Antonio Pietrangeli: regista di Donne

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Vi era un tempo, in cui il cinema si prefiggeva come portavoce delle classi più disagiate. Vi era un tempo, in cui si raccontava la verità, nuda e pura. Vi era un tempo, in cui, la guerra era appena terminata e i postumi, venivano rappresentati nelle pellicole cinematografiche, da Roma città aperta e Paisà di Rossellini passando per Ossessione e La terra trema di Visconti fino a Riso amaro di De Santis. Antonio Pietrangeli, esce da questo schema, nei prima anni cinquanta e inizia a raccontare di un mondo mai preso in considerazione: l’universo femminile. Inizia a raccontarlo, con i l suo punto di vista; prende in esame, tutti gli aspetti della vita quotidiana.

Passa dalla prostituta che vuole cambiare vita, alla borghese che non vuole scendere a compromessi con il marito fino ad arrivare alla moglie fedele e non creduta. Iniziata la sua carriera nel 1953 con Il Sole negli Occhi e terminata nel 1968, a Gaeta, durante le riprese del film Come, Quando, Perché?, Antonio Pietrangeli, non è un regista dimenticato, anzi, è un artista a tutto tondo. È un direttore che ha lavorato con i più grandi attori italiani, da Stefania Sandrelli a Sandra Milo, passando per Mastroianni, Sordi e Gassman.

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Prima sceneggiatore per Visconti, poi Regista, ha lasciato nella memoria collettiva, grandi personaggi femminili. Antonio Pietrangeli, nasce a Roma nel 1919 e non è il classico regista che tutti conoscono; essenzialmente i suoi film, sono alle generazioni d’oggi, quasi sconosciuti, ma per gli addetti ai lavori, è una delle maggiori personalità della Commedia all’italiana, assieme a Mario Monicelli e Ettore Scola. Eppure, Pietrangeli, non era solamente un regista. Era anche Un critico e uno sceneggiatore. Era un uomo che nell’Italia del boom economico, ha rivoluzionato la visione della donna nel mondo del Cinema. La sua carriera inizia nella prima metà degli anni quaranta, come critico, sulla rivista “Bianco e Nero”, “Cinema” e “Star”; quindi, lavora come segretario di edizione per Chiarini e aiutoregista nel film Ossessione di Luchino Visconti. Vero punto di svolta stilistica, della natura cinematografica di Antonio Pietrangeli, è segnato dalla sua prima opera, dietro la macchina da presa: Il sole negli occhi (1953). Pietrangeli era chiamato il registadelle donne. Questo perché aveva un occhio diverso, uno sguardo maggiormente critico verso il genere femminile.

Il cinema pietrangeliano, sarà alla fine degli anni ’50, una nuova visione della società e di come cambiava. Con gli anni ’60 del novecento, cambiavano i modelli e i comportamenti sociali, cambiava il ruolo della donna nelle case. Erano gli anni della guerra del Vietnam e della collaterale nascita del “fenomeno hippy”, erano gli anni della prorompente Marilyn Monroe e le sue invidiate forme, erano gli anni in cui moriva Che Guevara e Kennedy, in cui crollava la diga del Vajont e nascevano i Beatles. Anni rivoluzionari, epoca di grandi cambiamenti e icone, che tuttora ricordiamo con una lacrima di nostalgia. Le donne di Antonio Pietrangeli, non erano donne qualunque, schiacciate dalla società, la solita casalinga scialba, chiusa in casa, succube di un marito infedele e di una prole indemoniata. Anzi.

Le sue donne erano prostitute come Adua, erano ingenue ma con un carattere deciso da tirare fuori all’occorrenza come Adriana, erano infedeli come Marta, erano viaggiatrici sognatrici come la giovane Josette, sconsiderate come Hilde o romantiche come Margaret (le tre protagoniste di Souvenir d’Italie). Le sue sono donne forti che combattono, che non sono completamente sconfitte dal progresso, anzi riescono ad affermare proprio quel che volevano, ma non a vincere. Marta, erano viaggiatrici sognatrici come la giovane Josette, sconsiderate come Hilde o romantiche come Margaret (le tre protagoniste di Souvenir d’Italie).

Le sue sono donne forti che combattono, che non sono completamente sconfitte dal progresso, anzi riescono ad affermare proprioquel che volevano, ma non a vincere. Antonio Pietrangeli entra a gamba tesa, nel nuovo decennio, con Adua e le sue compagne; sarà il suo film della maturità; è da quest’opera che si capisce come Pietrangeli, abbia colto, quello che molti uomini, da secoli, cercano di comprendere, la psicologia femminile. Il suo apice, la sua completezza, il suo capire veramente a fondo le donne, si riversa nel trittico drammatico de La Parmigiana, La visita e Io la conoscevo bene. Antonio Pietrangeli, come detto sopra, muore durante le riprese del film, nel 1968 a Gaeta, mentre giravano l’ultima scena in acqua della pellicola, dissimulando la Sardegna. In una giornata soleggiata, sceso il tramonto, con esso arriva anche una forte mareggiata, che travolge l’artista, portandolo con se, contro gli scogli, facendolo annegare nelle gelide acque salate. Con la sua morte si è perso, una colonna del cinema italico.