Orsi della luna: la piccola Smudge è salva

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Smudge, questo è il nome che si è scelto di dare alla cucciola di 4 mesi di orso della luna, tratta in salvo dai volontari dell’associazione Animals Asia Foundation, creata nel 1998 da Jill Robinson, la quale, da anni ormai. porta avanti la propria battaglia per far chiudere le  fattorie della bile nel sud-est asiatico.

Fattorie della bile, un nome già di per sé inquietante, utilizzato per indicare specifiche strutture deputate proprio all’estrazione della bile, che in Oriente è considerata un potente afrodisiaco, nonché una sorta di panacea per la cura di moltissime malattie. Si tratta di una pratica cruenta e che condanna gli orsi ad anni di sofferenze, senza dar loro alcuna possibilità di scampo.

Infatti, dopo averli ristretti in gabbie, che non lasciano loro alcuna possibilità di muoversi (basti pensare che, in genere, queste gabbie hanno un’ampiezza massima di due metri quadrati e devono accogliere orsi, che arrivano anche ad un’altezza di due metri!), nella colecisti di questi animali vengono introdotti dei tubicini metallici o di gomma, utilizzati proprio per la “mungitura” della bile, una o più volte al giorno. Questa pratica può durare anche vent’anni o, comunque, viene perpetrata per l’intera vita dell’animale, che, quindi, oltre la sofferenza quotidiana, muore il più delle volte per tumori o infezioni oppure rimane paralizzato, a causa della prolungata e forzata immobilità.

gabbia

Vittime della crudeltà umana sono, in questo caso, proprio gli orsi neri asiatici o orsi della luna, così chiamati per la loro caratteristica mezza luna bianca, che spicca all’altezza del petto, donando loro un aspetto unico e che li rende immediatamente identificabili.

Negli ultimi anni, per fortuna, qualcosa sta, comunque, cambiando. Alcune fattorie sono state chiuse e anche i governi del sud-est asiatico stanno iniziando a rendersi conto, forse  a causa della crudeltà della pratica impiegata in tali allevamenti intensivi, forse a causa  della poco reale funzione magica della bile, forse, infine, a causa delle denunce arrivate dall’opinione pubblica mondiale, che non è possibile più andare oltre.

Così gli orsi della luna vengono liberati e trasferiti nei centri di accoglienza allestiti da Animal Asia Foundation, dove ricevono adeguate cure mediche e sono sottoposti ad un intenso percorso di riabilitazione anche psicologica. Infatti, questi orsi non possono tornare in libertà, perché anni di torture e di maltrattamenti richiedono,poi, specifici interventi di sostegno.

E la piccola Smudge è proprio tra i pochi orsi fortunati che potrà vivere in libertà. Salvata dall’ex fattoria della bile di Nanning (oggi convertita in oasi naturale, grazie al progetto Peace by Piece), dove era destinata a finire in gabbia per l’estrazione della bile insieme ad altri 130 orsi circa, ora la piccola verrà curata e sostenuta nella crescita.

A lei sono stati destinati, infatti, giochi e spazi per divertirsi e socializzare, una piccola piscina in cui entrare in contatto con l’acqua ed è stato previsto anche un piano nutrizionale specifico, così da crearle un ambiente con condizioni di vita adeguate.

Ma se Smudge è salva, altri orsi della luna sono ancora rinchiusi all’interno di gabbie strette e anguste. In Cina, infatti, le fattorie della bile sono  al momento ancora legali, anche se il Governo si è impegnato a non dare il permesso per aprirne di nuove.

Gli orsi della luna sono, oggi, una tra le specie animali a più alto rischio di estinzione del pianeta e per questo sono stati inseriti anche nella Convenzione sul Commercio Internazionale delle Specie in Pericolo (più nota come CITES).

Animal Asia Foundation prosegue la sua battaglia perché sempre più Smudge possano vivere libere e con dignità la loro vita. Anche noi nel nostro piccolo una mano possiamo darla: guardiamo l’etichetta quando acquistiamo prodotti, soprattutto cosmetici, e leggiamo gli ingredienti. Un nostro vezzo vale davvero trent’anni di sofferenza di un altro essere vivente? Lasciamo la possibilità agli orsi della luna di poter continuare a vivere ancora sulla terra per secoli, per millenni, perché il mondo possa essere uno spazio che l’uomo condivide con il resto degli esseri viventi, non uno spazio in cui sia, invece, proprio lui il solo a decidere chi può stare e chi, invece, deve sparire.

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