Simbakubwa: il superpredatore che regnò sull’Africa

La nuova specie di ienodonte potrebbe fare luce sull'evoluzione di questi antichi predatori

Cranio di Hyaenodon horridus, in mostra al Museo di Paleontologia di Zurigo (Fotocredit: By Ghedoghedo - Own work, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=63520246)

È stata scoperta una nuova specie di mammifero predatore, denominata Simbakubwa kutokaafrika, vissuta in Kenya 22 milioni di anni fa. L’analisi dei resti ha permesso di identificarla quale membro del gruppo Hyaenodonta, antichi carnivori un tempo diffusi quasi in ogni continente, ma oggi completamente estinti.

S. kutokaafrika era un temibile superpredatore che, secondo alcune stime, poteva raggiungere dimensioni superiori perfino al moderno orso polare. Lo studio è stato finanziato da prestigiosi istituti come la Ohio University, la National Geographic Society (NGS) e la National Science Foundation (NSF).

I superpredatori del passato

I primi ienodonti apparvero nel Paleocene Inferiore, successivamente all’estinzione dei dinosauri – avvenuta 66 milioni di anni fa. Il nome Hyaenodonta – che letteralmente significa “dente da iena” – evidenzia una certa somiglianza tra i denti di questi antichi animali e quelli delle moderne iene. Tuttavia, non vi è alcuna parentela stretta fra loro – gli ienodonti, infatti, fanno parte di un distinto gruppo di carnivori, attualmente estinto.

Secondo recenti studi, questi animali comparvero in Eurasia per poi diffondersi in Africa e Nord America. Alcuni erano carnivori di piccola taglia, mentre altri raggiunsero dimensioni eccezionali, assurgendo allo status di superpredatori. Tra questi si può citare il Megistotherium, li cui solo cranio misurava 66 cm (circa  il doppio di una tigre) e dal peso stimato attorno ai 500 kg. È probabile che, date le dimensioni variabili, ogni specie occupasse una differente nicchia ecologica, nutrendosi di prede diverse e adottando peculiari strategie di caccia (forse, alcune agivano perfino in branco).

Come i moderni carnivori, anche gli ienodonti avevano sviluppato denti specializzati per sminuzzare la carne – detti “carnassiali”. Alcune specie ne possedevano addirittura tre paia per lato, mentre gli odierni predatori si limitano ad un singolo paio, formato dal quarto premolare superiore e il primo molare inferiore.

Non sono ancora certe le cause che hanno portato all’estinzione degli ienodonti, avvenuta circa 11 milioni di anni fa (Miocene Superiore). È possibile che più fattori abbiano contribuito, tra cui la competizione con nuovi e più efficienti carnivori.

“Scheletro nell’armadio”

Questi fossili furono rinvenuti durante una campagna di scavo nel sito di Meswa Bridge – nel Kenya occidentale – tra il 1978 e 1980. Gli scienziati stavano esplorando l’area in cerca di reperti di scimmie antropomorfe e recuperarono queste enormi ossa appartenute ad un antico predatore, vissuto 22 milioni anni fa (nel Miocene Inferiore).

I resti furono così riposti in un armadio – all’interno delle collezioni del Nairobi National Museum – e ignorati per decenni. Si dovette attendere il 2013 perché fossero riesaminati dal Dr. Matthew Borths (curatore della Divisone di Primati Fossili presso il Duke Lemur Center della Duke University) e dalla Dott.ssa Nancy Stevens (professoressa presso l’Heritage College of Osteopathic Medicine della Ohio University), i quali compresero presto l’importanza del ritrovamento.

In totale, sono stati recuperati parte della mascella e della mandibola, alcuni denti, falangi e un calcagno. La presenza di tre set di carnassiali, la particolare morfologia dei denti – tipica di un ipercarnivoro (la cui dieta è costituita almeno per il 70% da carne) – e la struttura del calcagno, hanno permesso di classificare l’animale come membro del gruppo Hyaenodonta, in particolare di Hyainailourinae.

