I supereroi al cinema: Batman

Grande è l’attesa per il sequel de L’uomo d’acciaio di Zack Snyder, dal titolo Batman vs Superman. Progetti curati da Christopher Nolan in veste di supervisore per conto della DC Comics e della casa produttrice Warner Bros. Lo stesso Nolan che sembra aver rivoluzionato il personaggio fumettistico di Batman ma che in realtà ha donato nuova linfa a tutte le trasposizioni cinematografiche inerenti il mondo dei supereroi.

E’ lui che ha introdotto ed ha reso accettabile, da parte di tutti i gli accaniti fans del settore, la filosofia di cambiare la storia di un personaggio plasmandola a dinamiche psicologiche e sociali realistiche. E’ lui che ha reso possibile la trasfigurazione dark di personaggi talmente pop che sembravano impossibili da trasportare dalla carta al grande schermo. E’ lui insomma che ha trasformato un fumetto in un vero e proprio “noir”, capace non solo di mantenere lo smalto delle storie a china ma addirittura di divenire un prodotto solido e di grande qualità.

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Stiamo parlando della saga di Batman naturalmente, la trilogia che ha cambiato il punto di vista della collettività riguardo i fumetti.

E’ il 2005 quando nelle sale viene proiettato Batman Begins, un reboot che narra la storia delle origini del magnate Bruce Wayne e del suo alter-ego con la maschera da pipistrello. Non è la prima volta che il supereroe viene portato al cinema, Christopher Nolan deve infatti confrontarsi con le pellicole precedenti e relativamente recenti (l’ultimo risale al 1997). Tuttavia il regista decide di avvicinarsi al soggetto e alla sceneggiatura con un approccio che non tenga conto dei film già realizzati, spezzando qualunque rimando o filo conduttore, e creando quindi qualcosa di completamente nuovo legato esclusivamente agli albi a fumetti. In effetti se si analizzano le storie cartacee di Batman (il cui esordio risale al 1939, per mano di Bob Kane e Bill Finger) lo stile del regista sembra quello più affine al universo dell’eroe, come d’altronde lo era quello di Tim Burton, autore del Batman del 1989 che costituisce il primo film moderno sul personaggio. La pellicola dell’89 presenta caratteri che si possono considerare moderni sotto l’aspetto delle ambientazioni cupe e dark, elementi peculiari del cinema di Burton ma per ciò che riguarda la narrazione pecca di una fedeltà al fumetto che non gli consente di essere credibile nel mondo reale.

L’autore di The Prestige e Inception tenta proprio di raggiungere tale obiettivo. Bisogna ricordare che stiamo parlando dell’unico supereroe senza alcun superpotere. Una persona comune che dopo un percorso fatto di esperienze vissute in giro per il mondo, sfrutta le proprie capacità e ricchezze attorniandosi di attrezzature e tecnologie avanzatissime che gli consentono di fare cose in apparenza fantastiche e fuori dal comune, tutto al solo scopo di proteggere la sua città, in nome della giustizia e della fede nelle persone.

E’ proprio per questo che la storia implicava un approccio realistico e diverso da quelli precedenti, nel tentativo di rendere plausibile gli avvenimenti del personaggio.

Il regista trova un valido punto di partenza, coerente con la sua visione, nell’albo Batman: Anno uno che fa parte della graphic novel di Frank Miller Legends of the Dark Knight. Un albo a fumetti che rivisita in chiave moderna la storia dell’uomo pipistrello dalle sue origini fino al suo ritorno a Gotham City dopo molti anni per continuare a combattere il crimine e la corruzione.

Contrariamente a quanto fatto in precedenza, Nolan ripercorre e dà ampio spazio concettuale all’infanzia di Bruce Wayne, agli avvenimenti più significativi che egli ha vissuto e che lo hanno condotto ad effettuare determinate scelte, dandone così una giustificazione plausibile.

 

Batman Begins come le altre pellicole di Nolan, segue un arco narrativo cronologicamente inusuale, presentando alternativamente avvenimenti presenti e passati.

Bruce Wayne (Christian Bale, recuperati i 25 kg persi per L’uomo senza sonno), orfano di entrambi i genitori per mano si un rapinatore, rimane unico erede dell’impero di famiglia, la Wayne Enterprises, industria multinazionale di Gotham City.

Bruce decide di scappare dalla città e viaggiare per il mondo alla ricerca dei mezzi per poter perpetrare la sua vendetta, spinto dalla rabbia e dall’odio. Dopo anni di viaggi, esperienze, addestramenti e persone il protagonista ritorna a Gotham con la consapevolezza di dover fare qualcosa al fine di scongiurare tragedie come quella dei suoi genitori.

