ECLISSE TOTALE parabola di un alieno

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Era il 6 agosto del 1983 quando Klaus Nomi (al secolo Sperber, giovanotto cresciuto orfano e sognatore sulle alpi bavaresi) vide la tanto decantata luce che un moribondo, sostengono da sempre solo i vivi e vegeti, vede materializzarsi alla fine di un tunnel. Nel caso di Nomi, è del tutto naturale immaginare che le luci ad attenderlo laggiù fossero quelle di un’astronave. Chi pensa ad un errore di battitura o ad una mia tendenza al delirio  fantascientifico si ricrederà presto, sempre che voglia sedersi per cinque minuti e ascoltare la Canzone di Nomi, il suo splendore sulla scene del Village e la repentina scomparsa, come un astro cadente che si mostra splendente per poi svanire nel buio.

Suo padre, un giovane soldato bavarese, morì in guerra ancora prima che il piccolo Klaus venisse al mondo (gennaio del 1944); di conseguenza venne cresciuto da madre e nonna, entrambe amanti di Maria Callas che, permettendo al piccolo Klaus di armeggiare con dischi e grammofono, gli trasmisero un amore immenso per la lirica, amore che l’avrebbe accompagnato sino alla morte e avrebbe segnato l’intera sua arte; Klaus, stregato dalla Callas (il soprano dalle “tre voci”), sin dalla più tenera età duettava con la Divina con la sua ancora flebile voce di bambino.

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New York, parecchi anni più tardi; il New Wave Vaudeville si protrarrà per quattro notti; si tratta di un evento musicale all’insegna della più assoluta sfrenatezza creativa, dove follia e dolcezza, rock e lirica, gruppi di stampo nazi e artisti dichiaratamente gay, no wave e pop calcano lo stesso palco in totale libertà. Un evento che appare inconcepibile, utopico ai nostri tempi.

Il maestro di Cerimonie, l’artista e promotore dell’evento David McDermott ,sul palco agghindato come un faraone egizio, strepita a gran voce e con palpabile euforia presentando alla bizzarra drogata e variopinta folla gli ancora più bizzarri artisti che dovranno esibirsi.

È un delirio, un’orgia per occhi e orecchie, una festa dai mille contrasti stridenti; punk che abbaiano e si dimenano abbigliati come frank sinatra, spogliarelliste con boa di piume che si esibiscono in spaccate ginecologiche; uniformi americane, uniformi nazi, selvaggi bluesman neri che si dimenano accompagnati da armonica e piano, persino un quattro burloni in giacca cravatta e caschetto con chitarre che si ammosciano, un sacrilego scherno per l’era dei beatles.

E all’improvviso, dal buio e dai fumi emerge una creatura; “cos’è??” grida qualcuno (badate bene: non CHI, ma cosa); è l’Alieno, stretto in una attillatissima tuta e coperto da un mantello di plastica colorata, niente di terrestre, niente di umano in lui; e quella voce, quella voce ch’è pura lirica e dolcezza impalpabile, intona “Mon coeur s’ouvre à ta voix” (il mio cuore si apre alla tua voce) aria dell’Opera Samson et Dalila (1877).

La fiabesca atmosfera dell’esibizione viene rotta da un’inaspettato frastuono di botti, bombe fumogene, luci stroboscopiche; Nomi sparisce tra le nebbie. Il suo aspetto, la bizzarra personalità e le fenomenali doti vocali attirarono l’attenzione di numerosi pezzi grossi dell’arte e della musica: primo tra tutti David Bowie, che lo volle con se (con l’inseparabile amico joey arias) come cantante background per la sua grande esibizione al Saturday night live; con quest’apparizione conquistò la possibilità di incidere il suo primo disco, una miscela talmente insolita e indefinibile di stili musicali e toni vocali da essere un’autentica perla; può essere amato o odiato, sulle preferenze non si discute, ma considero imperdonabile ignorarlo e consiglio con tutte le mie energie di ascoltare la sua musica e decidere allora che idea farsene, se buttarla via o costruirle un’altarino (sembra non esistano vie di mezzo per Nomi).

Si va dalla gelida “Keys of life” a canzoni cover (dotate però dall’interprete di vita e magia autonome) come Lighting strikes, the twist, you don’t own me; dal sinthpop/new wave di “total eclipse”, “Nomi song”(manifesto della sua origine “aliena”)e “wasting my time”, sino alla cristallina lirica della già citata aria di Samson et Dalila e soprattutto, in un crescendo di bellezza, a “The Cold Song”, opera di Purcell; l’interpretazione di Nomi è, senza esagerazioni ma forse persino sminuendola, assolutamente da BRIVIDO, tocca vette vocali irraggiungibili a qualsiasi donna umana (tranne Maria Callas, naturalmente). Il decollo dell’Alieno ha inizio; è una celebrità a New York e oltre i suoi confini (limitando comunque la sua fama, ancora acerba, agli U.S.A); è platealmente omosessuale e ha numerose relazioni amorose con artisti; la sua mente è in continuo fermento, si identifica sempre di più nel personaggio Nomi; il giovane pasticcere germanico sbarcato a New York nel ’72 è inghiottito dall’alieno Nomi. Inizia a bruciare velocemente. Le sue vecchie vite di lavoratore e di sognatore rifiutato dal mondo della lirica tradizionale (sognava i teatri di germania, una volta) svaniscono.

Il secondo album, Simple Man, è un condensato della follia creativa e vitale che la vita di Nomi alimentava in questo periodo. Gli spalancò le porte dell’europa: esibizioni  in importanti show francesi e tedeschi con ballerini professionisti (agghindati ovviamente secondo il gusto bizzarro di Nomi), denaro, altri amori.

Fu in Francia. Nomi seppe lì che gli sarebbe toccato di morire presto. Aveva l’aids e la salute di un malconcio ottantenne; e lì che la luce dentro di lui si spegne, in francia. Si dedicò quell’anno, il 1983, al suo amore d’infanzia: la lirica.

Chiese di essere cremato, per continuare a volare sopra New York.

 

studio album by Klaus Nomi

 

 

 

 

 

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