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Parlano tedesco i gas nervini usati a Damasco

scritto il 02 Ott 2013 da in Cronacaarticolo letto 844volte

carro t 72

“La Germania è pronta a garantire un aiuto finanziario e tecnico per la distruzione dell’arsenale di armi chimiche alla Siria”. Con queste parole, qualche settimana fa, il ministro degli Esteri tedesco, Guido Westerwelle, all’indomani dell’approvazione della risoluzione Onu, annunciava alla stampa  la propria disponibilità , motivandola con la necessità improrogabile di distruggere le armi chimiche di Assad al fine di perseguire la pace in quella martoriata terra.

Ma era solo quello il vero motivo?

No. La ragione risiede in un rapporto dettagliato del ministero dell’economia tedesco, in cui si identifica la provenienza dei gas di Assad. Il mittente, fino al 2011 è stato Berlino, che adesso lo ammette prendendo le dovute distanze. Una presa di posizione per evitare spiacevoli noie diplomatiche vista la tendenza della Germania a dichiararsi pacifista, gli interessi industriali in gioco da salvaguardare e il gradasso dei media su una questione diventata ripudiante, di scottante attualità e politicamente sgradevole per gli esiti e le vittime causate nel paese siriano.

La guerra civile in Siria dura ormai da parecchio, ma l’esacerbarsi del conflitto, e la conquista delle prime pagine dei giornali si è avuto con l’utilizzo a quanto pare certo, da parte del regime di Assad, di non precisate quantità di gas chimici contro “terroristi e ribelli” cioè la sua stessa popolazione e a volte negli stessi centri urbani. Gas nervini, irritanti, vescicanti, tutti altamente tossici, mortali che non fanno distinzioni fra civili, combattenti, terroristi, donne e bambini o mercenari.
Berlino si difende dicendo che le sostanze fornite potevano essere usate in campo civili, per impieghi in campo industriale, non specificatamente precisati. Il commercio era iniziato nel 1998, fino ai primi sei mesi del 2011, per un totale di 360 tonnellate. Una quantità – rivela il governo tedesco – tre volte superiore a quello noto in precedenza. Altri quantitativi di sostanze chimiche sono state consegnate fra il 2002 e il 2006. Tuttavia, specifica sempre Berlino, le sostanze erano destinate all’industria civile. Per tutte le sostanze acquistate, per cui era prevista una regolare licenza di esportazione, la destinazione era prevalentemente l’industria cosmetica. (!) Tra il materiale, c’erano anche 4000 chili di una miscela galvanica con cianuro di sodio, che può essere usato per la fabbricazione di armi chimiche. Per il 2010, rende sempre noto il ministero tedesco dell’Economia, sono state invece esportate 20 tonnellate di soluzione di fluoruro di idrogeno e 15 tonnellate di idrogeno di fluoruro d’ammonio. Il commercio di armi si è interrotto nel maggio 2011 con l’istituzione dell’embargo da parte dell’Unione Europea.

E l’Italia?

Il nostro paese è il primo paese in Europa a vendere armi alla Siria, a quanto pare nel periodo 2001 il regime dittatoriale di Assad ha acquistato quasi 17 milioni di euro in armamenti, su un totale di 27 spesi in ambito europeo. Segue la Gran Bretagna, l’Austria con veicoli terrestri, la Francia con droni ed aerei, e la repubblica ceca, almeno stando a quanto riportato dall’inchiesta di Wired Italia.

Sterminati-dal-gas-nervinoIn particolare per il nostro paese si tratta di visori notturni, tecnicamente il sistema turms, visori termici laser, installato sui carri sovietici T 72, permette al carro di sparare in qualsiasi condizione operativa e di luce, anche notturna o in assenza totale ed in movimento. L’azienda fornitrice e la ex officine Galileo, poi Selex ES, del gruppo Finmeccanica.Sembra anche che una parte di questi visori siano arrivati, sempre via Damasco sui carri di Sadam Hussein, quando il paese era sotto embargo.Negli ultimi anni, si è anche parlato di forniture dirette o indirette verso il medio oriente di armi leggere italiane, a volte costruite su licenza,. Esportazioni di armi leggere, pistole e relative munizioni, verso i paesi confinanti con la Siria, a quanto pare cresciute esponenzialmente, soprattutto verso la Turchia da parte del distretto di Brescia (Beretta ed altri).

Si ricorderà lo  stupore delle forze armate americane in Iraq quando si trovarono davanti a civili armati con pistole Beretta, ritenuta la miglior a livello mondiale ed adottata perfino dallo stesso    Us army. Un po’ difficile da far credere che quelle armi, difficilmente serviranno a cacciatori e sportivi, così come quelle sostanze chimiche verranno utilizzate dalle industrie cosmetiche per essenze, come dichiarato.

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Salvatore Ferrara

Salvatore Ferrara

S. Ferrara laureato in sociologia, indirizzo Economia e del Lavoro, presso l’università di Urbino, ha collaborato e collabora attualmente con siti web, giornali e riviste locali e nazionali, è giornalista e scrittore. Vive e lavora a Roma.

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