“Cicioni”, il nuovo Non-Formaggio Vegan che si grattugia sulla pasta

Per mangiare sano e salutare a tavola

E’ buono e facilmente digeribile!

Assolutamente privo di latte o altro che possa in qualche modo dar fastidio all’organismo. Ottenuto da un processo di fermentazione naturale di mandorle e anacardi con lavorazione  a crudo.  Consigliato per intolleranti al lattosio o al glutine, per vegeteriani, per vegani, e per tutti coloro che vogliono “assaggiare” prodotti nuovi-innovativi, sani (appaganti per il palato, se piaccono).

Si chiama “Cicioni”, ed è un Non-Formaggio Vegano. Si può fare a scaglie. Anche  sbriciolare, frullare, scottare. Lo puoi servire come antipasto o per preparare degli antipasti. Si adopera come accompagnamento ad altro, come condimento di primi e secondi  piatti. Si mangia con le salse. Un cibo parecchio versatile. Va considerato il gusto pieno e particolare, che ricorda la feta per sapidità. Ha una consistenza corposa(non è spalmabile). E’ piuttosto acidino, e dal forte odore (quasi fosse un “pecorino”, ma è un non-formaggio).

Per sapere cosa sono e come si preparano, potrete leggere questo articolo

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Nasce dalla collaborazione tra la chef milanese Daniela Cicioni (da qui il “nome”) e Mario Zani, direttore generale di Euro Company (specializzati in frutta secca e prodotti disidratati). Senza lattosio, additivi, glutine, conservanti,  zuccheri aggiunti, olio di palma, addensanti, a basso contenuto di sale, con Rame e Manganese, con Vitamina E al suo interno), è stato elaborato grazie a un progetto del 2014 cofinanziato dal Fondo europeo (per un totale di 197 mila euro) per lo sviluppo regionale nell’ambito di un Bando dell’ Emilia Romagna (potrete trovar tutto sul sito dell’azienda).

Volendo, si potrebbe far qualcosa di simile a casa.

Per farlo uguale sarebbe necessaria la stessa attrezzatura e le stesse indicazioni di temperatura non riproducibile col Fai da Te. Gli ingredienti sono quattro: 38% di mandorle, 38% di anacardi, acqua, un minimo di sale, fermenti. Va messa nell’acqua per circa 10 ore (con l’aggiunta di batteri lattici da comprare a parte) la frutta secca in proporzioni uguali, poi si macina e si fa fermentare (in una cella a temperatura controllata). La “pasta” ottenuta si mette in uno stampo,  si fa essiccare per un giorno. Si ottiene così il “fermentino”, che va fatto stagionare per cinque giorni prima di poterlo usare in cucina.  Il metodo è antico, e serviva per conservale a lungo gli alimenti.

Il suo difetto è il costo.

160 grammi di prodotto a taglio lo si paga non meno di 9 euro (se il prezzo non è scontato). E’ acquistabile online (qui, qui), ma consiglio di ordinarlo nei periodi più caldi dell’anno,  perché andrebbe tenuto  in frigorifero tra 0°C e +4°C (tempi e modalità di spedizione non rispetterebbero le indicazioni di preferenza per la sua migliore consumazione).