Le performer del porno mainstream chiedono supporto e rispetto

In seguito alla tragica morte di cinque attrici, l'industria del cinema hard lotta contro la stigmatizzazione delle performer. Sono previste delle novità nelle regolamentazioni e nelle strutture di supporto.

L’industria dell’intrattenimento per adulti è rimasta travolta dalla sconvolgente morte di cinque giovani attrici. Ora le performer  chiedono supporto e rispetto.

Shyla Stylez è deceduta nel novembre del 2017 durante una visita alla propria famiglia, non è ancora stata individuata la causa della sua morte. Un mese dopo August Ames si è tolta la vita. Poi, a distanza di una settimana l’una dall’altra altre tre performer del cinema hard, Yurizan Beltran, Olivia Nova e Olivia Lua sono morte per overdose o per ragioni non ancora accertate. Quello che era iniziato come un invito all’azione per sostenere le performer femminili alle prese con la depressione, la tossicodipendenza e il cyberbullismo, ora è sentito da molti come una vera e propria  crisi di settore. L’industria del porno ha fatto abbastanza per prevenire queste morti?

“Abbiamo bisogno di combattere lo stigma come gruppo, perché siamo stati tutti sotto attacco” ha dichiarato Tori Black, vincitrice femminile dell’anno agli AVN Awards, gli Academy Awards del cinema hard.

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“Quello che è successo a queste ragazze sarebbe potuto succedere a qualcuna di noi in un momento di debolezza.”

Potremmo dire che da sempre il mondo del porno è soggetto a stigmatizzazioni ma molte delle attrici che si sono esposte per questa causa ritengono che i social media abbiano, per certi versi, aggravato la situazione.

I social network espongono le performer al cyberbullismo e alla loro conseguente disumanizzazione. Tori Black ha affermato che mentre la maggior parte delle sue interazioni attraverso i social media sono positive, subisce  anche molti commenti violenti. “Sono una madre e una porno star, e questo è molto complicato” ha detto.

“Potrei pubblicare la foto più innocente e completamente vestita di tutti i giorni su Instagram e qualcuno commenterebbe: “Non ti vergogni? Hai figli!””

Black ritiene che queste offese siano l’eco di pregiudizi molto antichi secondo cui la sessualità in sé stessa sarebbe degradante. La stigmatizzazione a cui sono soggette le performer femminili è ben diversa però da quella a cui sono soggetti i porno attori. Secondo una cultura machista che purtroppo, troppo spesso,  continua ad avere la meglio, le donne che hanno a che fare con questo mondo sarebbero delle “puttane” dalla mente deviata, delle malate. I porno attori invece…beh loro si divertono, beati loro,no? Solo scardinando gradualmente questa costruzione culturale le attrici hard potranno finalmente ottenere rispetto.

Diverse star del porno sostengono anche che lo stigma che circonda le sex worker abbia un effetto diretto sulla loro capacità di chiedere supporto psicologico. Terapisti e altri professionisti sono prevenuti e riconducono nella quasi totalità dei casi i loro disturbi alla professione svolta, non riconoscendola come tale.  Tasha Reign, la presidente del comitato per l’avvocatura dell’industria del porno ritiene  che ci debba essere un cambiamento anche all’interno del settore.

“Ci sono molte cose che l’industria può fare per definirsi come un ambiente  migliore per le giovani donne”. Reign e l’APAC stanno cercando di implementare un protocollo di formazione obbligatorio per i nuovi performer per assicurarsi che siano consapevoli dei loro diritti. Il gruppo ha trovato il sostegno di professionisti del supporto psicologico e psichiatrico che rispondono ai loro criteri di “servizi sicuri, sex worker-positivi e non discriminatori”. Reign sta portando avanti anche una battaglia per l’aumento dell’età minima di ingresso nell’industria, con uno spostamento dai 18 ai 21 anni.

A complicare questi sforzi è il fatto che l’industria del porno ha subito importanti cambiamenti soprattutto dal punto di vista della distribuzione e quindi delle modalità di fruizione stessa: questo universo di contenuti gratuiti  ha  contribuito a complicare il rapporto delle attrici con la loro professione e la propria identità,  facendo sì che fossero spinte fuori dalla loro comfort zone e facendogli ricoprire ruoli che altrimenti non avrebbero accettato. Anche l’industria del porno ha avuto il suo momento #MeToo, con numerose accuse di violenza sessuale all’interno dei set e fuori.

Attualmente si sta sviluppando un sistema di controllo che produttori e registi  potranno usare per stabilire tutto ciò con cui i performer non sono a loro agio sul set.

Molte donne ora rivestono ruoli di potere all’interno dell’industria del porno mainstream. Angela White, che è sia attrice che regista, ha vinto quest’anno 14 premi AVN. Lei stessa ha riconosciuto un cambiamento positivo nel settore “nel maggior numero di donne che producono e dirigono i propri contenuti” e “nel rappresentare le donne come potenti esseri sessuali”. A dire il vero molte produzioni del porno mainstream stanno virando verso una sensibilità al femminile. Non mi sto riferendo alle categorie del porno “indirizzato alle donne”, quello soft, romantico e un po’ noioso ma a produzioni commerciali che possono rientrare anche nell’hardcore e vedono prevalere il punto di vista femminile su quello maschile, con degli esiti davvero positivi anche dal punto di vista dei rapporti di potere che risultano molto meno sbilanciati se non scardinati. 

Quest’anno, la metà dei 10 titoli in concorso per film dell’anno agli AVN Awards sono stati diretti o co-diretti da donne, rispetto a solo uno su 10 dei candidati agli Oscar. Il regista e produttore Greg Lansky sostiene che gran parte dei suoi successi dipenda dalla costruzione delle sue produzioni intorno alla figura di donne forti. Dopo che Lansky ha vinto il suo terzo premio consecutivo come Director of the Year quest’anno, ha lasciato il palco al produttore Kevin Moore, vedovo di August Ames, per annunciare un programma di supporto per interpreti femminili in memoria della sua defunta moglie.

The August project, secondo Moore, dovrebbe funzionare come un sistema di supporto su misura per i professionisti di questo settore “se qualcuno di voi si dovesse trovare sul ciglio di una scogliera, riceverebbe supporto anche con una telefonata”.

Riporto, di seguito, omettendo i cognomi degli autori, alcuni commenti  agli articoli di diverse testate italiane relativi alla morte di queste donne:

Umberto: “nel suo cuore c’era posto per tutti. Ah ah ho scritto “cuore””

Nico: “era una pornostar non una modella. Chi fa quel mestiere così degradante tanta  stima di sé non ha”
Julian: “fatal cum shot”
Elvira: “una troia in meno”
Giancarlo: “troppi caxxi”
Roby: “una zoccola porca in meno”
Giovanni C: “bene dai una zoccola in meno da mantenere aaaa bene dai olè”
Giovanni: “una lurida troia in meno sulla faccia della terra”
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