Tasse da record mondiale per l’Italia

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Nel 2013 l’Italia ha pagato le tasse più alte del mondo. Confcommercio lancia l’allarme crescita

L’Ufficio studi della Confcommercio ha rivelato che nel 2013, nel nostro Paese, la pressione fiscale sul Pil, cioè la cifra totale di tasse pagate rispetto al reddito complessivo italiano, è cresciuta del 53,2%; inoltre la pressione fiscale apparente, ovvero l’indicatore percentuale del livello di tassazione medio di uno stato, è aumentato del 44, 1%.

Grazie a queste cifre record, l’Italia si è aggiudicata il primo posto nella classifica Ocse, l’organizzazione internazionale di studi economici per i Paesi sviluppati a economia di mercato, seguita in ordine dalla Danimarca al 51,3%, dalla Francia al 49,5% e dalla Svezia al 47%.

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La Confcommercio ha lanciato l’allarme crescita, arrestata nel nostro Paese dal peso delle tasse. Infatti, dal 2000 al 2013, in Italia, la pressione fiscale è aumentata del 5% a cui è corrisposta una diminuzione del 7% del Pil pro capite, l’indice utilizzato per calcolare il grado di benessere di una popolazione; nello stesso periodo, invece, in Germania la pressione fiscale è scesa del 6% ed il Pil pro capite ha registrato una crescita addirittura del 15%.

Dal 2008 al 2013, l’Italia ha perso in termini di Pil pro capite l’11,6%, seconda solo alla Grecia che ha incassato un gravissimo -23,2%.

Grava sulle imposte italiane l’enorme peso dell’evasione, che preme il carico fiscale sulle spalle dei contribuenti onesti a livelli altissimi. Secondo l’Istat, infatti, il gettito fiscale (la cifra totale di imposte che costituiscono parte delle entrate di uno stato) evaso si attesta intorno ai 124, 5 miliardi di euro, pari all’8,2% del Pil totale.

L’eliminazione dell’evasione fiscale permetterebbe una riduzione delle aliquote, cioè della percentuale che è necessario pagare per un bene, e, dunque corrisponderebbe ad un aumento del potere d’acquisto e della retribuzione netta di un lavoratore tipo a 1.415 euro.

Tuttavia, come ha affermato Mariano Bella, direttore dell’Ufficio studi di Confcommercio, – “Gli altri Paesi alle spalle dell’Italia non solo stanno riducendo la pressione fiscale, ma hanno un sommerso economico molto ridotto rispetto a noi“. E’, quindi, necessario comprendere che cosa si intende per economia sommersa. Nel rapporto, infatti, si legge che – “Sotto il profilo aritmetico, il record mondiale dell’Italia nella pressione fiscale effettiva dipende più dall’elevato livello di sommerso economico che dall’elevato livello delle aliquote legali”.

L’economia sommersa corrisponde a tutte quelle attività economiche che prendono parte al prodotto interno lordo osservato, ma che non sono ufficialmente registrate e, quindi, regolarmente tassate, poiché, se pur legali, sfuggono alla conoscenza della pubblica amministrazione. Rientrano in questa categoria, ad esempio, tutte quelle attività di produzione di beni e servizi la cui vendita e distribuzione sono proibite da norme penali, come il contrabbando e il traffico di armi, oppure impieghi come il lavoro domestico o attività non registrate per deficienza del sistema di raccolta di informazioni statistiche, come nel caso di un mancato aggiornamento degli archivi.

Secondo il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, è fondamentale abbandonare l’idea di applicare ulteriori tasse, essendo le imposte statali la vera mortificazione per la crescita economica. Il governo deve portare avanti la lotta all’evasione, in modo da raccogliere almeno 15 miliardi di euro in entrate nel 2015. Per Sangalli, è importante che i controlli da parte dello stato siano mirati e selettivi poichè non si danneggi- “L’attività stessa delle imprese, già appesantita dagli effetti drammatici e persistenti della recessione e da una burocrazia barocca”.

Per favorire la crescita, dunque, è auspicabile, se non necessario, tagliare le tasse che gravano come un macigno sulla ripresa economica del nostro Paese e permettere all’Italia di allontanarsi da un record che nessuno vorrebbe stabilire.