Chiara Ferragni è un selfie che cammina

Al Festival del Cinema di Venezia di quest'anno si è potuto osservare il documentario autobiografico "Chiara Ferragni: Unposted", il primo film senza trama, senza protagonista e senza niente.

Photocredt: profilo Instagram Chiara Ferragni

“Il mio primo idolo è stato Leonardo DiCaprio. Nel 2013 l’ho visto a Cannes, io e la mia amica ci siamo avvicinate per una foto e un autografo, ma non ce l’hanno fatta fare”: questo è il breve racconto che Chiara Ferragni ha reso ai media di gossip che in questi giorni stanno occupando come cavallette il lido di Venezia per seguire la 76^ edizione della mostra cinematografica. Il “Festival del Cinema e del niente di Venezia” arriva puntuale come la morte ogni anno tra la fine di agosto e l’inizio di settembre, ma appena un minuto dopo la sua chiusura, di tutto ciò che si è visto e sentito là dentro, nessuno ricorda più nulla. Sul tappeto rosso della kermesse mediatica veneziana ci passa chiunque: attori e registi famosi, modelle celebri ed artisti di spessore mondiale, ma anche tanti sconosciuti morti di fama e di fame che con il cinema non hanno nulla a che vedere. Una realtà che tutti conoscono e solo apparentemente nascosta.

Nell’edizione di quest’anno, c’è stato spazio anche per Chiara Ferragni, l’ape regina dei selfie in costume. L’influencer lombarda vive in America con la sua famiglia, ma è nota ed ha un certo seguito quasi esclusivamente nel nostro stivale. E’ un prodotto che si è già visto sul mercato, cioè quello del personaggio rinomato in Italia che vive negli Stati Uniti, dove però nessuno lo conosce, sembrando così per i suoi fans italiani troppo lontano ed irraggiungibile. La Ferragni non la si vede sfilare sui tappeti rossi di importanti mostre cinematografiche americane come il “Sundance Film Festival” di Salt Lake City o il “Tribeca Film Festival” di New York, nonostante si svolgano proprio negli U.S.A, dove lei si vanta di vivere decorando compulsivamente il suo profilo Facebook o Instagram. La si scruta invece guarda caso solo al Festival di Venezia, dove “regna” in punta di piedi sui suoi magnifici tacchi a spillo. La si ammira qua, ma non là, dove nemmeno le chiedono scusa se per strada le pestano distrattamente un piede, o dove Leonardo Di Caprio non sa chi è e la rimbalza come un fan qualsiasi. E’ tutto orribilmente bellissimo.

Constatato questo, Chiara Ferragni ha partecipato al Festival di Venezia di quest’anno in occasione della presentazione del documentario sulla sua vita, dal titolo “Chiara Ferragni: Unposted”. Le recensioni sono ovviamente strepitose: “Una palude”, “Non si vede nulla”, “Una noiosa autocelebrazione”, “La trama non esiste”, “Con la Ferragni non c’è più differenza tra spettatore e spettacolo”, “L’unica nota positiva è che Fedez non si vede quasi mai” ecc.. Complimenti sacrosanti, meritati e forse anche un po’ scontati, che per questi motivi non hanno quindi suscitato alcun tipo di clamore o che non hanno goduto di particolare risonanza, ma il commento di Valeria Golino, lei davvero conosciuta su entrambe le carreggiate della strada, ovvero sia negli U.S.A. che in Italia, invece si, si è sentito: “È un mondo a me sconosciuto, quello della influencer. Tanto di cappello a chi fa soldi sulla vacuità, ma non avendo né Instagram né Facebook, non so nemmeno come funziona sto lavoro, non so cosa sia. È stato sdoganato un comportamento che fino a pochi anni fa ritenevano tutti volgare. E ora ci sembra del tutto normale”.

Il problema non è C.F., ma i suoi followers, che le regalano un immeritato successo appoggiato su un misero selfie addirittura più irreale, modificato e truccato di una qualsiasi automobile di “Fast and Forious”.

Riccardo Chiossi

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