È partita in questi giorni l’Olimpiade invernale, con la Cina che bissa l’edizione estiva del 2008.
Come ricorda la rivista Limes, i cinesi gareggiano soprattutto per il soft power, ovvero per proiettare all’esterno una immagine grandiosa di sé, riflesso della loro forza politica, militare, economica.
La Cina vuole mostrare la sua efficacia al mondo almeno su tre fronti:
1) sanitario, dimostrando di saper contenere efficacemente la pandemia (mentre il resto del mondo, Usa in primis, è ancora in affanno);
2) prestigio: con l’olimpiade invernale Pechino è diventata la prima città della storia ad aver ospitato sia i giochi olimpici estivi che quelli invernali. E siccome Pechino non si distingue per le nevicate naturali, occorrerà fare ricorso alla neve artificiale. Tanto che l’edizione pechinese sarà la prima ad avere il 100% di neve artificiale;
3) geopolitico: Pechino deve fare i conti col declino demografico e l’infiacchimento della popolazione giovanile, dunque diventa fondamentale riuscire a dare una dimostrazione di forza: le vittorie nelle gare olimpiche sottolineano infatti lo stato di salute di un paese, sono una certificazione indiretta della sua capacità di sostenere le sfide del futuro (a partire dal braccio di ferro con gli Usa per Taiwan).
Ma non ultimo c’è anche il fronte economico. In questo senso i giochi invernali serviranno ad avvicinare i cinesi alla neve, permettendo così di incentivare il turismo e aprire nuovi mercati ai produttori di articoli sportivi.
Il governo cinese ha investito molto nella rassegna olimpica. Il budget ufficiale arriva a quota 4 miliardi di dollari, cifra che però non comprende gli investimenti in infrastrutture. A partire dalle strade e dalla ferrovia costruite per collegare la capitale Pechino con i poli di Yanqing e Zhangjiakou, l’area dove si svolgeranno le gare. La linea ad alta velocità ha avuto un costo superiore ai 9 miliardi di dollari, mentre gli unici impianti costruiti ex novo sono stati il budello per bob, slittino e skeleton e l’anello coperto da 400 metri per il pattinaggio sul ghiaccio. Per il resto sono state reimpiegate le strutture dei Giochi del 2008.
Peraltro proprio l’esperienza e l’eredità dell’Olimpiade del 2008 hanno permesso di risparmiare sui costi di quelli in svolgimento fino al 20 febbraio per i quali comunque il governo dovrà sostenere un costo che si aggira attorno ai 30 miliardi di dollari, cifra a cui vanno aggiunti i costi per la sicurezza e il contenimento della pandemia Covid. Sono in tanti però a scommettere che in fase consuntiva la cifra lieviterà ancora (anche se pare sarà nettamente inferiore ai 51 miliardi di dollari spesi dalla Russia per i Giochi di Sochi 2014, ma il doppio rispetto ai 15 mld sborsati dalla Corea del Sud a Pyeongchang 2018).
Per bilanciare i costi il comitato organizzatore dei giochi punta su tre fonti di guadagno: 1) i contributi del Cio; 2) i ricavi provenienti dagli accordi con gli sponsor nazionali; 3) i guadagni del merchandising.
Quanto al primo punto, si sa che la Cina ha ricevuto 880 milioni di dollari dal Cio (un importo pressoché identico a quello avuto quattro anni fa dai coreani).
I soldi degli sponsor, per venire alla seconda fonte di ricavo, non hanno raggiunto i numeri di Sochi 2014, quando i russi raccolsero la cifra di 1,2 miliardi di dollari grazie al contributo di 46 sponsor. Questa volta i partner commerciali locali sono 44, tra i quali si spiccano Air China e Bank of China.
Sulle vendite dei gadget, infine, peserà non poco la pandemia: l’assenza di pubblico dall’estero penalizzerà inevitabilmente gli incassi in biglietteria per il paese organizzatore. Il dato positivo viene dall’istituto nazionale di statistica, secondo il quale 300 milioni di cinesi si sono interessati agli sport invernali.
Il grosso del giro d’affari legato alle olimpiadi sta però nei proventi derivanti dai diritti televisivi e dagli accordi commerciali coi partner globali. E questo giro è saldamente in pugno al Cio, al quale le emittenti di tutto il mondo versano miliardi di dollari.
Si sa ad esempio che l’edizione di Pechino 2022 dei giochi è la prima a rientrare nell’accordo – pari a 7,75 miliardi di dollari – stipulato con l’americana NBC: l’accordo varrà per sei edizioni (tra estive e invernali) fino al 2032, ma le prime edizioni peseranno il doppio delle seconde.
Tra gli sponsor troviamo almeno tredici partner di alto livello, tra questi anche le corporation cinesi Alibaba e Mengniu. A spartirsi gli utili dei giochi olimpici saranno i comitati olimpici nazionali coinvolti nell’evento e le federazioni sportive internazionali, che si divideranno equamente 215 milioni di dollari a testa.
Ci sono infine 590 milioni di dollari da destinare al fondo di solidarietà olimpica per la formazione di atleti, allenatori e dirigenti. Di questi, circa 10 milioni se ne andranno in borse di studio riservate ai paesi dalla scarsa tradizione su neve e ghiaccio. Lo scopo è arrivare a estendere la partecipazione ai giochi invernali, puntando più sulla quantità che sulla qualità dei partecipanti.











