Roma: morto suicida nella notte il presunto killer del gioielliere

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Si sono tenuti oggi a Roma, nella Chiesa di San Gioacchino, i funerali di Giancarlo Nocchia, il gioielliere ucciso a Roma nel corso di una rapina finita in tragedia.

E mentre un intero quartiere piangeva una vittima innocente, che tutti ben conoscevano e stimavano a Prati, nella notte si è vissuto un altro fatto di sangue: Ludovico Caiazza, presunto assassino del gioielliere, si è impiccato in carcere, usando un lenzuolo come cappio.

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L’uomo di 32 anni, che aveva numerosi precedenti per violenza sessuale, era stato fermato, infatti per un controllo su un treno, all’altezza di Latina, mentre tornava da giorni di assenza in casa, nel corso dei quali né la sua famiglia, né la sua compagna avevano avuto più sue notizie.

I carabinieri però lo stavano aspettando e, al momento del fermo, questi aveva ancora con sé il cellulare del gioielliere ed alcune pietre preziose, che non era riuscito a piazzare.

dentTrasportato immediatamente al carcere di Regina Coeli, Caiazza è stato immediatamente portato a colloquio da una psicologa, che lo ha valutato in stato di agitazione, ma non incline al suicidio. pertanto l’uomo è stato messo nella sezione nuovi arrivi, dove aveva l’obbligo di firma ogni 15 minuti.

L’ultima firma l’ha messa alle 22.30 ed alle 22.45 è stato trovato morto, impiccato nella sua cella.

Cosa sia successo in quei 15 minuti e come sia stato possibile è tutto da verificare. Al momento la Procura di Roma ha aperto un fascicolo, proprio inerente il suicidio dell’uomo. Si tratta di un procedimento chiamato “modello 45”, ossia un procedimento privo di indagati e  anche di ipotesi di reato.

Anche il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap) ha aperto una sua indagine interna, come vuole la prassi in tutti i casi simili a questo.

Nella giornata di domani verrà fatta l’autopsia sul corpo del giovane.

Una rapina finita nel sangue, che ha causato due vite spezzate per poche pietre preziose, è, dunque, l’esito di un tragico pomeriggio di luglio nel cuore di Roma. Il gioielliere ha lasciato un figlio di 20 anni e una moglie, che questa mattina lo hanno pianto a lungo insieme ai fratelli.

Non ci si può dar pace per una vita stroncata di netto dalla brutalità di un uomo, che, pur avendo numerosi precedenti, era ancora libero di circolare, di far del male e – proprio come è stato – di uccidere.

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