20 Arresti a Roma per riciclaggio di denaro sporco

L 'organizzazione criminale riciclava denaro sporco dai cinesi

Il centro del giro sporco si svolgeva a  Roma: uno degli arrestati era stato legato al boss della Magliana Nicoletti. I soldi «ripuliti» provenivano in parte da appartenenti alla comunità cinese.

A Roma si è scoperto un giro di affari illeciti. Un giro di denaro sporco che fruttava oltre 18 milioni di euro tra Roma, numerose  altre città italiane  e Londra.  I carabinieri del nucleo investigativo del Comando provinciale di Roma e con i comandi dell’arma competenti tra Londra, Roma , Milano, Bari, Vicenza, Pordenone, Viterbo e Campobasso hanno tratto in arresto 20 persone su richiesta emessa dal Gip di Roma, e su richiesta della locale Direzione distrettuale antimafia,  con l’obbligo di interdizione dell’esercizio commerciale di attività professionali e commerciali a carico di altri cinque indagati. Tra gli arrestati ci sono anche Vittorio e Consilio Casamonica e Massimo Nicoletti, figlio di Enrico. Tutti sospettati di reati di riciclaggio internazionale, impiego di denaro illecito, ed emissione  ed utilizzo di fatture per operazioni inesistenti.

 Sgominate due Bande Criminali

Le indagini dei carabinieri hanno scoperto l’esistenza di due bande criminali dediti al riciclaggio.  Il primo gruppo era controllato da due imprenditori italiani di Roma ed era riuscito a riciclare ben 15 milioni di euro, accumulati illegalmente nella provincia di Milano e derivati dalla raccolta illecita di profitti appartenenti alla comunità cinese.  Il secondo gruppo criminale  con a capo sempre un imprenditore della provincia di Roma, aveva riciclato 3 milioni di euro provenienti dal traffico di sostanze stupefacenti nella capitale.

L’inchiesta tira in ballo pure Raffele Gerbi, patron della società “Professional e Partners Group”.

L’organizzazione criminale era ben strutturata essa  dopo aver ricevuto in contanti i capitali illegalmente  raccolti dai cinesi, effettuavano bonifici bancari giustificati da fatture per operazioni in realtà inesistenti, emesse da società riconducibili all’organizzazione. A loro volta, le stesse società trasferivano il denaro sui conti correnti di una società, con sede a Londra, controllata da prestanomi dei cittadini cinesi che rientravano così, all’estero, in possesso del denaro “ripulito” e pronto per essere utilizzato in altre operazioni.

Nel mirino anche un imprenditore romano

Inoltre uno degli arrestati, l’ imprenditore romano, commerciante d’auto , già in passato era stato arrestato per operazioni di riciclaggio effettuate a favore del boss legato alla banda della Magliana Enrico Nicoletti, che come ricordiamo la Banda della Magliana è stata negli  anni 70 e 80 un’ organizzazione criminale italiana, di stampo mafioso, operante nella città di Roma nel  con diverse ramificazioni. Il nome, attribuito alla banda dalla stampa dell’epoca, deriva da quello del quartiere romano della Magliana, nel quale risiedeva una parte dei fondatori. L’attuale indagine  trae spunto da un’altra attività investigativa, condotta sempre dai carabinieri del colonnello Lorenzo D’Aloia  , riguardante le ipotesi di reato di riciclaggio e fittizia intestazione di beni, aggravati dall’utilizzo del metodo mafioso, a carico di un commercialista, originario di Napoli ma da anni residente a Roma.  L’uomo era considerato da chi indaga a disposizione di esponenti di organizzazioni criminali di tipo camorristico,  operanti su scala nazionale, favorendone le attività di riciclaggio e reimpiego dei capitali illeciti a scopo mafioso arrestato il 16 novembre 2015.

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