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La nuova Italia di Conte tra luci e ombre

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La nuova Italia di Conte è partita molto bene, vincendo due partite consecutive senza prendere gol e segnandone 4. Antonio Conte ha dato un’impronta chiara alla nazionale, dichiaratamente ispirata alla sua Juventus. Ovviamente, quando una squadra vince è sempre arduo andare a smascherare eventuali pecche che anche le più grandi e vincenti squadre hanno avuto. Tuttavia, nell’esordio di Conte ci sono da una parte tante luci e dall’altra non poche ombre.

LUCI. Non volendo subito mettere alla gogna l’operato del CT pugliese, parlerò prima del buono che abbiamo visto in questi due match. In primis, vanno elogiate le scelte operate nelle convocazioni. Dare fiducia a giovani talenti come Ciro Immobile e Simone Zaza, non solo convocati ma mandati in campo titolari in entrambe le partite, è segno di grande lungimiranza. Florenzi è una sacrosanta chiamata perché la mancanza di un giocatore di movimento come il romanista si è sentita oltremodo in Sud America. Lasciare a casa Balotelli è una scelta di personalità che conferma il carisma di Conte e che rivela anche che il barese vuole fare subito capire chi comanda. Thiago Motta non presente nei convocati oltre ad essere un’ottima idea, è anche una splendida ventata di novità che serviva dopo il disastro brasiliano di cui il centrocampista del PSG è tra i principali responsabili. Le note liete non sono solo queste, anzi. Il gioco arrembante visto nei primi tempi delle due partite è dichiaratamente figlio delle scelte e dell’apporto del CT che non ha mai fatto mancare il suo apporto rumoroso al gioco italiano. Inoltre, va elogiata la scelta di non voler stravolgere la tradizione calcistica italiana fatta di solide difese e micidiali ripartenze, rifiutando un’idea di calcio che ha funzionato nella penisola iberica ma non è detto che vesta alla perfezione allo stivale tricolore. Per quanto più divertente e piacevole fosse l’Italia di Prandelli, orchestrata da un centrocampo poliedrico e camaleontico, la versione “Contiana” è più solida e compatta. Altro lato positivo è la scelta di dare fiducia più al gruppo che non ai singoli. Cesare scelse di far risorgere Cassano, scelta che ha pagato ben poco, e di dare fiducia ai singoli, Balotelli su tutti, senza dare troppa fiducia al gruppo: una volta ha dato ottimi frutti, come nella corsa alla finale dell’Europeo 2012, in un’altra occasione è stato un vero e proprio disastro, Brasile 2014. Antonio ha dato una forma ben precisa al suo schema in campo, 3-5-2 che diventa 3-3-4, che deve funzionare a prescindere dai talenti individuali: Conte non ha molto tempo da perdere con talenti da salvare o giovani presuntuosi cui dare fiducia non meritata. Conte è un duro, questo è innegabile. Anche se in questi primi due match non rappresentavano test molto impegnativi, la difesa ha retto complessivamente bene sotto la guida di un “uomo-di-Conte” come Leonardo Bonucci e l’attacco ci ha regalato le gioie più grandi con la strana coppia Zaza-Immobile che ha fatto vedere un’intesa perfetta e un grande senso del gol.

OMBRE. Proprio dalla coppia gol iniziano i lati negativi. Sorge spontanea una domanda su questi due. Gli si dà fiducia in nazionale ma, quando ancora allenatore bianconero, non sapeva che farsene e lasciò scappare in Germania Immobile e relegò a Sassuolo Zaza? Non poteva dargli fiducia già nel suo club? Malignamente, si potrebbe rispondere che piuttosto che mostrarsi debole e convocare Balotelli e dare già troppo valore all’attuale attaccante dei Reds e non avendo a disposizione Giuseppe Rossi (ammesso e non concesso che possa mai effettivamente avvalersene) si è dovuto arrangiare e non vi era molto di più che questi due. Inevitabile la domanda se sarà davvero un nuovo corso, oppure Conte non crede davvero nei giovani al punto da non portarli alla Juve. Volendo dare fiducia ad Antonio Conte come selezionatore a favore dei giovani, passiamo ora alla parte tattica. Il secondo tempo con la Norvegia è emblematico che qualcosa a livello tattico non funzioni. Che l’Italia venga schiacciata nella sua metà campo dalla mai temibile selezione scandinava è strano, oltre che sospetto. Perché sia accaduto è una domanda importante. La risposta sta nel modulo scelto, il 3-5-2. Antonio Conte ha vinto tre scudetti di fila con questo modulo, adottato dalla seconda metà del primo anno del tecnico sulla panchina bianconera e quindi ha ragione ma non del tutto. Questo modulo che è un revival della difesa anni ‘60 con il libero, con la piccola modifica che il suddetto centrale aggiunto, Bonucci, sta davanti e non dietro ai due centrali. Con questo modulo, Conte ha dominato in un campionato italiano sempre più deperito di talenti e sempre più propenso alla difesa che non all’attacco. In questo contesto in 3-5-2, che in fase offensiva diventa 3-3-4, permetto di occupare il campo il lungo e in largo, impedendo ogni ripartenza come faceva soprattutto la Juventus del secondo scudetto che chiudeva in una morsa ogni avversario. Inoltre questo modulo dà molti più frutti quando al centro del sistema si muove Andrea Pirlo che, debitamente schermato da due cani da guardia, illumina il gioco. Finché si ha in mano il pallino del gioco è un modulo molto efficace ma non appena gli avversari avanzano e alzano il baricentro questo modulo mostra quelle pecche che hanno frenato la Juve dei record in Europa. In fase difensiva, il 3-5-2 non è efficace. I difensori da 3 passano a 5, con gli esterni che si abbassano troppo e non possono rappresentare una via d’uscita valida quando si deve eludere il pressing/forcing avversario. I tre di centrocampo rischiano di abbassarsi ulteriormente e vanno ad infoltire la line difensiva e schiacciando ulteriormente la squadra che non ha vie d’uscita e lascia, inevitabilmente, gli attaccanti isolati. Ieri la Norvegia guidata dal giovane e audace King ha saputo schiacciare la nazionale italiana nella propria trequarti difensiva per 30 minuti. Poi ci ha pensato Leonardo Bonucci pescato da un perfetto cross di Pasqual, forse più adatto di De Sciglio a correre sulla fascia sinistra. Il 3-5-2 è promosso ma non a pieni voti ma è in attesa di test più impegnativi.

CONCLUSIONI. Modulo a parte, due vittorie consecutive sono una buonissima partenza e la strada intrapresa è quella giusta ma va, forse, modificata. Una difesa a quattro e un centrocampo con maggior personalità e più folto potrebbe aiutare nelle ripartenze e, di certo, Conte saprà come muoversi e cambiare la sua Italia. Ora come ora difficile prescindere da Simone Zaza, talento cristallino, che ieri ha mostrato grandi doti atletiche, scappando via in contropiede dopo 80 minuti di movimento costante, tecniche, ridicolizzando i difensori norvegesi più volte, e di saper calciare come pochi. Quella traversa trema ancora. Sempre in attacco, Conte non deve sfruttare troppo gli incredibili polmoni di Immobile che rischia di spomparsi attorno al campo e perdere lucidità nel controllo di palla.

Antonio Conte ha molto da lavorare e lo sa. In bocca al lupo.

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