cibo spazzatura

Il Mef studia la connessione tra inflazione, caro-spesa e obesità: l’analisi

Il caro spesa produce obesità, non è un’affermazione scritta così per caso ma è ciò che arriva dagli Indicatori per il benessere equo e sostenibile. Indicatori inseriti tra gli allegati del Def, documento di Economia e finanza.

Sono stati descritti anche dal Messaggero che fa presente che negli studi internazionali si è sempre tenuto contro delle conseguenze dell’inflazione sulla qualità di nutrizione. Infatti, quello che l’aumento dei prezzi alimentari produce è la tendenza di una fascia consistente della popolazione a scegliere cibo di scarsa qualità in termini nutrizionali.

Obesità in Italia: l’analisi dal 2015

I Bes sono indicatori importanti per misurare il progresso sociale del Paese, un progresso che va oltre il Pil e considera anche il benessere e la salute. In questo macro mondo di valori si considera anche il tema del sovrappeso tra gli adulti, persone di almeno 18 anni e con IMC superiore a 25.

In Italia l’eccesso di peso è peggiorato dal 2015 in termini di popolazione, un’emergenza globale è anche l’obesità infantile. Nel 2020, i numeri legati all’obesità ha toccato il massimo a causa della pandemia.

Le prospettive fino al 2026

Nel corso del 2022 le cose sono ulteriormente cambiate, c’è stato un miglioramento rispetto ai dati del 2020, questo perché c’è stato il ritorno alla vita di tutti i giorni, le persone hanno dimostrato voglia di voler uscire e viaggiare anche se l’inflazione e comunque la crisi generata dal Covid non consente grandi spese.

Il Ministero dell’Economia ha svolto un’analisi più profonda basandosi sui dati Istat, si cerca di stimare l’indicatore Bes fino al 2026. Se il caro prezzi continuerà nei prossimi anni, c’è il rischio di un peggioramento delle abitudini o delle condizioni alimentari nel medio periodo.

Ad analizzare sul lungo periodo gli effetti dell’inflazione e l’aumento delle persone adulte obese è Francesco Vaia, direttore Generale della prevenzione del Ministero della Salute. A livello sanitario ma anche economico incideranno molto le patologie croniche associate alla cattiva alimentazioni.

Correre ai ripari partendo dall’educazione nelle scuole

Il sistema sanitario deve affrontare il numero crescente di anziani, rispondere alle necessità di cura e assistenza dei cittadini. Il direttore punta all’educazione, puntare sul cibo pronto per risparmiare senza però considerare le conseguenze nel lungo periodo. Di nuovo ritorna un’affermazione già riportata anche da ultime ricerche sui rischi del consumo eccessivo sui prodotti ultra processati.

Buone abitudini, anche salva tempo oltre che salva economia le conosceranno studenti e le loro famiglie partendo dalle scuole. Lì, saranno attivati dei progetti dedicati alla buona alimentazione.

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