PERCHE’ SANREMO E’ SANREMO. COSA CI RESTA

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No ma io non ho guardato Sanremo; posso dirti che le canzoni sono noiose e quello che ha detto la Littizzetto, ma io non l’ho mica guardato”.

Lo snobismo intellettuale nei confronti di una manifestazione canora che tra poco farà meno ascolti di X Factor è ai valori estremi, quest’anno. Complici i cachet spropositati di Fazio e Littizzetto, la cosa è divenuta scandalosa.

Peccato che i cachet siano bassi, 600mila per Fazio e 350mila per la Littizzetto.

Bonolis nel 2009 venne pagato un milione di euro, Gianni Morandi prese 800mila euro di cachet più 500mila per le telepromozioni. Belen e Canalis costarono 150mila euro a testa, le incursioni di Rocco Papaleo pure, Celentano per due serate prese 700mila euro.

Pagati troppo? Non mi sembra. Celentano per due apparizioni ha preso più di quello che Fazio ha preso per aver condotto il Festival e averlo preparato.

Inoltre, per la prima volta da tanti, troppi anni, il Festival si chiude in pareggio, se non addirittura in attivo.

Perchè prendersela tanto? Perchè secondo l’italiano medio, che ha notoriamente poca memoria, il conduttore di Sanremo dovrebbe presentarlo gratis, perchè lì fuori ci sono tanti operai disoccupati.

O forse non sarebbe neppure dovuto andare in onda, forse.

Vabbè.

Sta di fatto che, in un Paese che bene non sta, il compito di condurre il Festival di Sanremo non è stato di certo facile. E’ molto semplice godersi un varietà quando si ha la pancia piena. E’ molto difficile quando la pancia è vuota, si ha bisogno di un capro espiatorio e si butta addosso al Festival di Sanremo il danno dell’Italia.

E’ una mafia? Beh, sicuramente dietro alle pessime canzoni della Tatangelo ci stanno affari poco puliti, ma preferisco pensare che ci sia una raccomandazione piuttosto che sia veramente piaciuta.

Le canzoni pessime? Sanremo è Sanremo. Cosa vi aspettavate? I Muse? Christina Aguilera? Qualcosa di innovativo?

Sanremo ha la straordinaria capacità di trasformare in canzonetta qualsiasi cantante italiano. E la cosa andava bene fino alla prima metà degli anni ’70, quando l’hit parade proponeva quel genere di canzoni; ora non più.

Sanremo ha due categorie di cantanti: quelli riesumati ogni anno per il Festival (Renga, Ron, la Ruggiero, Arisa) e quelli che al di fuori hanno del potenziale ma che si snaturano per la kermesse (Frankie Hi Nrg, i Perturbazione).

L’unica nota positiva del Festival, fuori dai denti? Gualazzi con The Bloody Beetroots. Certo, è stato illuminante leggere i commenti da cultura musicale facebookiana nei post di Rpubblica XL. Chi è quello, Spiderman? No, è semplicemente un uomo di Bassano del Grappa che ha avuto l’onore di suonare con gente dello spessore di sir Paul McCartney, ma fa niente.

Sanremo lo si guarda per criticare, spesso. Non ci si può aspettare cose esaltanti dal Festival, è una sicurezza. E ora è inutile dirlo: Sanremo è Sanremo.

E tutti si ricorderanno di una cosa: le tette di Arisa.

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