Roma città chiusa

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Negli ultimi giorni la psicosi terroristica per le vie e le metropolitane di Roma è alle stelle, ogni cartaccia per terra viene scambiata per un pacco bomba e i militari cullano i mitra su e giù per le stazioni della metro come fossero bambini da far addormentare. Ci sono controlli serrati in tutti i punti di maggior affluenza turistica e i cieli romani saranno privati delle classiche scie bianche degli aerei per tutto il periodo del Giubileo voluto da Papa Francesco. E’ di ieri infatti l’ufficialità della “No fly zone” imposta sullo spazio aereo di Roma per tutta la durata dell’evento che vedrà riunirsi milioni di pellegrini, turisti e devoti nelle strade e nelle piazze della Capitale.

Nel ’43 il governo di una Roma ormai nelle mani tedesche dichiarò l’Urbe “Città aperta”, ovvero ceduta all’avversario senza la necessità di azioni militari di tipo distruttivo che avrebbero potuto ledere i suoi meravigliosi patrimoni artistici. I tedeschi non ne tennero conto più di tanto e invasero roma in maniera decisamente brutale.

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Nel 2015, invece, i governi del Campidoglio, dell’ Italia e di tutta l’Europa, minacciati dagli estremisti dell ‘Isis, hanno deciso di adottare strategie diverse. C’è chi è andato a bombardare i loro punti nevralgici, chi ha alzato le barriere di frontiera e poi c’è Roma, la seconda città più grande del vecchio continente, che, evidentemente impossibile da blindare, è stata riempita di militari, metal detector, agenti in borghese e artificieri che cercheranno di mantenere la situazione sotto controllo e l’ansia ai livelli minimi.

Il quesito da porsi in questo momento è: “Così non stiamo cadendo nella trappola dei terroristi, facendoci condizionare la quotidianità?”. La risposta è sicuramente “Sì”, ma come altro reagire ad una minaccia proveniente da qualcuno che potrebbe essere chiunque? Come contrastare una paura ormai entrata nella testa di tutti i romani? Fino a quando lo status quo sarà quello antiterroristico? Le risposte definitive ce le darà solamente il tempo, e ai romani non resta che vivere come sempre, sperando che quest’ ultima potenziale invasione barbarica non abbia il successo di quelle precedenti.

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