Il Covid 19 è ormai una realtà consolidata nella vita di tutti i giorni. Non solo 19, ma anche 20, 21 e 22. Anche in quest’anno solare si dovranno fare i conti con restrizioni, limitazioni, green pass e quant’altro. Tutto ciò che ormai connota e delimita il confine tra la libertà e il confinamento.
Finora il sistema delle zone a colori (giallo, arancione e rosso) ha permesso all’Italia in quanto Paese di andare avanti e limitare i danni da Covid sotto tutti i profili. Ma questo sistema potrebbe variare o essere stravolto da un momento all’altro, soprattutto in relazione al trend di andamento dei contagi nell’ultimo periodo.
Niente più zone a colori: la richiesta delle regioni
Le regioni italiane fanno fronte comune. Sono sempre più convinte che l’abolizione delle zone a colori per fasce di pervasività del Covid possa essere sempre più concreta. La curva dei contagi nell’ambito della quarta ondata appare in discesa e così i governatori pressano i governi su questa possibilità. Gli ultimi decreti emanati, con l’introduzione del Supergreenpass come modello di riferimento da cui ripartire, favoriscono ancora più questa prospettiva.
Lo scenario dopo la quarta ondata
Lo scenario verso cui si va è grossomodo questo: abolizione delle zone gialle e arancioni con l’unica eccezione della zona rossa, che resterebbe ancora in vigore. Si ricorda che quest’ultima scatta automaticamente nel momento in cui si supera il 30% di occupazione di posti in terapia intensiva e il 40% per quanto riguarda i posti in degenza ordinaria.
Vero che la curva dei contagi sta calando lentamente dopo il picco toccato qualche settimana fa, ma ciò non autorizza voli pindarici o di eccessiva imprudenza. Per questo la richiesta delle regioni, legittima secondo le loro ragioni, andrà valutata dal governo con tutta la prudenza del caso. Ma intanto si registra un malcontento generale a livello istituzionale che potrebbe produrre uno scontro sul piano politico incessante e inarrestabile.











