Ogni anno, il dizionario della lingua italiana introduce nuovi termini stranieri, presi perlopiù dalla lingua inglese: privacy, startup, Ceo, solo per citarne alcuni. Da un po’ di tempo, si è diffusa una nuova locuzione che spesso leggiamo sul web in articoli di natura televisiva: binge watching. Il termine è legato, nella maggior parte dei casi, a piattaforme streaming come possono essere Netflix, Amazon Prime Video o Disney Plus per intenderci. Infatti, cercando di tradurre il termine in italiano, potremmo farlo, nel bene o nel male, con la seguente espressione: “abbuffata di visioni”.
Cercando di spiegarvi meglio il significato del termine, per binge watching intendiamo la visione continua di più episodi di una determinata serie tv (5,10,se non 20 di seguito!). La parola binge watching è sempre esistita nel vocabolario della lingua inglese, ma con l’avvento di servizi streaming quali Netflix, anche in Italia tale locuzione è entrata nella parlata comune degli adolescenti e non solo. Ma la pratica del binge watching può essere molto pericolosa per il nostro corpo. La visione continua di una moltitudine di episodi di un serial tramite pc o televisore, può portare a conseguenze fisiche preoccupanti come il disturbo del sonno.
In cosa consiste il binge watching?
Se il termine inglese può creare problemi di comprensione, binge watching può essere tradotto in lingua italiana con “maratone televisive“. Soprattutto nel weekend, tra il sabato e la domenica, è facile trovare su canali quali Italia 1 maratone di serie tv, come quelle DC/CW (vedi Flash ed Arrow). Con l’arrivo di Netflix “maratona tv” è stata sostituita da “binge watching”, ma il significato è assolutamente lo stesso. Ciò che ha cambiato realmente il binge watching in ambito mediatico è il modo di intendere e di costruire le varie serie tv e la loro distribuzione.
Per far sì che il telespettatore non lasci lo schermo, una intera stagione può essere impostata come se fosse un lungometraggio della durata di 10-15 ore, suddiviso in puntate. Grazie al cliffhanger finale presente in ogni episodio, al curioso telespettatore non resta che prendere il telecomando, digitare l’ordine di visione della nuova puntata e scoprire come continua la storia. Inoltre, tutte le puntate di un’intera stagione vengono rilasciate nello stesso momento, senza attendere la cadenza settimanale come avviene ancora oggi nella maggior parte degli episodi di una serie trasmessa in TV o di un anime giapponese.
Quando è iniziato a diffondersi il binge watching contemporaneo?
Sebbene questo modo di intendere la tv sia sempre esistito, il termine binge watching è iniziato a diffondersi prima con il lancio su Netflix di House of Cards e e, in seguito, della quarta stagione di Arrest Development. In particolar modo, Arrest Development è stata prodotta in maniera che ogni puntata fosse connessa a livello di trama alla precedente ed alla seguente, senza la possibilità di suddividere in blocchi il contenuto. Un vero e proprio lungometraggio suddiviso in 15 episodi. Un record di tutto rispetto, non credete?
Quali sono i pericoli in caso di binge watching?
Nonostante siano milioni i telespettatori che amano praticare il binge watching, questo non significa che tale usanza faccia bene al nostro organismo. Anzi, tutt’altro. Il binge watching può danneggiare seriamente la psiche e il corpo di un individuo. La visione continuativa della tv porta ad una vita sedentaria. Secondo alcune ricerche mediche, una vita troppo sedentaria aumenta le possibilità di infarto. Inoltre, stare troppo tempo davanti al teleschermo può provocare gravissimi danni agli occhi. Altri disturbi del binge watching sono i problemi relazionali e i disturbi del sonno. Guardare una serie tv per più di 10 ore può creare problemi a fare nuove amicizie od a trovarsi una compagna e, come se non bastasse, allontana dal cervello dell’individuo la precisa cognizione del tempo.
Una dipendenza da serie tv
Qualcuno si è spinto a definire il binge watching come una vera e propria dipendenza da serie tv. Una versione 2.0 delle maratone televisive sempre esistite, però tamite tv on-demand: guardare ciò che si vuole come e (soprattutto) quando si vuole. Secondo i dati resi noti da YouGov, più di un americano su due è abituato a fare binge watching. Lo studio, riportato anche da Inside Marketing, si spinge più avanti, sottolineando come il 72% del campione preferirebbe di gran lunga questo modo di guardare la tv rispetto a metodi classici di visionare serial come quello di un episodio a settimana.
Un’abitudine pericolosa, lo ripetiamo, ma chi ama il binge watching cerca di giustificare la propria dipendenza con “scuse” quali “vedere tutta la storia in una sola volta“. C’è anche chi riconosce di essere impaziente di “aspettare una settimana per conoscere cosa accadrà“. C’è poi la paura degli spoiler e più di una persona su quattro ha dichiarato di aver visto una moltitudine continua di episodi per prevenire il pericolo che qualcuno potesse spoilerargli qualcosa, come ad esempio il finale di stagione. Qualche utente social, invece, preferisce adoperare il binge watching per fare il “figo” e commentare per primo online una determinata serie appena vista.
Il fenomeno dell’hikikomori
Il binge watching può portare a situazioni degenerative per la psiche umana come l’hikikomori. Si tratta di un termine giapponese per indicare i ragazzi che si isolano dal mondo esterno confinandosi nella propria dimora, limitando qualsiasi contatto con tutto ciò che proviene dal di fuori. Gli hikikomori sono soliti rimanere per gran parte della giornata nella propria camera, rifugio stretto, limitato, ma sicuro per loro. Con la compagnia di fumetti, PC, videogames e serie tv, gli hikikomori si rifugiano in un mondo ideale, ben diverso dalla durezza e dai problemi che la vita reale impone a tutti noi.
Gli otaku
La parola otaku indica un individuo attaccato, in maniera ossessiva, ad un hobby o passione, come può essere per i giochi, i fumetti, i cartoni animati, ma anche le serie tv. Anche questa categoria di soggetti è dedita al binge watching, A differenza dell’hikikomori, l’otaku frequenta tranquillamente il mondo esterno, ma è spesso socialmente menomato o rifiutato, almeno secondo la concezione giapponese del termine. Il termine otaku, come leggiamo da Wikipedia, è affine a geek, nerd, oppure, nei casi più estremi, al significato di devianza sociale.
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