Strage Piazza della Loggia: dopo 40 anni ancora troppe ombre

strage piazza della loggia

Il 28 maggio 1974, a  Brescia pioveva ininterrottamente e i partecipanti alla manifestazione sindacale antifascista sono costretti a ripararsi sotto i porticati.

E’ lì che alle 10.12 scoppia quella maledetta bomba, nascosta in un cestino della spazzatura, sito proprio sotto quei portici che ospitava i manifestanti, uccidendo sul colpo 6 di loro, e altri due moriranno il giorno dopo, 102 i feriti. E’ il giorno della Strage Piazza della Loggia

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Oggi a 40 anni da quel giorno, sono ancora moltissime le ombre che aleggiano sull’accaduto e troppe le incertezze giudiziarie a cui ancora non si riesce a trovare risposta.  Cinque processi e tre inchieste hanno investito la questione della Strage di Piazza della Loggia, ma questi  non sono bastati per identificare il colpevole di quella che è stata una delle più terrificanti vicende di quelli che passeranno alla storia come “gli anni di piombo“, il periodo forse più sanguinoso del nostro Paese, dopo gli anni del regime.

A febbraio la Cassazione, in seguito ad un ricorso della Procura generale di Brescia ha aperto un nuovo processo d’appello, annullando l’ assoluzione contro i due esponenti neofascisti, Carlo Maria Maggi e Maurizio Tramonte, presunto infiltrato di Ordine Nuovo, esce, invece dal processo Zorzi, ex estremista di destra, adesso noto  imprenditore.

Cosa rimane oggi di quella grigia giornata di 40 anni fa? Otto rintocchi di campane che ricordano le vittime e una serie di manifestazioni ed eventi per spingere la popolazione a non dimenticare.

Forse il problema della coscienza del Bel Paese consiste proprio in questo: si ha paura di dimenticare. Il vero interesse, invece, dovrebbe essere quello di spingere a ricordare, a conoscerre e ricostruire i fatti che hanno caratterizzato la storia del nostro Paese. Soltanto ricordando, forse, si potranno formare delle nuove coscienze e un’opinione pubblica tra le nuove generazioni.

Il primo passo da compiere, potrebbe essere ad esempio quello di parlare della Strage Piazza della Loggia nelle scuole, informare cosa è successo negli anni ’70, approfondire il periodo delle Brigate Rosse e delle Brigate Nere e non soffermarsi alla storia convenzionale, quella che si chiude con la guerra fredda.

Spingere a costruire le coscienze di domani è forse l’unico modo per far sì che la storia non muoia e che l’ignoranza non si radichi nelle menti umani come un cancro incurabile.

Sara Alvaro

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