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Felicità cosmica: come un asteroide potrebbe aver acceso la vita sulla Terra

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La missione OSIRIS-REx della NASA ha riportato sulla Terra preziosi campioni dell’asteroide Bennu e, analizzandoli in laboratorio, gli scienziati hanno trovato tracce di triptofano, un amminoacido essenziale legato alla produzione di serotonina, spesso chiamata “molecola della felicità”. Questa scoperta rafforza l’ipotesi che parte degli ingredienti chimici necessari alla vita – e forse anche a emozioni come la felicità – possano essere arrivati sul nostro pianeta a bordo di asteroidi e meteoriti.

I campioni di polvere e minuscoli frammenti di roccia di Bennu conservano la memoria chimica dei primi istanti del Sistema solare. Studiare queste particelle significa tornare indietro di oltre 4,5 miliardi di anni, quando le prime molecole organiche si formarono nello spazio interplanetario. La rilevazione del triptofano in un contesto così antico suggerisce che il “kit di base” per costruire la vita fosse disponibile ben prima della comparsa degli oceani terrestri.

Felicità e triptofano: perché questo amminoacido è così importante

Il triptofano è uno dei nove amminoacidi essenziali: il nostro organismo non è in grado di produrlo e deve ottenerlo dall’esterno, di solito attraverso gli alimenti. A partire dal triptofano, il corpo sintetizza la serotonina e, a sua volta, la melatonina, fondamentali per il controllo dell’umore, del sonno e del benessere generale. Non è esagerato dire che senza triptofano sarebbe difficile provare stati di calma e di felicità prolungata.

Nei campioni di Bennu, il triptofano è stato individuato insieme ad altre molecole organiche complesse. Gli scienziati ritengono che queste sostanze si siano formate nelle nubi di gas e polvere che diedero origine al Sistema solare o direttamente sulla superficie dell’asteroide, grazie a reazioni chimiche innescate dalla radiazione solare e dai raggi cosmici. Il fatto che un amminoacido così delicato sia sopravvissuto al viaggio nello spazio e al rientro in atmosfera indica che i mattoni della vita possono essere sorprendentemente robusti.

Per chi desidera approfondire, un’analisi divulgativa sulla presenza di amminoacidi nei campioni di Bennu è disponibile in questo articolo dedicato alla missione OSIRIS-REx e alla chimica prebiotica dell’asteroide Bennu. Sostituisci il collegamento con l’URL dell’articolo scientifico o divulgativo che preferisci utilizzare come fonte.

Come OSIRIS-REx ha raccolto i semi chimici della vita

OSIRIS-REx (Origins, Spectral Interpretation, Resource Identification, Security–Regolith Explorer) è stata lanciata dalla NASA nel 2016 con l’obiettivo di raggiungere Bennu, studiarne la superficie e raccogliere un piccolo campione di regolite. Dopo anni di viaggio, la sonda è entrata in orbita attorno all’asteroide, ha mappato con estrema precisione crateri, blocchi rocciosi e zone più sicure per l’atterraggio, quindi ha eseguito un rapido “tocco e via” per aspirare polvere e frammenti superficiali.

Il contenitore sigillato è poi tornato verso la Terra, atterrando in sicurezza in una zona desertica. Da lì, i campioni sono stati trasferiti in laboratori altamente controllati, dove vengono analizzati con tecniche spettroscopiche e cromatografiche all’avanguardia. È in questo contesto che i ricercatori hanno individuato il triptofano, dimostrando che non solo carbonio, idrogeno e azoto, ma anche amminoacidi delicati possono essere custoditi all’interno di piccoli corpi rocciosi.

Bennu è considerato un asteroide “primordiale”: la sua composizione è cambiata pochissimo dall’epoca in cui si sono formati i primi mattoni del Sistema solare. Per questo rappresenta una sorta di capsula del tempo cosmica. Capire quali molecole contiene e in quali quantità aiuta a ricostruire che tipo di materiale è stato consegnato alla Terra durante i primi miliardi di anni della sua storia.

Dal triptofano alla vita: che cosa ci dice Bennu sull’origine del nostro benessere

La presenza di triptofano nei campioni di Bennu si inserisce in un quadro più ampio di ricerche che, negli ultimi anni, hanno trovato altri amminoacidi e nucleobasi su meteoriti e asteroidi. Questo supporta l’idea che le prime molecole biologicamente rilevanti non siano nate esclusivamente sulla Terra, ma abbiano beneficiato di un “rifornimento” dallo spazio.

Se le piogge di meteoriti hanno costantemente depositato nell’oceano primordiale sostanze come triptofano, glicina, alanina e basi azotate, allora la chimica prebiotica che ha portato alla formazione delle prime cellule potrebbe essere stata molto più efficace. Invece di dover creare da zero ogni singolo componente, la Terra primitiva avrebbe potuto assemblare mattoni già pronti, arrivati dallo spazio sotto forma di polveri e frammenti rocciosi.

In questa prospettiva, la nostra capacità di provare emozioni complesse – dalle paure più profonde alla semplice felicità di un tramonto – potrebbe avere radici che affondano letteralmente tra le stelle. Il triptofano che oggi assimiliamo con il cibo, trasformandolo in serotonina nel cervello, potrebbe essere il discendente diretto di molecole formatesi in ambienti interstellari e poi intrappolate in asteroidi simili a Bennu.

Nuove domande per l’astrobiologia e per la ricerca futura

La scoperta del triptofano su Bennu solleva numerose domande. È un caso isolato, legato alla storia particolare di questo asteroide, oppure si tratta di un fenomeno comune nel Sistema solare? Quante e quali altre molecole “sensibili” alla temperatura e alle radiazioni possono sopravvivere per miliardi di anni nello spazio? Le missioni future – come i nuovi progetti di ritorno di campioni da comete, lune ghiacciate o altri asteroidi ricchi d’acqua – saranno fondamentali per dare risposta a questi interrogativi.

Ogni nuovo campione raccolto e studiato arricchisce il catalogo delle molecole organiche extraterrestri e ci avvicina a comprendere se la chimica che porta alla vita sia un processo frequente nell’universo oppure un evento raro. Nel frattempo, Bennu continua a raccontarci che, molto prima che sulla Terra comparissero oceani, foreste e forme di vita complesse, lo spazio stava già mescolando gli ingredienti che, un giorno, avrebbero permesso a un piccolo pianeta blu di ospitare esseri in grado di domandarsi da dove venga la loro capacità di provare gioia e senso di meraviglia.

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