Quando le stelle ci insegnarono a camminare

Milioni di anni fa, una serie di supernovae potrebbe aver causato gravi cambiamenti ambientali, favorendo l'evoluzione del bipedalismo nell'essere umano

L’esplosione di alcune stelle – relativamente vicine al nostro pianeta – potrebbe aver influenzato l’evoluzione del genere umano. È quanto affermato da una coppia di ricercatori americani, il cui articolo è stato recentemente pubblicato su Journal of Geology.

In seguito a questo evento, vasti incendi devastarono la Terra, portando all’espansione di habitat aperti – come savane e praterie – a scapito delle foreste. Ciò, avrebbe favorito l’evoluzione del bipedalismo tra gli esseri umani.

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I primi passi

Il bipedalismo è un tipo di locomozione che prevede l’impiego dei soli arti posteriori. Diversi animali, incluso l’uomo, hanno adottato una postura bipede. In particolare, sono state rinvenute diverse prove paleontologiche che indicano come il bipedalismo abbia accompagnato l’evoluzione della nostra specie sin dagli albori.

Sahelanthropus tchadensis – un ominide primitivo che visse in Africa più di 6 milioni di anni fa – era caratterizzato da un cervello di dimensioni ridotte, più simili a quelle di uno scimpanzé che non di un uomo. Tuttavia, il foramen magnum – un’apertura che connette cervello e midollo spinale – era collocato alla base del cranio, come nel moderno Homo sapiens.

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Ciò, potrebbe indicare che S. tchadensis mantenesse una postura bipede e, di conseguenza, camminasse eretto. Tuttavia, a causa della frammentarietà dei resti, ancora non sappiamo come si muovesse realmente.

Negli anni ’90, un team di ricercatori scoprì i resti di una nuova specie – Ardipithecus ramidus – vissuta in Etiopia oltre 4 milioni di anni fa. Ad oggi, sono stati recuperati numerosi reperti, che hanno permesso ai paleontologi di ricostruire le fattezze di questo antico ominide.

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Come nel caso di S. tchadensis, il foramen magnum si trovava nella porzione inferiore del cranio. Inoltre, possedeva un bacino corto e dalla forma a coppa, simile al nostro. Questi, ed altri fattori, hanno spinto molti scienziati a ipotizzare che A. ramidus fosse in grado di camminare eretto. Tuttavia, alcuni elementi – come la presenza di un alluce opponibile – suggeriscono che passasse la maggior parte del tempo sugli alberi.

Le fucine dell’Universo

Quasi certamente, diversi fattori hanno contribuito all’evoluzione del bipedalismo nell’uomo. Alcuni paleontologi sostengono che sia stata favorita dalle intense variazioni climatiche avvenute nel corso del Cenozoico.

Il progressivo calo delle temperature e l’aridità crescente portarono alla frammentazione degli habitat forestali. Così, i nostri antenati – costretti a muoversi in spazi aperti – avrebbero adottato una postura bipede, che permettesse loro di percorrere lunghi tratti risparmiando energia.

Secondo un recente studio, l’evoluzione del bipedalismo sarebbe stata favorita da imponenti modificazioni ambientali provocate dall’esplosione di stelle vicine.

All’interno di questi corpi celesti hanno luogo processi di fusione nucleare, che portano al rilascio di enormi quantità di luce e calore. Nelle stelle più massicce (da 8 a 15 volte la massa del Sole), queste reazioni producono – a partire da elementi leggeri come idrogeno ed elio – particelle progressivamente più pesanti.

Nell’arco di milioni – se non miliardi – di anni, le reazioni nucleari calano d’intensità e la stella comincia a contrarsi sotto la pressione della sua stessa forza gravitazionale. Infine, il corpo celeste collassa ed esplode in una cosiddetta “supernova“, eiettando enormi quantità di materia nello spazio. In tal modo, elementi come il ferro vengono distribuiti in tutto l’Universo, divenendo parte della composizione di nuovi corpi celesti – incluso il Sole.

Fuoco e fulmini

Negli anni ’90, alcuni ricercatori identificarono uno strato ricco di ferro-60 – un isotopo estremamente raro sulla Terra – conservato nei fondali oceanici di tutto il mondo. Gli scienziati avevano appena scoperto una traccia lasciata da antiche supernovae, avvenute a “breve” distanza dalla Terra (tra 326 e 163 anni luce). Questa serie di esplosioni – iniziata 8 milioni di anni fa – raggiunse il suo picco circa 2,6 milioni di anni fa.

Come affermato da Adrian Melott (University of Kansas) e Brian C. Thomas (Washburn University), questo evento ebbe significativi effetti sulle forme di vita terrestri, inclusi gli esseri umani. Secondo i ricercatori, il pianeta fu colpito da un’intensa pioggia di radiazioni che, penetrando in profondità gli strati atmosferici, ionizzò le molecole d’aria. Ciò, portò al rilascio di grandi quantità di elettroni che, a loro volta, favorirono la formazione di fulmini.

In natura, questi rappresentano la principale causa di incendi. Perciò, i due astronomi ipotizzano che le antiche foreste della Terra siano state colpite da vasti incendi, le cui tracce (sotto forma di carbone) sarebbero state rinvenute in tutto il mondo.

Queste calamità – assieme ai cambiamenti climatici sopra citati – avrebbero favorito l’espansione di praterie e savane. Tale fenomeno, spinse i nostri antenati ad abbandonare definitivamente lo stile di vita arboricolo, assumendo una postura completamente bipede.

Come affermato da Brian Fields – astronomo presso la University of Illinois – “Tutto ciò ci ricorda come la vita sulla Terra non proceda in totale isolamento. Non solo siamo terrestri, ma siamo anche cittadini di un cosmo più vasto e, talvolta, il cosmo irrompe nelle nostre vite”.