Repressione contro i giornalisti in Turchia

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Questa mattina un blitz della polizia turca nella sede del quotidiano Cumhuriyet  ha portato all’arresto di tredici giornalisti e anche del direttore del quotidiano: i cronisti sono accusati di avere espresso nei loro articoli opinioni molto critiche nei confronti del governo Erdogan e di avere appoggiato i presunti autori del presunto golpe dello scorso 15 luglio. Il quotidiano è anche accusato di essere vicino al movimento di Fethullah Gulen e al Pkk, che sono considerate pericolose organizzazioni terroristiche.

Non è la prima volta che i giornalisti in Turchia sono nel mirino delle autorità e dopo il fallito golpe del 15 luglio la repressione contro la stampa è diventata quasi insostenibile: sono tantissimi i quotidiani chiusi e ci sono stati parecchi arresti di cronisti, fotografi e cineoperatori.  In Turchia coloro che hanno scritto articoli critici nei confronti di Erdogan e della sua politica, anche semplici blogger, sono stati incarcerati e torturati e ad alcuni giornalisti è stata ritirata la licenza.  Il quotidiano Cumhuriyet, in particolare, è rimasto l’unico vero giornale di opposizione e i suoi articoli vengono spesso censurati proprio a causa delle opinioni contrarie al regime di Erdogan che vengono espresse dai suoi giornalisti e tanti che lavoravano alla redazione del giornale sono già stati arrestati il giorno dopo il fallito golpe.

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In tutta la Turchia migliaia di persone sono scese in piazza insieme ai giornalisti per chiedere la fine della repressione e maggiore libertà di stampa e di parola; il popolo turco non vuole omologarsi al pensiero unico e sta cercando di portare all’attenzione della comunità internazionale la deriva autoritaria che il governo di Erdogan sta assumendo. Soprattutto la minoranza curda è stata quasi totalmente privata dei suoi diritti in Turchia e le postazioni delle milizie curde che combattono contro l’ISIS in Siria sono sistematicamente bombardate dai turchi, segno che per Erdogan i curdi sono più pericolosi del sedicente Stato islamico.

Mentre la repressione continua la Turchia rischia di trasformarsi in uno Stato dittatoriale, in cui i diritti delle minoranze e delle opposizioni saranno calpestati e poi cancellati.

Sono una ragazza di trenta anni con Laurea triennale in Studi Internazionali e Laurea magistrale in Scienze del governo e dell'amministrazione; ho anche frequentato un Master e vari corsi post laurea. Conosco oltre all'italiano, inglese e francese e il tedesco a livello base. Le mie passioni sono leggere, scrivere di attualità, ambiente e animali e viaggiare per scoprire sempre posti nuovi. Oltre che per Quotidian Post scrivo anche per Prima Pagina on line, Notiziario Estero e Report Difesa. Ho anche un blog personale http://valeryworldblog.com