Registrati | Accedi Area utente

Venere in pelliccia

scritto il 21 Nov 2013 da in Cinemaarticolo letto 1.283volte

Immagine 36

La Vénus à la fourrure

Francia 2013, drammatico, regia di Roman Polanski, con Emmanuelle Seigner e Mathieu Amalric.

La macchina da presa scorre veloce sorvolando l’asfalto lungo un viale di Parigi in una giornata piovigginosa e ci conduce all’interno di un vecchio teatro. Invece è lo sguardo e il corpo di un’avvenente attrice dilettante che entra, anche se alla fine ho avuto l’impressione che quella donna ci fosse sempre stata lì, ad aspettare il momento giusto per irrompere nella vita del drammaturgo Thomas, inconsapevole del proprio destino. E’ così che inizia l’incontro-scontro tra i due unici personaggi della storia.

Immagine 37Lei, Vanda, che vuole interpretare il ruolo di Wanda von Dunajew nella pièce teatrale che lo scrittore sta allestendo sulla base del testo erotico dell’austriaco Leopold von Sacher-Masoch, arriva già su di giri, perché bagnata dalla pioggia, un tacco spezzato e infuriata per un tizio che l’ha importunata nel metrò. E’ una donna vistosa, con trucco pesante, invadente, aggressiva che inizialmente non spaventa l’autore-regista Thomas, il quale, calmo e sicuro, stava per andar via dal teatro dopo il casting effettuato per scegliere appunto l’attrice adatta a cui affidare la parte. Forse è troppo tardi per un ulteriore provino ma la donna, per nulla intimidita, insiste dando il via ad una prova di forza tra i due che rapidamente si trasforma da battibecco a duello verbale anche molto acceso e poi diventa inesorabilmente un viaggio nella psiche dei due personaggi, un percorso tortuoso a cui Polanski inizialmente pone nella posizione predominante il regista, il maschio cioè, il quale pare abbia le idee chiare su come deve essere la protagonista femminile e che tipo di donna dovrà scegliere. E’ vero purtroppo che fino ad adesso ha avuto solo delusioni e anche quest’ultima arrivata non le sembra granché, e quindi brancola nel dubbio continuo. Il gioco sottile (questo ancor più “al massacro” del film precedente del regista polacco) che si instaura assume toni e cadenze che variano a seconda dei momenti e degli equilibri instabili tra i due. La bravura dell’avvenente attrice sta nel fatto che all’inizio nasconde le sue potenzialità e la conoscenza profonda che ha del testo originale austriaco, nascondendosi dietro la aggressività e la invadenza di una finta maleducazione ben recitata. Man mano che si va avanti, secondo i canoni più classici del sado-maso, la parte debole, rappresentata apparentemente dalla donna, prende il sopravvento mostrando sicurezza e idee chiare. Ci sono tutti gli ingredienti di questo gioco perverso: la provocazione sensuale, la carica erotica, l’offesa verbale, ma senza mai diventare volgare, con ritmo incalzante ma con tocco leggero, usando ironia e sarcasmo. Salta fuori perfino un collare da cane che sul collo di Vanda è una collana provocatoria ma sul collo di Thomas diventa preludio di guinzaglio. Lui, stupito e sorpreso, subito non capisce che sta perdendo la battaglia e la giudica inadatta alla parte (“Come può interpretare tanto bene Wanda e non riuscire a comprenderla fino a questo punto. Non ha capito niente! Stupida attrice del cazzo, stronza!”). E’ chiaramente il segno che non ha intuito la forza psicologica di questa donna, quando invece è lei che sa scavare nel testo, anzi lo ha talmente compreso e assimilato da sembrare addirittura l’autrice dell’adattamento teatrale, dandone significati che neanche l’autore stesso aveva saputo leggere. Il risvolto di analisi psicologica arriva al culmine nella scena in cui Vanda fa sedere sul divano di scena questo uomo sempre più indifeso e debole e lei, con occhiali, carta e penna, come un vero psichiatra, lo incalza viepiù con domande intime, anche sul rapporto con la sua donna che lo aspetta a casa. Ormai Thomas è completamente asservito, ubbidiente e perso, soggiogato dall’incalzare delle domande di Vanda apre la sua anima, anche se cerca di reagire nel voler dimostrare che dove lei vede eros lui vede solo amore. Thomas sta inesorabilmente perdendo il confronto, dialettico e filosofico, soprattutto sta soccombendo nel gioco tra i due sessi e in questa durissima battaglia non ci sarà il morto, ma il prigioniero: nel finale lui finisce legato ad un finto cactus da scena, simbolo chiaramente fallico, mentre lei esce dal teatro da trionfatrice.

