L’obelisco della discordia

A scatenare diatribe curiose basta poco, una parola in un determinato contesto e il gioco e fatto! Questo sembra essere accaduto al nostro presidente della Camera, Laura Boldrini, ritrovatasi nell’occhio del ciclone perché avrebbe espresso la volontà di cancellare la scritta “Mussolini Dux” dall’obelisco sito nel Foro Italico.

Il punto d’origine della polemica sembra risiedere nell’incontro con i Partigiani avvenuto a Montecitorio per la celebrazione del settantesimo dell Liberazione. “Quella (colonna) con la scritta Mussolini dux. Quella è ora di abbatterla», ha detto il partigiano rivolto al presidente della Camera, “O perlomeno togliere la scritta”, ha replicato la Boldrini in un video, anche se immediatamente svia il discorso proponendo una foto di gruppo.

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Da qui la situazione dilaga e si perde completamente di vista il senso di tutto. Boldrini paragonata all’Isis nell’intenzione di distruggere monumenti, Partigiani offesi nel profondo da qualsiasi riferimento fascista ancora in circolazione e dichiarazioni sistemate ad hoc per accaparrarsi il maggior effetto possibile. La risposta dell’accusata non tarda ad arrivare, negando qualsiasi tipo di volontà ad abbattere l’obelisco e sottolineando come il Paese finisca sempre per nutrirsi di polemiche infondate e fini a sé stesse. Ergo, l’obelisco non si tocca, idem per la scritta, fine della storia!

Al di là del fatto che le parole possano o meno esser state pronunciate durante la visita dei Partigiani e considerando anche il disagio di questi ultimi relativamente al difficile periodo storico in questione, la verità è che i tentativi di damnatio memoriae moderni servono a poco, come ci insegna la Storia stessa. Cancellare scritta ed obelisco non cancella gli errori e gli orrori di un ventennio gravoso sui ricordi e sulla vita di moltissimi.

I riferimenti, macro o microscopici che siano, servono a ricordare ieri, oggi e in futuro a non commettere ancora gli stessi errori. Come scriveva Cicerone nel suo De Oratore, “historia magistra vitae”, cioè la Storia come maestra di vita, come monito a far si che il passato non si ripeta, dovrebbe bastare soprattutto a indirizzare la giornata della Liberazione verso temi più proficui.