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Staminali: una storia italiana

scritto il 10 Giu 2014 da in La lentearticolo letto 2.237volte

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Davide Di Pasquale ha 30 anni. Nell’autunno del 2008 gli è stata diagnosticata la sclerosi multipla relapsing remitting. Da quel momento la sua vita è cambiata. Si è trasformata in una lotta continua. Una lotta personale, ma anche familiare. A partire da allora sono iniziate una serie di peripezie che hanno portato il paziente a cambiare diverse sedi ospedaliere, diversi staff medici. Perché non si tratta della classica sclerosi, con la quale molti individui sono costretti a convivere e con la quale, tuttavia, molti riescono a farlo a lungo. In questo caso specifico siamo di fronte ad una forma alquanto aggressiva, ovvero progressiva. Nel corso dei cinque anni e mezzo trascorsi il numero di lesioni al sistema nervoso che il paziente ha subìto, causa la continua degenerazione della patologia, è elevatissimo. E l’area più colpita è quella dalla cervicale in su. Davide ha difficoltà nella deambulazione, nell’espletamento di alcune funzioni (come l’orinazione), nell’alimentarsi. Ma soprattutto ha difficoltà di espressione. Le sue capacità intellettive appaiono sempre più ridotte. Tale situazione di continua sofferenza ha spinto i genitori a non accontentarsi delle cure tradizionali, fondate in particolare sul trattamento momentaneo degli stati infiammatori delle lesioni, attraverso l’utilizzo di cortisonici ad alta concentrazione. La famiglia le ha tentate tutte, dalle consulenze di diversi rinomati specialisti ad alcune cure sperimentali, il che ha determinato le peripezie cui si accennava: prima Milano, poi Bologna, senza contare i non pochi spostamenti effettuati tra gli ospedali e le case riabilitative di Roma, città di residenza del paziente. Con sacrifici economici non indifferenti, per usare un eufemismo. Anche perché i vari medicinali, nonché le frequenti visite di controllo e le frequenti analisi diagnostiche (spesso per immagini), hanno un costo elevatissimo. Soprattutto quando si rendono necessarie da un giorno all’altro, senza quindi poter usufruire delle bibliche liste di prenotazione del Servizio Sanitario Nazionale.

Nella primavera del 2013 la svolta. Per lo meno a livello di speranza. Tramite la Dott.ssa Simonetta Galgani, neurologa dell’ospedale San Camillo di Roma, i familiari vengono a conoscenza della sperimentazione avviata dal Prof. Antonio Uccelli, a sua volta neurologo e ricercatore presso il Dipartimento di Neuroscienze, Oftalmologia e Genetica dell’Università di Genova. Il Progetto internazionale di fase II MESEMS è partito in realtà nel 2011 e arriverà ad includere 160 pazienti. Lo studio coinvolge nove nazioni. L’Italia partecipa con ben quattro centri (Genova, Milano, Verona e Bergamo). Poi sono incluse Francia, Spagna, Inghilterra, Danimarca, Svezia, Canada, Australia e Svizzera. Si tratta di cellule staminali mesenchimali, preparate a partire dal prelievo del midollo osseo della cresta iliaca della stessa persona. Sono dunque autologhe e hanno la capacità di differenziarsi in altri tipi di cellule. Vengono coltivate per un periodo di circa otto settimane in attesa dei due susseguenti reimpianti, attraverso infusioni per endovena. Lo studio è effettuato in doppio cieco, pertanto come dichiarato dallo stesso Prof. Uccelli non è possibile sapere quando il paziente venga trattato con le staminali o con il placebo. I ricercatori contano di fornirne i risultati nel corso del 2015. Gli obiettivi sarebbero quelli di riuscire a dimostrare che le staminali mesenchimali siano in grado di spegnere l’infiammazione, con l’ambizione di evidenziare come esse possano anche proteggere i tessuti e promuovere la riparazione, dando una risposta a tutte le persone afflitte da una malattia progressiva. Davide è rientrato nei parametri richiesti per l’inclusione nella sperimentazione. Tali parametri prevedono nell’ultimo anno una progressione della malattia non controllata dai farmaci attualmente approvati, la denotazione tramite risonanza magnetica del persistere dell’attività infiammatoria e una durata ancora relativamente breve della patologia, al massimo di dieci anni, con uno stato di gravità non ancora in fase definitivamente avanzata. Il paziente ha effettuato il prelievo delle proprie cellule ad ottobre 2013. Le due infusioni, poi, sono avvenute l’una nel dicembre successivo, l’altra a maggio 2014. Il tutto presso l’ospedale San Martino di Genova. Si attendono con ansia i primi riscontri. Si è resa ovviamente necessaria, nel frattempo, la sospensione di qualunque altra cura. Il che ha determinato un’ulteriore degenerazione delle condizioni, si auspica momentaneamente.

La sofferenza è tanta, sia da parte dell’interessato, sia da parte della famiglia. Senza dimenticare gli amici, quelli più stretti, che non hanno mai abbandonato Davide. Creando inoltre insieme a lui una pagina Facebook dedicata interamente alla condivisione con gli altri della sua esperienza personale. Il paziente e i suoi genitori non hanno mai perduto la speranza di un futuro miglioramento, o per lo meno del raggiungimento di una maggiore stabilità delle condizioni. La forza e la voglia di combattere hanno costantemente caratterizzato questo piccolo ma significativo nucleo di persone. Ed è necessario sottolineare con ancora più veemenza un elemento accennato troppo rapidamente in precedenza, che merita la giusta attenzione dell’opinione pubblica: tutte le battaglie che costoro hanno portato avanti durante questi anni difficili, con l’obiettivo di provare a rendere più umana l’esistenza di tale individuo, sono state condotte in piena autonomia, in piena solitudine. Senza l’ausilio né economico, né morale, di alcun organismo presente sul suolo nazionale. I pazienti che sono affetti da patologie di questa natura, non controllabili attraverso le terapie usuali, vagano nel mare magno dell’incertezza e della continua necessità di denaro per mettere in atto i diversi tentativi non standardizzati e non del tutto afferenti, o per nulla, al Servizio Sanitario Nazionale. Quanto mostra il caso specifico appena trattato rappresenta senz’altro un esempio per tutti.

Qui potete visitare la pagina Facebook di cui sopra, ovvero Voglio Vivere Bene – La mia lotta contro la sclerosi multipla

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Federico Lattanzio

Federico Lattanzio

Ho 30 anni, vivo a Roma. Sono Dottore di ricerca in Storia, indirizzo Medievale. Collaboro da anni con la trasmissione sportiva locale romana Goal di Notte, come redattore e come opinionista. Ho avuto varie altre collaborazioni nel campo dei web magazine, in qualità di articolista, sempre nel settore sportivo.

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Gli articoli di (2)

  • Rosa Amato

    Bello e molto interessante

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