Michele Merlo

Michele Merlo poteva salvarsi: la perizia

Michele Merlo, il cantante scomparso a 28 anni a causa di una leucemia fulminante non diagnosticata, poteva essere salvato.

Secondo le indagini dei NAS infatti vi fu “negligenza da parte dei medici che sottovalutarono le sue condizioni di salute ritardando nella diagnosi e nella terapia“.

Il 2 marzo, si terrà l’udienza in cui la difesa potrà illustrare le proprie ragioni. Per la morte del giovane, attualmente, il solo indagato è il medico di base da cui Michele si era recato, nella sua città natale di Rosà.

Il 26 maggio, Michele era andato al suo studio perché aveva febbre, mal di gola ed un forte mal di testa. Inoltre presentava un vistoso livido sulla gamba.

Il medico lo liquidò sommariamente prescrivendogli un antibiotico per la tonsillite, e dicendogli che il livido fosse da riferirsi a uno strappo muscolare.

Dieci giorni dopo, Michele morì a causa di una ischemia provocata da una leucemia fulminante.

Ma ora i carabinieri stanno valutando se aprire delle indagini anche nei confronti del medico del pronto soccorso che lo visitò giorno 2 giugno, e che lo rimandò a casa in malo modo, invitando il giovane, già affetto da lancinanti dolori alla testa e con febbre alta a “non intasare inutilmente il pronto soccorso”.

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