Affitto? Meglio il nero

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Si stima in circa cinque miliardi, pressappoco il valore di una moderata finanziaria annuale, il giro d’affari degli affitti non dichiarati e non registrati in Italia. Una cifra esorbitante che colpisce due particolari categorie di cittadini: giovani o giovanissimi per lo più studenti ed ignari stranieri o exstracomunitari.

Gli introiti sono alti, le tasse inesistenti, la rendita garantita, i guadagni senza fatica e senza minimamente intaccare il patrimonio immobiliare che, specie nelle grandi città, aumenta costantemente il suo valore nel tempo. Ci sono poi i soliti furbi che alle insistenze degli inquilini sulla regolarizzazione o conclusione di un regolare contratto, sistematicamente,  lo scrive ma non

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 lo registra.  L’altra faccia del fenomeno è un’evasione fiscale enorme e una perdita consistente per l’erario. La Cgia di Mestre calcola in un milione gli immobili affittati senza regolare contratto. Una cifra che da sola coprirebbe il mancato introito dell’Imu da parte dei comuni come ben sappiamo cui il governo non riesce a rastrellare se non a scapito dei cittadini. 

A Cagliari piombano ogni anno, 16 mila studenti fuori sede, 7 mila a Bologna, 40 a Roma, 97 nella sola Milano, un bocconcino che nessuno intende farsi scappare.

Il metodo più redditizio è il posto letto: due o tre studenti per camera assiepati con un unico bagno in comune, al prezzo medio si aggira sui trecento euro mensili, con tre mensilità di anticipo più le bollette e una bella cauzione…. Per gli immigrati il discorso è quasi uguale ma se salta fuori una irregolarità nei documenti o la mancanza di permesso di soggiorno, cominciano ricatti, pretese, aumenti. Storie di consueta ed ordinaria illegalità, intanto di emersione dal nero per ora nemmeno a parlarne.    affitto

E la politica?     

Uno dei rimedi, per combattere il fenomeno, a dire il vero c’era stato con l’introduzione della cedolare secca, (una aliquota fissa che sostituisce l’Irpef e le relative addizionali, nonché le imposte di bollo e di registro dovute sul contratto  di affitto). Laliquota era fissata al 21% per la generalità dei contratti, (dopo ridotta al 15% dal 19%) per i contratti a   canone concordato. Da quest’anno invece, la riduzione Irpef per chi sceglie la tassazione ordinaria è rimasta al 15%.

affitto2Ma i risultati sperati non sono arrivati, anzi sono ancora molto lontano dai valori prefissati inizialmente dal legislatore. Qualcuno già parla di fallimento e forse nemmeno l’abbassamento dell’aliquota darà l’impulso sperato.

Da rivedere è l’approccio per una nuova politica abitativa, troppo vecchie le norme, ancora facenti riferimento alle leggi dell’equo canone risalenti al 1978. Da allora acqua sotto i ponti né è passata,  a cambiare è l’intera struttura e composizione delle famiglie, il lavoro e le offerte occupazionali, i giovani, la mobilità, l’istruzione, gli insediamenti abitativi, insomma la società stessa.