La depressione post partum è un evento che attanaglia, con diversi livelli di gravità, una percentuale che va dal 7% al 12% delle neomamme.
“Si tratta di una delle complicanze più importanti che si può verificare nei mesi successivi al parto, solitamente dal secondo o terzo mese in poi. Questa tempistica è indicativa, ovviamente, e serve anche a distinguere la depressione post partum dal baby blues, una forma di calo dell’umore fisiologico che si verifica in molte donne nei giorni successivi al parto e che si risolve autonomamente nel giro di un paio di settimane circa”, spiega la dottoressa Claudia De Masi, psicologa clinica e perinatale intervistata da Upday.
“È iniziato tutto dopo il parto del secondo bimbo. Ho avuto questa grossa depressione, per un paio di mesi non ho neanche più sorriso. Poi sono iniziati degli alti e dei bassi e sono andata avanti così per un anno, fino a quando poi non mi sono rivolta a una psicoterapeuta”, dice Lucia Iuliano, che qualche anno fa, alla nascita del secondo bimbo, si è trovata a combattere contro questo mostro.
“Avevo anche iniziato la terapia farmacologica ma poi ho scoperto di aspettare la mia terza bimba, quindi ho dovuto interrompere”, continua. “A novembre del 2018 ho avuto un grosso crollo, sono andata vicino al suicidio, è stato un periodo veramente drammatico. Poi ho scoperto che la depressione mi aveva scatenato un disturbo bipolare“.
“La depressione post partum – racconta Lucia – è un po’ come un velo attraverso cui non filtra il bene, l’amore degli altri, non filtra niente. L’unica cosa che passa sono le emozioni negative, che poi fanno quasi da cassa di risonanza alle tue insicurezze e quindi subentra il senso di inadeguatezza, la frustrazione”, spiega. “Tutto ciò che è al tuo interno viene amplificato e quindi è una voragine che ti risucchia di giorno in giorno. Al contrario nella terapia ti fanno tirare fuori le cose positive e quindi da circolo vizioso diventa circolo virtuoso. Però ci vuole tanto, tanto lavoro”, dice Lucia.
In più, anche le piccole attività quotidiane possono diventare ostacoli insormontabili: “La depressione comporta apatia e quindi anche difficoltà a svolgere compiti essenziali a livello domestico. C’è questo bisogno costante di restare sdraiati a letto, quindi non c’è neanche la voglia di uscire o di vedere amici. Sicuramente ti rallenta in quello che devi fare, ti rallenta mentalmente nelle decisioni che devi prendere, insomma è un momento molto difficile”, spiega Lucia.
Ma quali sono i sintomi e come riconoscerla?
La dottoressa De Masi elenca così i sintomi depressivi: “Calo dell’umore, una sensazione di stanchezza persistente, difficoltà a dormire, inappetenza, incapacità di provare piacere, perdita di interesse per il piccolo, angoscia e pensieri suicidari, panico, ansia, preoccupazione eccessiva ed immotivata. Se tali sintomi persistono per più di due settimane, bisogna contattare un esperto“.
I fattori scatenanti sarebbero di natura ormonale :”certamente hanno rilevanza i cambiamenti ormonali cui una donna va incontro durante la gravidanza e dopo il parto. Un altro fattore che si è rivelato importante, ad esempio, è la familiarità con episodi depressivi e la precedente presenza di episodi di depressione nella vita della donna, sia durante la gravidanza (o in gravidanze precedenti) che prima o anche precedenti esperienze di altre problematiche psicologiche”.
Ma non solo: “Può avere un ruolo anche l’esperienza del parto stesso. Ovviamente sarà poi lo specialista a valutare, caso per caso, a seconda della situazione e della gravità, come sia necessario procedere”.