Il giovane Wayne comprende innanzitutto di non potersi esporre con la sua identità ufficiale perché troppo conosciuto e quindi possibile causa di ripercussioni verso le persone a lui care, l’affezionato maggiordomo Alfred (Michael Caine) e l’amica d’infanzia Rachel Dawes (unico personaggio appositamente inventato per il film, interpretato da Katie Holmes nel primo capitolo e da Maggie Gyllenhaall nel successivo). Il suo operato contro il mondo del crimine deve essere quindi celato, nascosto da un soggetto che rappresenti qualcosa, che diventi un simbolo incorruttibile e intoccabile, quasi sovrumano, e che si avvalga della paura come principale fonte di difesa dai nemici. Bruce sceglie come simbolo l’unica cosa che gli provoca paura fin da quando era bambino: i pipistrelli, abbracciando quindi il suo più grande timore e usandolo come arma verso gli altri. Attraverso la moltitudine di campi in cui la sua industria opera, Bruce ha la possibilità di reperire materiali e attrezzature che costituiscono prototipi militari del reparto “scienze applicate” curato dal dipendente Lucius Fox (Morgan Freeman) che sospettoso delle richieste del giovane non impiega molto a comprendere i veri scopi per cui le attrezzature verranno utilizzate, divenendo insieme al maggiordomo Alfred le uniche due persone a conoscenza del segreto e della doppia del protagonista. Oltre alle attrezzature di cui dispone, Bruce può contare sulle tecniche di combattimento apprese durante i suoi viaggi per iniziare la sua crociata contro il crimine. Bruce Wayne diviene quindi Batman, una figura solitaria che si aggira di notte per la città terrorizzando i criminali e indagando sulla corruzione, avvalendosi della collaborazione di uno dei pochi poliziotti ancora non corrotti dalla mafia, Jim Gordon (Gary Oldman).

Nonostante il protagonista sia un uomo travestito da pipistrello che si aggira per una città notturna picchiando a mani nude decine di criminali per volta, il film di Christopher Nolan è a tutti gli effetti un bellissimo thriller, un giallo dalle atmosfere noir che affascina per la capacità di rendere credibile la crociata del miliardario Bruce Wayne, il quale deve comunque mantenere una doppia vita, quindi essere agli occhi degli altri ciò si aspettano: un ricco e viziato ereditiero non curante della comunità e avvezzo solo al divertimento.

Tutto è costruito in maniera tale da rendere evidente e forte il legame tra l’eroe e i genitori scomparsi, in particolare il padre che gli insegnò il valore e l’importanza delle proprie paure come motore per riscoprire il proprio coraggio.

La paura è uno dei temi centrali di tutta la saga. La paura che si prova a restare soli per il dramma vissuto e la capacità di utilizzarla a fin di bene che caratterizza questo primo capitolo della saga; la paura nei confronti di un avversario incontrollabile e imprevedibile come il Joker del compianto Heath Ledger, che nel secondo capitolo  Il cavaliere oscuro, getta la città nella totale anarchia; la paura analizzata nel terzo capitolo Il cavaliere oscuro: il ritorno, nel quale viene vista come la più grande spinta dell’animo umano per restare in vita.

 

Oltre a tutti gli aspetti tecnici che rispecchiano lo stile raffinato e sempre elegante del regista, la saga dell’uomo di pipistrello vista attraverso gli occhi di Nolan è soprattutto una bella storia sapientemente raccontata. La storia di una persona su cui incombe una tragedia e che avendo i mezzi per fare la sua parte decide di dare il suo contributo. La sceneggiatura dei tre capitoli della saga, curata dallo stesso Nolan con la collaborazione di David S. Goyer prima e di suo fratelo Jonathan Nolan dopo, è connessa da un elemento comune: l’escalation, un elemento che se analizzato bene costituisce proprio la resa realistica dell’intero franchise. E’ infatti Batman stesso, una presenza fuori dal comune, ad attirare gradualmente nella città criminali fuori dal comune animati da pensieri folli di anarchia, distruzione e rinascita. Era questo l’unico modo di poter dare motivi credibili all’esistenza di personaggi fin troppo fuori dalle righe, pur essendo come il nostro eroe privi di capacità o poteri sovrannaturali. Il Ra’s al Ghul del primo capitolo (Liam Neeson) un guerriero

Ninja, ex mercenario che millanta il dovere della sua Setta delle Ombre di aiutare le grandi realtà come Gotham City a cadere al fine di poter risorgere. Joker, un criminale dalle origini ignote, tanto pazzo quanto furbo e calcolatore, capace di prendere in mano il potere criminale di tutta una città e manipolarlo a suo piacimento. Harvey Dent alias Due facce (interpretato da Aaron Eckhart sempre nel secondo capitolo) il procuratore distrettuale che diventa un burattino nelle mani di Joker, trasformandosi da paladino della città ad assassino assetato di vendetta, simbolo dell’oscurità e della disperazione che può regnare in ognuno di noi. La ladra con movenze da gatta Selina Kyle (Anne Hathaway) che pur facendo parte dei villaines è l’unica che sembra mostrare una parvenza di volontà nel redimersi. Il Bane del terzo capitolo (Tom Hardy) gigantesco e spaventoso energumeno in apparenza a capo della risorta Setta delle ombre ma in realtà semplice braccio destro dell’erede di Ra’s al Ghul, la figlia Talia (Marion Cotillard) alla ricerca di vendetta.

Nolan riesce con la giusta scelta e rappresentazione delle varie nemesi dell’eroe a sviscerare l’evoluzione del protagonista; un arco narrativo unico che dalle origini viene visto come un cavaliere oscuro appunto, capace di espiare le colpe altrui per il bene di tutta una città, fino all’esilio nella speranza di una vita finalmente normale lasciando in mano ad altri il compito di portare avanti la crociata di Batman, semplice ma potente simbolo che chiunque potrebbe rivestire al servizio della giustizia.

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