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Tutta colpa di Freud

scritto il 28 Gen 2014 da in Cinemaarticolo letto 3.178volte

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Sin dalle prime battute “Tutta colpa di Freud”, ottavo film del regista Paolo Genovese, si delinea come una commedia romantica, mai volgare, e con qualche piccolo colpo di scena.

Ditemi se non vi ritrovate nelle parole di Sara (Anna Foglietta) “… ho sempre fatto tutto per amore, soprattutto sofferto! Mi sento molto come Willy il coyote, lo distruggono centinaia di volte eppure lui si rialza sempre. Anche io sono sempre pronta a rialzarmi, convinta che prima o poi la persona giusta arrivi …”

Sembrerebbe l’amore il nucleo centrale del film, e in parte è vero, ma in realtà l’epicentro della storia è Francesco (Marco Giallini), che chiama in causa anche lo spettatore con una domanda:

“Lo sapevate che la malattia più diffusa al mondo è l’amore?”

Lui che è uomo, padre, nonché psicanalista, ne fornisce anche la risposta:

“Ma non preoccupatevi perché, sebbene sia molto diffusa e praticamente inevitabile, non è mortale. Certo in alcuni casi può diventare cronica, e te la porti appresso per tutta la vita, ma la maggior parte delle volte è una specie d’influenza, diciamo un raffreddore, con il tempo passa e tutto quello che ti rimane… sono un bel po’ di fazzoletti usati!”

Essere uomo, padre, per di più padre single, nonché psicanalista, non è per niente facile.

Francesco è un uomo che, da quando la moglie se ne è andata via di casa subito dopo la nascita della loro terza figlia Emma (Laura Adriana), pensa solo a tirare su le sue tre meravigliose, ma impegnative figlie.

Sembra quasi che il suo essere uomo sia stato messo da parte ed abbiano preso il sopravvento gli altri due ruoli, quello di padre e di psicoanalista, molto spesso confusi dalle sue figlie, nemmeno a dirlo, tutte con una situazione amorosa difficile.

Francesco con le sue tre figlie Sara, Marta ed Emma

Francesco con le sue tre figlie Sara, Marta ed Emma

Essere uno psicoanalista vuol dire, per le tre ragazze, poter pretendere di essere capite e supportate in ogni momento, andando anche al di là della deontologia professionale. Queste sono il più delle volte le pretese assurde delle figlie di Francesco, che inscenano un continuo via vai dal suo studio e dal suo lettino, nonostante i numerosi sforzi dell’uomo di ricordare loro … che è il loro padre.

L’amore si mischia alla diversità.

Così, Sara (Anna Foglietta) presenta le sue delusioni di lesbica, credendo, ad un certo punto, di migliorare la sua situazione relazionale, ritornando ad essere etero, forse come da sua ammissione “è lesbica per pigrizia”.

Marta (Vittoria Puccini), dopo essersi rintanata nella sua libreria a fantasticare storie magnifiche con gli autori dei libri da lei venduti, si lascia “rubare” il cuore, da un ladro sordomuto (Vinicio Marchioni), che per necessità ruba nella sua libreria libretti di opere liriche. Tra i due si instaurerà una storia fatta di vibrazioni e sensazioni sottilissime, il tutto condito dal linguaggio dei segni (Lis).

Marta e il ladro "ruba cuori"

Marta e il ladro “ruba cuori”

Emma (Laura Adriana), la più piccola, decide bene di iniziare una storia con Alessandro (Alessandro Gassmann), architetto cinquantenne in piena sindrome di Peter Pan, separato in casa, e che sarà spinto da Francesco ad una terapia per acquisire consapevolezza della definitiva rottura del suo matrimonio. In realtà, il tentativo di Francesco è quello di scongiurare il peggio per la sua adorata Emma.

A questo punto l’essere uomo di Francesco, attratto e forse innamorato di una misteriosa donna con un cane (Claudia Gerini), deve ancora una volta mettere da parte i suoi sentimenti al servizio degli altri.

Gli incontri e gli scontri dei personaggi, con ragguardevoli camei interpretati da Giulia Bevilacqua, Gianmarco Tognazzi, Daniele Liotti, Edoardo Leo, Maurizio Mattioli, Alessia Barela e Francesca Figus, rendono “Tutta colpa di Freud”, che è anche il romanzo di esordio di Paolo Genovese, una commedia piena di brio, di battute perfette per sdrammatizzare anche le situazioni più complicate, di personaggi irresistibili e di un cast che funziona in modo corale, coinvolgendo lo spettatore e portandolo a riflettere su momenti della vita in cui è facile ritrovarsi.

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Carmenjo

Carmenjo

A volte forse ... un po’ sopra le righe, ma questa caratteristica mi permette di adattarmi alle situazioni più varie. Sono Carmela Giordano, ma preferisco essere chiamata Carmen, ormai è tutta la vita che mi presento così e a volte mi sbagliano anche i documenti, ma non fa niente, si correggono. Nel 2001 mi laureo il psicologia presso l’ateneo di Urbino. Il lavoro di tesi mi porta ad avvicinarmi ad un mondo “senza parole” fatto di sensazioni, ad un mondo dove … “non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi” (da Il piccolo principe). Divento insegnante di massaggio infantile e socia dell’AIMI, Associazione Italiana Massaggio Infantile. Negli anni, conseguo altre certificazioni, perfezionamenti e specializzazioni. Con la tesi di specializzazione, discussa nel novembre del 2008, riesco ad unire le due passioni della vita: il teatro, con lo studio del "Metodo Stanislavskij" e la psicologia, con l’ottica Funzionale. Nel tempo mi sono occupata di tanti ambiti diversi: clinica, formazione, psicodiagnosi, marketing ed organizzazione di eventi, editoria ed altro.

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