Puglia – Attenzione alla truffa dell’olio

PhotoCredit: bigodino.it

La truffa dell’olio in Puglia

Il nettare d’olive spagnolo giungerà a fiumi in Puglia per poi essere spacciato per italiano. Un ceffone al «made in», alla territorialità da tutelare e al patrimonio varietale da promuovere.

Una frode che coinvolge tutte le province attraverso un garbato gioco documentale.

Eccolo spiegato dettagliatamente:

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Non si tratta più di posizioni ideologiche che hanno diviso negli anni scorsi i sostenitori dell’intensivo dai simpatizzanti del superintensivo – spiega il presidente di Coldiretti Puglia, Gianni CanteleA parità di condizioni – esplica – assistiamo a una brusca virata da varietà della Puglia, capitale europea della produzione di olio, a varietà straniere, con l’ovvia conseguenza che l’olio derivato non sarà distinguibile da quello spagnolo e non potrà fregiarsi dei marchi comunitari Igp Puglia e Dop. Da studi effettuati – conclude Cantele – le peculiarità degli oli da Arbequina risultano inferiori agli italiani per caratteristiche varietali e natura genetica, l’approvvigionamento delle piante è legato solo ad alcuni vivai e le attrezzature per la raccolta delle olive sono molto onerose“.

Bisogna altresì rammentare che l’approvvigionamento dall’estero avviene, in annate – come le ultime due – in cui la Puglia registra il crollo della produzione olearia per le difficili condizioni climatiche.

La campagna olivicola-olearia 2017, pur riguadagnando posizioni rispetto all’anno scorso, attestandosi su quantitativi di olio pari a 225mila tonnellate, segna, nonostante tutto, un calo del 25% rispetto alla media annuale di 300mila tonnellate.

Ecco spiegato come mai – conclude Guido Cusmai, olivicoltore di Vieste – nel corso dell’ultimo decennio le importazioni totali di oli di oliva in Puglia siano cresciute rapidamente, nonostante la regione sia la più olivicola d’Europa. I prodotti stranieri – conclude – vengono importati soprattutto da Spagna, Grecia e Tunisia, acquistati a prezzi più bassi rispetto agli oli regionali e utilizzati dagli imbottigliatori per realizzare miscele con prodotti regionali“.

Indispensabile far sapere che l’olivicoltura pugliese è al top in produzione e qualità, d’altro canto, però, scarseggia in termini di innovazione, sebbene il patrimonio olivicolo autoctono pugliese è, davvero, ricchissimo (Coratina, Cellina di Nardò, Ogliarola barese, Bella di Cerignola, Sant’Agostino, Pizzuta, Leccese, Marinese, Nasuta, Cipressino, Coratina, Leccese, Marinese, Massafranese, Monopolese, Peranzana, Pisciottana Sant’Agostino, Cellina barese).

Infine, è necessario essere a conoscenza di quanto riportato da  Floriana Fanizza, imprenditrice di Fasano, la quale proferisce in questo modo: “Le condizioni pedoclimatiche sono fondamentali per il settore olivicolo, come è stato ampiamente dimostrato da esperienze precedenti. Suolo, clima e acqua – termina – sono determinanti perché l’impianto attecchisca e sia longevo“.

Si consiglia, dunque, di porre la massima attenzione, perché, la <<truffa>> in questione, potrebbe davvero capitare a chiunque.

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