Film veramente godibile, a tratti irresistibile, anche se non lo ritengo all’altezza di “Carnage”. La regia è praticamente perfetta ed è poi interessante notare che Polanski ha usato una sola macchina da presa, perché a suo dire non c’erano altri modi di vedere, come fosse un unico punto di vista. Incredibile inoltre (ma non è una novità) la rassomiglianza di Mathieu Amalric con il regista, chiaro alter ego in una storia così intima e provocatoria a confronto diretto con sua moglie Emmanuelle. La Seigner è davvero brava: anche se naturalmente e fisicamente portata per questo tipo di personaggi, è straordinaria, eclettica, ha saputo passare facilmente da un registro di recitazione all’altro a seconda dei momenti, con grande abilità. Quando si presenta in teatro irrompe una donna sfrontata e volgare, che poi diventa sicura e preparata, nella situazione e nel confronto, atteggiamenti che Emmanuelle Seigner rende con grande realismo. Stavolta, come non mi capita mai, devo rendere onore, ma proprio tanto, alla straordinaria doppiatrice Emanuela Rossi che sicuramente non fa rimpiangere l’originale, per come ha saputo modulare i toni e l’intensità della sua voce proprio come avrà fatto l’attrice francese. Brava, veramente brava.

Un’ultima nota positiva da evidenziare è la nota musicale, quella delle musiche perfettamente adeguate alle varie situazioni che vengono a crearsi, con particolari spunti agitati e drammatici nei momenti più burrascosi dei dialoghi e del rapporto in continua evoluzione tra i due personaggi.

Tutto merito del celebre Alexandre Desplat che, con il suo solito stile musicale, firma la colonna sonora.

Gli ultimi due film di Roman Polanski sono dunque due pièce teatrali molto vigorose, provocatorie e di grande impegno recitativo. Ma se in “Carnage” non era facile capire come poteva finire lo scontro tra le due coppie, qui la strada che porta alla vittoria di Venere la si può intuire presto; in questo film poi è come se la vicenda sia doppia: c’è una coppia di attori che recita in un film in cui si recita un dramma. Sono due personaggi che diventano quattro, su cui aleggiano una donna che aspetta a casa e una donna ritratta su un falso Tiziano, il quadro che ha ispirato Leopold von Sacher-Masoch. In comune nei due film c’è un cellulare che interrompe spesso i dialoghi: se nel film precedente va a finire per stizza nell’acqua di un portafiori, qui viene lanciato dietro le quinte. A teatro e a cinema, si sa, il telefono è vietato.

Per finire mi piace citare una frase della sceneggiatura che mi ha molto colpito e che sta anche a dimostrare un inaspettato legame tra il teatro e un rapporto perverso tra le persone, concetto espresso anche da Polanski a proposito di quello che succede sul set, tra regista e attori. Lui interpreta quella collaborazione come un rapporto sadomaso proprio perché il regista spinge l’attore a comportarsi in una certa maniera, per dare forma così alle sue fantasie, il set come luogo perverso dove c’è chi domina e chi è sottomesso. Come dice in maniera ambigua Vanda a Thomas (o “ambivalente” secondo lei…):

“Nuda sulla scena? Nessun problema, lo faccio gratis per te. In quanto al sadomaso, lo conosco: faccio teatro!”

https://www.facebook.com/BuonaSerataColCineInTv

Share Button

OkNotizie
Buona serata col cine in tv

Buona serata col cine in tv

facebook

Gli articoli di (146)

  • Way cool! Some very valid points! I appreciate you penning this post plus the
    rest of the site is also really good.

  • Buona serata col cine in tv

    Thanks, you are very kind!

facebook facebook
Articoli recenti