Alberto Malesani: 66 anni di un guerriero sempre fiero e mai “mollo”

Corre l’anno 1954: in Italia nasce la RAI, Tolkien pubblica “Il Signore degli Anelli” e viene scalato per la prima volta il K2. In mezzo a tutto ciò nasce Alberto Malesani

Era il 2001 e allo stadio Marcantonio Bentegodi si disputava il derby in notturna tra Hellas Verona e Chievo.

Pioveva a dirotto e forse in cielo c’era anche la luna piena. Il Chievo di Gigi Del Neri va due volte in vantaggio. Prima segna Eriberto (Luciano) e poi Eugenio Corini su rigore. Il match va avanti e al 44′ del primo tempo Massimo Oddo accorcia le distanze per la squadra scaligera. A pareggiare prima e a completare la rimonta poi, ci pensano un autogol del difensore clivense Salvatore Lanna e il mitico Mauro German Camoranesi. Alberto Malesani vive intensamente l’evolversi della partita e durante l’intera durata della gara, i tifosi avversari lo coprono di sfottò e insulti. Al 90° il mister del Verona vince 3 a 2 e finalmente può esplodere di gioia. In campo tutti lo abbracciano, si leva la giacca e vola sotto la curva a raccogliere l’omaggio dei suoi ultras. Terminati i festeggiamenti, è il turno delle interviste. C’è l’inviata di Mediaset Monica Vanali a porgergli il microfono e sulla scia adrenalinica dell’esultanza post derby, il vulcano che è in lui continua ad eruttare.

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Uno show in diretta televisiva diventato un cult che racconta Malesani dalla punta dei capelli sino alla suola delle scarpe: un uomo forte come l’acciaio e trasparente come il cristallo. E’ incazzato, spiritato e se la prende sia con i suoi colleghi troppo spesso ingessati, che col mondo del calcio in generale: “Lasciatemi stare! Nel calcio di oggi bisogna essere finti, di plastica. Qualcuno mi ha anche detto che se continuo così non allenerò mai una grande. Chi se ne frega di questa gente, a me piace esultare. Voglio che prevalga l’aspetto ludico del calcio. Voglio che si sia liberi di manifestare la propria gioia. Chi rovina il calcio sono i benpensanti, i dirigenti. Stasera mi sono sentito di gioire in questo modo, tra la mia gente”. Qualcuno gli chiede cosa arriverebbe a fare qualora vincesse la Champion’s League, se per una partita di campionato esulta in questo modo e lui si arrabbia ancora di più: “Così mi mancate di rispetto, così siete scontati. Mai uno che vada fuori dal coro. Riconoscete che il mio modo di vedere il calcio è più vicino alla gente. Ho vinto coppe col Parma e con la Fiorentina, sono uno degli allenatori italiani più vincenti degli ultimi anni. Anche a Firenze, all’inizio, mi prendevano in giro e dicevano che avevo i pantaloni corti, ma ora mi applaudono ancora. Giocatori come Batistuta, Rui Costa, Crespo mi portano rispetto, mica gente qualsiasi. Lasciamo libertà di gioire a tutti in campo, perché la gente così è felice”.

Dal novembre del 2001 ci si sposta a dicembre 2006. Il mister veronese siede sulla panchina del Panathinaikos e questa volta la sua anima vorace esce in conferenza stampa. In seguito al pareggio interno contro l’Iraklis, Malesani sbrocca di brutto contro i media greci che invece di supportare la squadra, fanno solo polemica.

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Dopo di che, la sua carriera procede abbastanza piatta e senza particolari ruggiti sino alla fine. La Serie A continua a fare da palcoscenico. Nel 2011, come tecnico del Genoa, Malesani si rende protagonista di un’altra conferenza stampa memorabile. Ancora una volta sono i giornalisti a renderlo perplesso. Sui giornali la sua squadra viene descritta come svogliata e lui definito mollo. Arrivati a questo punto l’allenatore rossoblù si adira (e non con tutti i torti tra l’altro): “Ho letto che qualcuno mi ha definito mollo. Ma che cosa significa mollo? Se sei mollo non fai questo mestiere. Io sono uno rispettoso, uno che non ha mai fatto polemiche su quello che si scrive. Ma non sono mollo. Qualcun altro sarà mollo. Posso essere simpatico o antipatico, ma credo di meritare un pò più di rispetto. Se dopo 21 anni di carriera dico che la squadra ha giocato bene, non significa che non veda i problemi. C’è un progetto e se ce l’hai vai avanti”.

Facendo un passo indietro e tornando a prima di tutto ciò, che con lo sport giocato ha ben poco a che fare, Alberto Malesani riempie la sua personale bacheca di alcuni importanti trofei, si dimostra essere un gran bravo allenatore e un ottimo conoscitore di calcio, anche se come quasi sempre accade viene molto sottovalutato dal mondo del pallone. Alla guida del Parma riesce a vincere sia in Italia che in Europa. Porta a casa una Coppa Italia, una Supercoppa Italiana ed anche una Coppa Uefa, tutto nella stagione 1998/99. A più di vent’anni di distanza è l’ultimo allenatore italiano ad aver trionfato nella seconda competizione europea per importanza (ora denominata Europa League). Da un po’ di tempo ha abbandonato la panchina e si è messo a produrre vino nella campagna veronese. L’impronta che ha lasciato sul selciato del calcio italiano è nitida e ben visibile. Difficilmente verrà dimenticato. Oggi Malesani compie 66 anni.

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Riccardo Chiossi