Telecom parla spagnolo e Letta sta a guardare

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Nel lunedì post weekend in cui le notizie del matrimonio di Belen e quelle dell’attentato al centro commerciale in Kenya sono state seguite di pari passo, ci ritroviamo una notizia che lascia tutti sgomenti. La Telecom è in mano agli spagnoli: azioni Telco sono state vendute a Telefonica. Questo vuol dire che Letta dovrà rispondere davanti alla Camera su questa vicenda, che lascia molti dubbi nelle menti degli italiani: Secondo Luigi Zanda «Le vicende contestuali di Alitalia e Telecom rappresentano in modo impietoso l’esito di una lunga catena di errori in gran parte dovuti all’assenza ventennale di una politica industriale e, conseguentemente, alla prevalenza degli interessi privati sugli interessi pubblici». Questa privatizzazione comporta sicuramente una perdita di controllo dell’occupazione, della ricerca e dello sviluppo, riprendendo le parole dette da Pippo Civati.

Beppe Grillo afferma in modo pesante che questa cessione era «un disastro annunciato da un saccheggio continuato, pianificato e portato a termine con cinismo di quella che era tra le più potenti, innovative e floride società italiane», affermando con sicurezza che la colpa di questo fu dell’allora primo ministro Massimo D’Alema, che nel 1999, portò Telecom Italia a morte sicura con la cessazione a debito. Grillo propone una soluzione per salvare l’industria delle telecomunicazioni italiana: secondo lui, infatti «è sufficiente dirottare parte dei miliardi di euro destinati alla Tav in Val di Susa che neppure il governo francese vuole più» per rimpinguare il debito dell’azienda.

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Anche i sindacati si sono espressi sulla questione: secondo la CGIL ci sono sedicimila posti a rischio. Secondo Azzola (CGIL) questa «è la prima operazione che consegna agli stranieri un gruppo strategico italiano. Un’operazione mai avvenuta in nessun Paese occidentale».

Tutta questa vicenda ha mostrato un’Italia fragile, sicuramente non l’Italia che l’Unione Europea si aspetta.