Gli agrumi nell’arte: simboli di salvezza, purezza e fedeltà amorosa

La verdura ma in special modo la frutta sono state nei secoli passati delle vere e proprie protagoniste della storia dell’arte. Tra i prodotti ortofrutticoli maggiormente apprezzati e dipinte dagli artisti si trovano gli agrumi nonché piante originarie dell’estremo Oriente e dell’India.

L’introduzione di limoni, arance e mandarini si hanno in Europa grazie agli Arabi durante la dominazione siciliana nel tra il X e l’XI secolo. È attestato storicamente e socialmente che sia i Greci che i Romani ne conoscessero l’esistenza ma non erano delle piantagioni diffuse tanto quanto oggi.

Gli agrumi sono delle piante sempreverdi i cui frutti crescono al sole. A causa di questa particolarità che riguarda i fiori tanto quanto i frutti i limoni o le arance sono state da sempre avvolte da un misterioso significato simbolico preso in prestito anche dalla tradizione religiosa biblica e dei salmi.

Fino al XVIII secolo – ma in certe regioni e stati nord europei della storia contemporanea – limoni, arance e cedri non erano di largo consumo ed erano considerati quasi esotici.
A causa di questo fascinoso aspetto l’arte si è di sovente servita di questi frutti in dipinti e sculture che oggigiorno testimoniano quanto la natura sia la trasposizione della bellezza nella vita reale.

L’arancia rappresenta in ogni occasione un sintomo di positività, in molte culture e tradizioni essa rappresenta addirittura il paradiso. Se il frutto costituisce un’iconografia assai benevola, l’albero invece è associato a quello del peccato originale o alla salvezza seguita dalla morte di Gesù Cristo.
Nella seconda interpretazione critica relativa alla religione cristiana l’arancia appare, a volte al posto della mela, nei dipinti fiamminghi in quanto il termine arancia in olandese si traduce ‘sinaasppel’ cioè mela cinese.
Esiste una seconda venatura interpretativa inerente l’arancio: i fiori. Questi sbocciano tra il mese di aprile e maggio e sono legati al matrimonio e alla sposa a causa del colore puro e brillante. Il fiore di zagara è l’iconografia della Madonna.
Esistono svariati dipinti che vedono l’arancia brillare tra colori vermigli e giochi di luci e ombre.  La Madonna dell’arancio tra i Santi Ludovico da Tolosa e Girolamo è un ottimo esempio di arte della fine del XV secolo realizzato da Cima da Conegliano,

La Sacra Famiglia di Joos van Cleve,

o la Madonna col Bambino di Cosmè Tura sono soltanto pochi esempi di tale magnificenza.

Il limone, tanto quanto l’arancia, è assai rappresentato sia nelle nature morte cinquecentesche che nei dipinti a sfondo biblico. Esso si identifica con i ‘pomi d’oro’ rubati da Ercole alle Esperidi e si allaccia all’iconografia della Vergine Maria. È un frutto dal profumo delicato, dolce e assai piacevole, cresce sotto ai raggi solari e simboleggia salvezza e amore eterno.
Diverse tele raffigurano questo oro giallo: Le nature morte di Francisco de Zubaràn

https://www.flickr.com/photos/teatri35/33336374036

oppure ne L’Ultima Cena di Domenico Ghirlandaio, eccellente rappresentazione sugli esterni del dipinto che incorniciano la scena che si sta per sviluppare, sono alcuni dei tantissimi soggetti che hanno come protagonista più o meno velato il limone.

Oltre alle sovra citate arance e ai deliziosi limoni, vi è il citrus medica – spesso confuso col cedro del Libano – che simboleggia l’immortalità, la grandezza d’animo e l’elevazione spirituale.  Il dipinto più conosciuto in tal senso è sempre di maestranza italiana: Franco Palmezzano.

Egli utilizza l’albero del cedro del Libano in quanto impersonifica da sempre una profonda e  ricchissima religiosità cristiana.

Maria Carola Leone
Maria Carola Leone, classe 1990. Laureata in Lingue e Letterature Moderne dell’Occidente e dell’Oriente – Curriculum orientale (Arabo, Ebraico e Francese) con votazione 110/110 e lode. Parla correttamente 5 lingue: inglese, francese, spagnolo, arabo ed ebraico. Da sempre sostenitrice dell’arte e della cultura intraprende il suo percorso da culture-teller a 11 anni quando pubblica il suo primo articolo giornalistico sul quotidiano ‘La Sicilia’. Continua a scrivere fino a quando nel 2012 entra a far parte della condotta Slow Food 570 diventando Responsabile dei Progetti educativi, editoriali e culturali collaborando attivamente e con serietà al progetto. Attualmente è Docente di Lingue Straniere presso una scuola superiore di Palermo, si occupa di Digital Marketing, Traduzioni e sottotitolaggio e collabora per la Condotta Slow Food di Palermo.