Caso Cucchi, al via il processo d’appello. Il pg: “Condannate tutti gli imputati”

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In primo grado erano stati giudicati colpevoli sei medici dell’ospedale Pertini ed assolti altri sei imputati. Ora l’accusa chiede la condanna anche per i tre infermieri e i tre agenti penitenziari. Il pg: “Cucchi fu picchiato dopo l’udienza di convalida del fermo”.

E’ cominciato questa mattina il processo in Corte d’assise d’appello sul caso di Stefano Cucchi, il 31enne deceduto all’ospedale Sandro Pertini di Roma una settimana dopo essere stato arrestato per droga nel 2009.

In primo grado l’accusa aveva sostenuto che il giovane geometra romano era stato picchiato nelle celle del Palazzo di Giustizia poco prima dell’udienza di convalida, per cui erano stati condannati sei medici del nosocomio ed assolti per non aver commesso il fatto tre infermieri dell’ospedale Pertini e i tre agenti di polizia penitenziaria che avevano avuto in affidamento Stefano Cucchi.

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Ora, il procuratore generale Mario Remus ha chiesto, nella sua requisitoria, la condanna di tutti gli imputati del processo: due anni di reclusione per gli agenti penitenziari per lesioni volontarie ed un anno per gli infermieri coinvolti. Secondo Remus, Cucchi sarebbe stato aggredito dagli agenti dopo l’udienza di convalida e non prima, come la sentenza di primo grado aveva stabilito. “C’è la prova che Stefano non avesse segni di aggressione violenta prima di arrivare in udienza” – ha dichirato il procuratore generale che ha, poi, aggiunto – “Tant’è che ha battibeccato, si è alzato più volte, ha scalciato un banco; certo non avrebbe potuto farlo se fosse stato fratturato. Il pestaggio è avvenuto subito prima del suo ingresso in carcere”.

Per quanto riguarda il comportamento dei medici dell’ospedale Pertini, Remus parla di cure inadeguate, per cui ha chiesto l’inasprimento delle pene per i cinque medici, già condannati per omicidio colposo. Come ha spiegato il pg: “Le cure ricevute da Stefano Cucchi furono inadeguate e questo lo hanno ribadito numerosi esperti, la trascuratezza dei medici appare ingiustificabile: Stefano è entrato in stato di detenzione in condizioni fisiche già precarie. Era un paziente fisicamente difficile che richiedeva cure particolari e non ordinarie”. Le condotte contestate agli infermieri sono accumunabili a quelle dei medici ed è stato infatti chiesto un anno di reclusione, nonostante non ci fosse da parte loro la deliberata voontà di non curare il giovane Cucchi.

A fine udienza, Giovanni Cucchi, padre di Stefano, ha espresso tutta la sua soddisfazione per le richieste avanzate dalla pubblica accusa, affermando che: “ci sono le premesse perché da questo processo esca finalmente la verità. Noi la chiediamo con forza, senza chiedere assolutamente alcuna vendetta”. Ottimismo anche da parte del legale della famiglia Cucchi, Fabio Anselmo, che spera nel riconoscimento della tesi dell’omicidio preterintenzionale.