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In futuro potremmo vivere 120 anni

Secondo uno studio pubblicato sulla rivista Nature, in un futuro neanche troppo lontano, arrivati a circa 40 anni, potremo ricevere un’iniezione che contiene un vettore, un virus che porta all’interno del DNA cellulare delle informazioni, dei “dati”, che poi vengono attivati da un farmaco preso per bocca ed entro poche settimane le cellule userebbero i dati per rigenerarsi ringiovanendo di una decina d’anni.

Saranno però terapie accessibili a tutti o solo a un’élite?

Come si farà per lo stato sociale, le pensioni, l’occupazione? Si andrà incontro a un sovrappopolamento?

Certo, forse sarebbe necessario rivedere l’età pensionistica, dato che un 60enne di domani potrebbe avere le energie di un 30enne di oggi. Se l’età media tra pochissime decadi si alzasse fino a 120 anni cosa significherebbe tutto ciò per l’economia e la società?

Se in pochi decenni 15 milioni di persone che sarebbero potute scomparire a 80 anni, e all’improvviso si trovassero invece con 30 anni in più a disposizione come prospettiva di vita, il sistema sanitario e quello previdenziali non sarebbero in grado di sostenere un tale carico: uno scenario agghiacciante.

Ad ogni modo, questi sono solo studi ancora in corso e teorie ancora non confermate. Però, come è evidente, la promessa di una vita prolungata oltre i limiti a noi noti, porterebbe da un lato conseguenze grottesche ed aberranti che non fanno poi sperare più di tanto in una tale longevità.

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