, a cura di Salvatore Francesco Lattarulo, numero speciale della rivista di variazioni poetiche “Marsia” (Progedit, Bari 2013) dedicato ad Antonio Verri

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