Calcoli basati sulla misurazione dei denti hanno portato ad una stima del peso di Simbakubwa, compreso fra 280 kg (equivalente a un leone di grossa taglia) e 1554 kg (superiore al più grande orso polare mai rinvenuto). Date le eccezionali dimensioni dell’esemplare, i ricercatori hanno deciso di chiamare questa specie appena scoperta: Simbakubwa kutokaafrika, dalle parole Swahili per “grande leone” e “proveniente dall’Africa”.

Il primo gigante

Secondo i paleontologi, gli Hyainailourinae comparvero in Afro-Arabia oltre 50 milioni di anni fa (Eocene Inferiore) e, successivamente, si diffusero in Eurasia e Nord America. Tuttavia, nel corso dell’Oligocene (circa 30 milioni di anni fa), questi animali si estinsero in ogni continente escluso quello africano. A cavallo tra l’Oligocene e il Miocene (approssimativamente 23 milioni di anni fa), eventi tettonici collegarono Africa ed Eurasia, così vari animali tra cui gli Hyainailourinae poterono dirigersi verso nord, mentre altri – come gli antenati dei moderni carnivori – migrarono a sud.

Contemporaneamente, il clima in Afro-Arabia iniziò a mutare verso condizioni di maggior aridità, che portarono alla diminuzione delle foreste in favore di spazi aperti. Il ritrovamento di Simbakubwa – il più antico Hyainailourinae di grossa taglia a noi noto – suggerisce che tali giganteschi ienodonti abbiano avuto origine in Africa, durante questo periodo di profondi cambiamenti.

Nell’articolo – pubblicato sul Journal of Vertebrate Paleontology – i ricercatori ipotizzano che la progressiva diffusione di spazi aperti abbia favorito l’evoluzione di enormi erbivori, come rinoceronti e proboscidati. Di conseguenza, alcune specie di ienodonti aumentarono gradualmente le loro dimensioni, fino a diventare gli unici predatori in grado di cacciare tali animali. Questa teoria spiegherebbe la comparsa di forme gigantesche – come Simbakubwa – durante il Miocene.

Lo studio del calcagno ha evidenziato una certa somiglianza con i resti di un’altra specie di ienodonte, Hyainailouros sulzeri. Si ritiene che quest’ultimo camminasse o appoggiando l’intera pianta del piede (postura plantigrada, come gli orsi), oppure scaricando parzialmente il peso sulle dita (postura semidigitigrada). L’analisi del fossile di Simbakubwa suggerisce che questa nuova specie mantenesse una postura semidigitigrada – similmente a H. sulzeri. Ciò potrebbe rappresentare un ulteriore adattamento agli spazi aperti, in quanto avrebbe permesso di percorrere maggiori distanze risparmiando energia.

Il basso grado di consumo dei denti suggerisce che questo individuo, sebbene di età adulta, fosse ancora relativamente giovane. Inoltre, l’integrità della superficie dentale indica che Simbakubwa non masticasse regolarmente le ossa delle prede, al contrario di specie successive (dotate di denti particolarmente robusti). Vari fattori – tra cui la crescente competizione con carnivori più evoluti – potrebbero aver spinto gli ienodonti a espandere la loro dieta, così da sfruttare in modo più efficiente le risorse a disposizione. Secondo il Dr. Borths, è possibile che rapidi cambiamenti ambientali abbiano infine determinato la scomparsa di questo predatore e dei suoi simili.

Come affermato dalla Dott.ssa Stevens, la scoperta di Simbakubwa testimonia ancora una volta il ruolo fondamentale delle collezioni fossili nella comprensione della storia dell’evoluzione. Infatti, questi reperti rappresentano una preziosa fonte di informazioni non solo sullo sviluppo degli Hyainailourinae, ma anche sulle modalità con cui le specie affrontano le sempre nuove sfide imposte dall’ambiente.

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