I “non-formaggi” vegani… cosa sono e come si preparano

Alta digeribilità, genuini, forse penalizzati un po' nel gusto, piacciono o non piacciono

Non si possono chiamare “Formaggi”, li chiameremo “Non-Formaggi”.

In Europa, la Corte di Giustizia (CGEU), ha proibito l’uso di termini specifici (quali: latte, yogurt, panna, burro, formaggio, ecc.) per qualsivoglia tipo di alimento che non lo sia davvero, ossia, che non sia “realmente” un prodotto lattiero-caseario (un derivato del latte). In altre parole,  la denominazione resta valida e conforme solo se l’origine è animale (non vegetale). Peccato che non abbia reso retroattiva la sentenza. Questo si traduce in confusione per i consumatori,  soprattutto sugli scaffali dei supermercati. Le nuove disposizioni valgono per quel che di nuovo viene messo in commercio. Non si applicano a quanto già commercializzato. Ne è trascorso di tempo per far chiarezza, e ancora oggi non è stata ben fatta. Cominciarono nel 2007 a definirsi le  prime regole, aggiornate nel 2013. Solo nel 2016 si sono espressi rigidamente, però, non risolvendo per il passato il presente distribuito.

Cosa sono?

Cibi altamente digeribili, consigliati per chi ha problemi di intolleranze alimentari (al lattosio o al glutine, se non allergici alla frutta secca), adoperati in cucina non solo dai vegani (se piacciono).

Per la maggior parte si tratta di “fermentini”, dal sapore acidulo e la consistenza morbida, in genere freschi e spalmabili. Ne esistono pure di stagionati. Nel 2014 nasce il “Cicioni”,  da poter scottare e mettere sui primi piatti al posto del pecorino. La sua è una storia a sé.

Come si preparano?

In modo artigianale, si sfrutta il metodo antico della fermentazione e la lavorazione a crudo adoperando come base i semi vegetali (specialmente noci, mandorle, anacardi, zucca, ecc.). Risultano buoni anche senza proteine del latte, lattosio, glutine, colesterolo, caseina, calorie, sodio, hanno sali e grassi saturi ridotti, sono salubri.

Gli ingredienti sono sani e salutari, unicamente vegetali.

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Non influiscono negativamente sul nostro organismo, contribuendo ad un miglioramento delle condizioni fisiche e delle analisi del sangue (nel caso ce ne fosse bisogno).  L’assenza di  caseina penalizza solo la capacità di fondersi e di mostrarsi elastici (il filante e il corposo). Mancando le sapidità a cui si è normalmente abituati, il sapore cambia e può essere percepito come meno gustoso. A volte l’odore è più intenso (molto “profumoso”), altre inesistente. Al palato possono piacere o non piacere, è questione di gusti.  Non vanno pensati come “sostitutivi” dei formaggi comuni, ma apprezzati come qualcosa di “alternativo” al tradizionale conosciuto.